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Salva Roma, Marino: «Blocco la città» Renzi: «Venerdì il decreto sugli enti locali»

15584513-kpJI--398x174@Corriere-Web-RomaIl sindaco: «Non ci saranno fondi per la santificazione dei due Papi».
L’aut-aut irrita il premier: «Toni incomprensibili»

 ROMA – «Io da domenica blocco la città. Quindi le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani no». Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, alza la voce dopo la mancata conversione del Decreto Salva Roma che avrebbe dato respiro alle casse comunali. «Per marzo – sottolinea il primo cittadino – non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o per raccogliere i rifiuti. E neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria». L’aut-aut non è piaciuto al premier Matteo Renzi: secondo le indiscrezioni, in mattinata ci sono state telefonate di fuoco tra il Campidoglio e Palazzo Chigi. « Venerdì il Governo approverà il decreto sugli enti locali con le norme sul Comune di Roma» ha confermato in serata il premier alla direzione Pd.

TONI INCOMPRENSIBILI – «Voglio però anche dire – ha aggiunto Renzi – che probabilmente anche tra di noi dobbiamo abituarci ad avere un linguaggio diverso. Le preoccupazioni che animano il sindaco di Roma sono assolutamente comprensibili, il tono che oggi ha usato assolutamente no. E ci tengo a dirlo per rispetto di tutti gli amministratori locali che sono oggetto del nostro lavoro».

ONORA ROMA – «Sono soddisfatto delle parole che ho scambiato con Matteo Renzi e del lavoro svolto» replica Marino in serata. «I tecnici del Campidoglio sono di nuovo a Palazzo Chigi per la revisione del testo che il premier porterà al Consiglio dei ministri. Io non lo chiamerei Salva Roma ma Onora Roma. Mi auguro che ci permettano di scrivere al più presto il bilancio della Capitale».

«RIDARE A ROMA CIO’ CHE È DI ROMA» – I toni concilianti arrivano al termine di una giornata di tensione in cui Marino non ha nascosto la rabbia, soprattutto contro Palazzo Chigi: «Il governo deve dire con chiarezza se ci dà gli strumenti legislativi per risanare. I soldi che sono in quello che la stampa chiama Salva Roma sono tasse dei romani che devono essere restituite ai romani, trasferite nel 2008. Il governo deve restituire a Roma ciò che è di Roma, stiamo pagando il debito di denaro dissipato negli ultimi 50 anni. Qui bisogna ancora pagare i terreni espropriati nel 1957 per costruire il Villaggio Olimpico, ma si può continuare a governare così la Capitale?».

«CONTRO I POLITICI» – «Sono veramente arrabbiato – continua il primo cittadino – anche i romani sono arrabbiati e hanno ragione, dovrebbero inseguire la politica con i forconi. Non è più il periodo delle chiacchiere, è il periodo dei fatti». E poi:«Il parlamento non può essere un centro studio o un centro divertimento per gli onorevoli della Lega o del M5S. Questo decreto è rimasto 42 giorni in senato, io mi sarei laureato in fisica…». Alla domanda se sia intenzionato a dimettersi, Marino spiega: «Se la linea deve essere quella del M5S e Lega, ovvero chiamiamo Nerone e bruciamo Roma con tutti i romani, io non sono pronto a fare l’ufficiale liquidatore della Capitale di un paese del G8»

LE MANIFESTAZIONI? A VARESE – Marino ribadisce più volte che la Capitale ha delle spese che altre città non hanno. «Io posso capire, intellettualmente, le proteste di chi si chiede`Perché Roma deve avere di più?. Ma allora facciamo una legge nazionale per cui tutte le manifestazioni nazionali, 400-500 all’anno si faranno a Varese -aggiunge Marino – Poi quando arrivano i black bloc, i No Tav o le proteste sindacali ne riparliamo. Perché i cittadini di Roma, con le loro tasse, ora si caricano i costi della sicurezza, della pulizia, della gestione delle strade». Ironica la diretta replica del sindaco di Varese, Attilio Fontana: «Accetto con grande piacere . Quando mi mandi i manifestanti ti pregherei di aggiungere gli 800 milioni di euro che ogni anno Roma si prende fuori bilancio, le sedi dei ministeri, quelle delle ambasciate».

LITE AL TELEFONO – Irritazione a Palazzo Chigi per i toni usati da Marino nell’intervista. «Il governo sta lavorando per risolvere con urgenza un problema non creato da noi», spiegano fonti dell’esecutivo riferendosi a un provvedimento da approvare in Consiglio dei ministri probabilmente domani: venerdì 28 era l’ultimo giorno utile per la conversione in legge del decreto poi ritirato. Sembra che tra il premier e il primo cittadino ci sia stata una telefonata definita «energica». «Io ho fiducia perché sia Delrio che Renzi sono stati sindaci e conoscono cosa significa gestire un bilancio ed avere a che fare con le esigenze dei cittadini – dice Marino – Con i soldi che abbiamo adesso potremo rifare una strada ogni 52 anni, oppure pulire un tombino ogni 24. È chiaro che non è sostenibile» .

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