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Salta la resurrezione di Gesù che morirà nel 68 d.C.: cade il cristianesimo

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Paolo di Tarso disse:” Vana sarebbe la nostra fede se Gesù non fosse risorto”.

Il cristianesimo si regge sulla resurrezione di un uomo che secondo i vangeli morì crocifisso. Nel libro Cristo il Romano portiamo le prove di come invece si sia salvato dalla crocifissione grazie alla corruzione di legionari corrotti a suon di talenti d’oro.

La sacra famiglia è composta da Gesù, Giuseppe e Maria, la chiesa cerca da secoli le prove storiche della loro esistenza. Le abbiamo trovate in Giuseppe Flavio, dove Maria è la terza moglie del re Erode il Grande. Dai Vangeli sappiamo che Erode cercava Maria che fuggì in Egitto con Gesù e Giuseppe dal

Vangelo di Matteo 2,13:

Essi erano appena partiti, quando un angelo del signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto. 

Che motivo avrebbe avuto Erode, ormai anziano e a pochi giorni dalla morte, di cercare Maria per uccidere Gesù? Se Gesù era ancora piccolo, come avrebbe potuto pensare che potesse diventare il re d’Israele e prendere il suo posto? Erode aveva inoltre un esercito imponente e l’appoggio delle legioni romane, quindi sotto la fuga della sacra famiglia deve celarsi ben altro motivo, in Guerra Giudaica dello scrittore ebreo G. Flavio, abbiamo trovato una Maria, terza moglie del re Erode, che cercò di avvelenare il marito con un veleno venuto dall’Egitto; ma si tratta della stessa Maria? Vediamo i passi da Guerra Giudaica: 

Viveva a Gerusalemme un sacerdote molto noto di nome Simone, figlio di Boeto, un Alessandrino, che aveva una figlia considerata la più bella del tempo. Siccome di lei si parlava molto dai cittadini di Gerusalemme, e come capita, sulle prime Erode fu eccitato da quanto udiva, poi, dopo averla vista, fu colpito dall’avvenenza della ragazza; 

Erode per sposare Maria, figlia di Simone Boeto, sacerdote ad Alessandria sotto Cleopatra, adoratrice del culto di Iside, nomino Simone Boeto sacerdote del tempio di Gerusalemme. Poi lo scrittore continua il racconto facendoci sapere che:

Inoltre, il padre lo aveva anche privato della speranza nei figli; infatti non uno dei suoi figli Erode aveva nominato come prossimo successore dopo la sua morte, bensì Erode figlio di Mariamme. 

Erode aveva nominato suo figlio Antipatro che aveva 50 anni suo successore e dopo la morte di Antipatro il figlio di Maria di due anni. Il nome Mariamme in ebraico è reso come מִרְיָם, (Miriam), nome di tradizione biblica Maria in Italiano. Poiché nella società giudea di epoca tardo-asmonea le due lingue più diffuse erano l’aramaico e il greco della koine, presso la corte era diffusa la versione greca di questo nome. Giuseppe Flavio lo scrive «Μαριάμη» («Mariame»), ma in alcune edizioni la “m” viene raddoppiata, diventando così Mariamme. Successivamente la seconda “m” divenne “n” per dissimilazione, mutandosi così in “Mariamne”. Ancora da Guerra Giudaica: 

Si trovò che anche Mariamme (Maria), la figlia del sommo sacerdote, era partecipe della congiura; lo svelarono, infatti, i suoi fratelli sottoposti alla tortura. Della colpa materna il re punì anche il figlio, cancellando dal testamento Erode (Gesù), suo figlio, che vi era nominato come successore di Antipatro. […] Il veleno fu portato dall’Egitto da Antifilo, al quale era stato dato da suo fratello, che è un medico, e Teudione lo portò da noi. Dopo fu preparato da Antipatro per usarlo contro di te; io lo ricevetti da Ferora, e io stesso l’ho custodito. 

