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Salute: dieta scorretta mamma puo' portare a difetti congeniti

Roma – La nutrizione gioca un ruolo importantissimo anche nello sviluppo fetale e del bambino, quindi problemi nutrizionali possono essere associati a difetti congeniti e patologie pediatriche. Questo e’ quanto emerso dalla quinta edizione della “Giornata per la Ricerca” dell’Universita’ Cattolica e della Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma. L’evento e’ stata l’occasione per mettere in vetrinale ricerche, svolte o in cantiere, nell’ambito della nutrizione umana dall’ateneo romano.

“La qualita’ e la quantita’ dei nutrienti, quali per esempio le vitamine, come l’acido folico, ma anche gli zuccheri, e soprattutto il loro bilanciamento nella dieta, hanno un impatto enorme sul paziente pediatrico, essendo in grado di modificarne lo sviluppo prenatale e post-natale”, hanno spiegato Wanda Lattanzi, ricercatore, e Valentina Giorgio, Dirigente medico dell’Universita’ Cattolica di Roma. “La ricerca di base attiva in questo ambito sta consentendo di studiare le caratteristiche fisico-chimiche dei nutrienti e i loro meccanismi di azione sulle cellule e sul DNA, per capire come agiscono sullo sviluppo del feto”, hanno aggiunto. La ricerca traslazionale studia come i fattori nutrizionali possano agire sullo sviluppo del feto e del bambino, portando a malformazioni congenite e disturbi della crescita. Per esempio, la carenza di acido folico nella dieta durante le prime fasi della gravidanza e nel periodo immediatamente precedente al suo inizio, e’ associata allo sviluppo di spina bifida nel nascituro. Infine, la ricerca clinica applicata valuta lo stato di salute dei pazienti pediatrici affetti da patologie congenite, ottimizzandone la dieta per ridurre le patologie associate e per migliorarne la crescita. Sono numerosi i progetti di ricerca in corso nell’ambito di collaborazioni multicentriche internazionali, condotti dai diversi gruppi attivi presso l’Universita’ Cattolica e il Policlinico A. Gemelli. Per esempio, il Gemelli rappresenta il referente italiano nell’ambito di un vasto consorzio internazionale che sta facendo uno studio sul ruolo di geni, farmaci, nutrienti e altri fattori ambientali nella craniosinostosi, una malformazione del cranio relativamente frequente nella nostra popolazione. (AGI)

 

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