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Salta all’Onu l’esame del Vaticano sulla pedofilia: il report della Santa Sede non è pronto

Ma la situazione a livello globale è piuttosto grave e la relazione dovrà tenerne conto.
By Maria Antonietta Calabrò –

È saltata a Ginevra la valutazione dell’Onu sul Vaticano e la pedofilia durante la sessione estiva del Comitato contro la Tortura. La Santa Sede, infatti, non ha ancora presentato ( avrebbe dovuto farlo entro il 23 maggio scorso, dopo non essere riuscita entro il 1 settembre 2017) il suo report, come Stato, sulla realizzazione delle 9 raccomandazioni antipedofilia che erano state richieste dal CAT delle Nazioni Unite nel maggio 2014.

Quindi da qui al 10 agosto, per la seconda volta in sei mesi, anche la 64ma sessione del CAT di Ginevra non affronterà il caso Vaticano, in un anno, il 2018, che in gran parte il Papa ha dovuto dedicare ad occuparsi di nuovo della piaga della pedofilia del clero, a cominciare dalle clamorose dimissioni di tutto l’episcopato cileno. Un anno di solitudine per Papa Francesco, ben illustrato dalla solitaria passeggiata davanti alla Basilica di San Pietro immortalata su Instagram e Twitter.

Anzi, per molti aspetti, la pedofilia nella Chiesa ha raggiunto livelli di emergenza persino superiore a quelli registrati nel 2010-2011 durante la parte finale del Pontificato di Ratzinger. Tanto che la Civiltà cattolica ha dedicato al fenomeno il terzo dei suoi quaderni di approfondimento, appena uscito. Ormai infatti non si tratta più solo di vicende interne, ma vescovi e cardinali sono sotto inchiesta della magistratura civile dei vari paesi, cosa che non era mai successa.

Nella scorsa settimana si sono registrati due fatti importanti. Il cardinale di Santiago del Cile, Ricardo Ezzati Andrello è stato formalmente indagato dalla giustizia cilena per aver coperto i pedofili a seguito del cosiddetto caso Karadima e gli abusi del cancelliere dello stesso arcivescovado, il sacerdote Oscar Munoz Toledo. Gli uffici di Ezzati sono stati anche perquisiti. È il successore a Santiago (sul cui territorio c’è la parrocchia del Bosque gestita per decenni dal padre Karadima che era stato condannato già nel 2011 dalla Congregazione della dottrina della fede) del cardinale Francisco Errazuriz Ossa, che dal 2013 fa parte del C9 dei cardinali consiglieri di Papa Francesco.

Sia Ezzati che Errazuriz erano stati denunciati al CAT di Ginevra già nel 2014 dallo SNAP, l’associazione delle vittime della pedofilia del clero. Insieme a un altro membro del C9, il cardinale Oscar Maradiaga, per una vicenda. La settimana scorsa si è dimesso il braccio destro di Maradiaga, il vescovo ausiliare di Tegucigalpa, Juan Josè Pineda, in Honduras. Le ragioni alla base dell’abbandono del vescovo ausiliare non sono state comunicate ufficialmente, ma sembrano essere inerenti ad accuse – scandagliate in un’indagine di un visitatore apostolico inviato da Papa Francesco, (il vescovo argentino emerito Alcides Casaretto – relative a “comportamenti non appropriati” a danno di seminaristi. Episodi cui sarebbero seguiti delle vere e proprie denunce. Ma non solo. Sarebbero state riscontrate “presunte irregolarità finanziarie”. Monsignor Pineda alla stampa onduregna -anche dopo le dimissioni – ha negato qualsiasi “condotta indecorosa” .

Il secondo fatto riguarda l’ex cardinale di Washington (88 anni) Theodore McCarrick. Il 19 luglio il New York Times ha portato in prima pagina nuove sconcertanti accuse contro di lui da parte di un uomo che da ragazzino e per vent’anni sarebbe stato abusato da lui (“Uncle Ted”). L’uomo, ormai sessantenne si sarebbe confidato con i fratelli solo poco aver saputo che il mese scorso il cardinale – una delle personalità più in vista della Chiesa statunitense è stato sospeso dall’esercizio pubblico del sacerdozio. Mentre nuove azioni potrebbero essere prese contro di lui, ci si interroga sulla coltre di silenzio che ha avvolto la vita di McCarrick .

Intanto in Australia, il vescovo Philip Wilson è stato condannato, il 2 luglio, in primo grado a un anno di carcere (da scontare forse ai domiciliari , verrà stabilito a giorni) per aver coperto un prete pedofilo e lo stesso primo ministro Malcom Turnbull , il 19 luglio, ha chiesto al Papa di “licenziarlo”. (). Sempre in Australia il 17 luglio è ripreso il processo contro il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana dell’Economia e anche lui membro del C9 dei cardinali, accusato non di copertura di preti pedofili, ma di aver commesso lui stesso abusi su minori, che ha sempre vigorosamente negato.

Una situazione planetaria piuttosto grave. Il report all’Onu dovrà tenerne conto.

https://www.huffingtonpost.it/2018/07/23/salta-allonu-lesame-del-vaticano-sulla-pedofilia-il-report-della-santa-sede-non-e-pronto_a_23487775/

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