Abbiamo trovato una Maria che nel 5 a.C., cospirò per uccidere il re Erode, suo marito con un veleno venuto dall’Egitto, stesso luogo dove fuggirà la Maria dei vangeli. Inoltre coincidono sia la data della fuga di Maria dei Vangeli con la cospirazione della moglie del re, sia il fatto che Erode cercava entrambe. Pura coincidenza? Vediamo chi era Maria Boeto, nella sua famiglia troviamo:

Simone, figlio di Boeto, padre di Maria;

Mariamne o Maria II Boeto terza moglie del re Erode il Grande;

Eleazar o Lazzaro, figlio di Boeto, attestato in Giuseppe Flavio e nel testo Mandaean Sidra d-Yahia; successe a suo fratello Joazar e fu sommo sacerdote dal 4 al 3 a.C;

Gesù Boeto; sommo sacerdote nel 63-65 d.C.

Marta Boeto che sposerà Gesù in tarda età;

Tutti i cinque personaggi li ritroviamo nei vangeli quando: 

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. 

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. 

Dalla comparazione di questi due passi dei vangeli, scopriamo che la donna che si trovava a casa di Simone era Maria e che con lei vi erano anche Marta e Lazzaro, tutti e cinque i personaggi della famiglia Boeto riuniti insieme: casa di Simone Boeto con dentro Gesù, Maria, Marta e Lazzaro. Ma ancora non siamo contenti, sappiamo che Joshua ben Phabet Boeto, nipote di Simone Boeto e figlio di Phabet Boeto fratello di Simone, aveva tre figlie: Anna, Elisabetta e Giovanna, tutte e tre cugine di Maria Boeto. Ora se la Maria dei vangeli è la Maria moglie del re Erode, dovremmo trovare una relazione di parentela anche nei vangeli tra questi personaggi. 

Vangelo di Luca 1,36:

Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile”. 

Elisabetta e Anna risultano essere sorelle per il cristianesimo, così come lo sono nella famiglia Boeto. Nei vangeli la parentela di Elisabetta e Maria non viene specificata, ma nella tradizione cristiana più tarda è definita sua cugina, figlia di Ismeria, figlia a sua volta di Emerenzia e sorella di Anna. Dal protovangelo di Giacomo e dallo PseudoMatteo sappiamo che Anna si prese cura di Maria, inoltre Giovanna la ritroviamo nei vangeli come discepola di Gesù. 

Ad ulteriore conferma delle prove scoperte aggiungiamo il fatto che Gesù figlio di Maria Boeto sposerà Erodiade e con lei avrà una figlia, Salomè, che troviamo sotto la croce di Gesù nel Vangelo di Marco. Inoltre chiudiamo vedendo come tre episodi che avverranno nel 68 d.C., quando Gesù Boeto fu ucciso dagli Idumei e dagli Zeloti, sono stati ripresi dagli evangelisti. 

Nel 62 d.C., la zia Marta, sorella di Maria, diede 72 talenti ad Agrippa II per farlo diventare sommo sacerdote a Gerusalemme e ricoprì tale carica fino al 65 d.C. Maria cercò di avvelenare il marito Erode il Grande in quanto era rimasta incinta di Giuseppe Heli, figlio del suo fratellastro Alessandro Heli; questo fu il motivo per cui il re cercava la sacra famiglia per ucciderli, ed è proprio da Alessandro Heli che si rifugeranno in Egitto, come narrato dal vangelo arabo dell’infanzia di Gesù, quando incontreranno il faraone. Morì alla veneranda età di 75 anni, difatti la sua data di nascita è il 7 a.C., data ricavata incrociando i racconti di G. Flavio e dei vangeli, anche la sua morte è narrata dallo storiografo G. Flavio e oltre a narrarci i motivi per cui fu ucciso menziona anche un lunghissimo discorso di Gesù prima di essere assassinato dagli Idumei nel 68 d.C.

La sua morte avvenne per colpa di un procuratore romano, Gessio Floro, che ne combinò di tutti i colori contro il popolo ebraico. Gesù inviò anche i suoi due figli Saul, alias Paolo di Tarso e Costobar in Grecia, da suo cugino Nerone, per fargli sapere che la rivolta che stava avvenendo a Gerusalemme era da addebitarsi a Floro. Cercò quindi di fermare la rivolta facendo un lungo discorso agli Idumei ma non ci fu nulla da fare. Essi pensarono che si era accordato con i romani e lo uccisero. Questo il racconto di G. Flavio sulla morte di Gesù in Guerra Giudaica:

Perciò Gesù, il più anziano dei sommi sacerdoti dopo Anano, montò sulla torre che fronteggiava gli Idumei e si rivolse a loro dicendo che fra i molti e svariati mali che opprimevano la città nessuno l’aveva tanto colpito quanto i voleri della fortuna per cui anche gli eventi più inaspettati favorivano i piani dei farabutti.  “A sostenere contro di noi degli individui perversi voi vi siete precipitati con un ardore che non si sarebbe capito nemmeno se la metropoli avesse invocato il vostro aiuto a difesa dai barbari.  Se io vedessi nelle vostre file gente simile a quella che vi ha chiamato…

Dal discorso di Gesù, che occupa ben tre pagine del libro Cristo il Romano, emerge la figura di un  uomo buono e giusto, sacerdote e politico con abili capacità oratorie, che sacrificò la sua vita per gli ebrei, che oltre a non riconoscerlo come messia furono artefici del suo omicidio insieme agli idumei. Per la prima volta, a distanza di 2000 anni, riemergono le vere parole di Gesù.

L’evangelista Matteo descrive ben tre eventi che avvennero quando Gesù morì nel 68 d.C., retrodatandoli al 33 d.C., e questa è stata la conferma ulteriore e definitiva che avevamo ricomposto tutti i tasselli del mosaico. Sentite cosa scrive G. Flavio poco prima che Gesù morisse assassinato dagli idumei:

Durante la notte scoppiò un violento temporale con venti impetuosi, piogge torrenziali, un terrificante susseguirsi di fulmini e tuoni e spaventosi boati di terremoto. Sembrava la rovina dell’universo per la distruzione del genere umano, e vi si potevano riconoscere i segni di un’immane catastrofe.” 

Ed ecco come l’evangelista Matteo ha retrodatato il terremoto di cui parla G. Flavio nei vangeli nell’inventata morte per crocifissione di Gesù:

“E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di dio!» .

Non è finita in quanto poche righe aver parlato della morte di Gesù, G. Flavio parla della morte di un uomo facoltoso, Zaccaria, ucciso dai rivoluzionari. Matteo nel suo vangelo fa parlare Gesù della morte di Zaccaria avvenuta ben 35 anni dopo, inoltre dopo la rivolta ci fu la distruzione del tempio di Gerusalemme e della città, ovvero l’abominio della desolazione: anche in questo caso Matteo fa parlare dell’abominio della desolazione a Gesù, durante il suo ministero. In questi passi possiamo invece vedere come Giuseppe Flavio descrive la morte di Gesù e di Anania: “A lui si affiancava degnamente Gesù, inferiore rispetto ad Anano, ma superiore agli altri. Debbo ritenere che dio, avendo condannato alla distruzione la città contaminata e volendo purificare col fuoco i luoghi santi, eliminò coloro che vi erano attaccati con tanto amore. E quelli che poco prima, avvolti nei sacri paramenti, avevano presieduto a cerimonie di culto di portata universale ed erano stati oggetto di venerazione da gente venuta nella città da ogni paese, era dato ora di vederli gettati ignudi in pasto ai cani e alle fiere. Su uomini siffatti io credo che la stessa virtù abbia lacrimato, lamentando di esser stata così calpestata dalla malvagità: tale fu la fine di Anano e di Gesù .”

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Alessandro De Angelis scrittore; antropologia delle religioni

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