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Salvini sta pensando di prendersi Roma se la Raggi dovesse lasciare

Sul calendario di Matteo Salvini c’è già una data cerchiata in rosso. È quella del 26 maggio 2019, quando si voterà per rinnovare il Parlamento Europeo. Potrebbe essere il fine settimana giusto per andare al voto anche per nominare il nuovo sindaco di Roma, nel caso in cui l’attuale prima cittadina Virginia Raggi dovesse venir giudicata colpevole nel processo in corso a suo carico per la questione nomine.

Una eventuale condanna (l’iter giudiziario dovrebbe concludersi in autunno) potrebbe segnare la fine dell’avventura capitolina per Raggi le cui dimissioni aprirebbero le porte del Campidoglio proprio alla Lega di Salvini. Soltanto ipotesi, per il momento, ma il leader del Carroccio nel frattempo si sta attrezzando.

Dal Consiglio al Campidoglio, cronaca dello sbarco a Roma

Il 30 luglio è stata una data storica per la Lega: il giorno dell’ingresso dei verdi in Consiglio comunale a Roma. È la prima volta che un suo rappresentante siede nell’Assemblea Capitolina. Si tratta di Maurizio Politi, l’ex Fratelli d’Italia fuoriuscito dal partito di Giorgia Meloni oggi neo-leghista. Oltre a lui, “i gruppi per Salvini premier sono nati in Comune, Città metropolitana e in altri sette municipi” per un totale “di 11 consiglieri”, spiega il Corriere della Sera.

Se la Lega si rafforza, FdI perde alcuni pezzi: l’obiettivo, per La Stampa, è “rovesciare i rapporti di forza che solo due anni fa videro Matteo Salvini accodarsi alla Meloni nello scontro con Silvio Berlusconi sulle candidature in città”. In vista del prossimo voto, previsto nel 2021 ma come detto a rischio anticipo, il candidato forte della destra a Roma potrebbe insomma essere un nome della Lega.

“A Roma si cresce”, ha scritto su Facebook Francesco Zicchieri, il coordinatore regionale leghista, che durante la conferenza stampa si è detto certo che “alle prossime elezioni i romani eleggeranno un sindaco della Lega”.

Così la Lega prepara il terreno per la “marcia su Roma”

Alla conferenza stampa di lancio del gruppo consigliare leghista in Campidoglio c’era anche Claudio Durigon, attuale sottosegretario al ministero del Lavoro. Il deputato, eletto a marzo, fino ad allora era vicesegretario dell’Unione Generale del Lavoro (Ugl), “il sindacato – secondo la Stampa – vicino ad An e prima ancora al Msi”. Da gennaio l’Ugl, che conta un milione e seicentomila mila iscritti, ha abbracciato la Lega per un “accordo di reciproca lunga e proficua collaborazione”.

Perché un tale avvicinamento? Secondo il quotidiano torinese, Ugl è un sindacato importante che ha “rappresentanti in tutti i tavoli sindacali che contano” tra cui Alitalia, e soprattutto è stato il trampolino di lancio di Renata Polverini. Lei che, appena prima di diventare presidente del Lazio, della Ugl era segretaria generale. Quella della Lega è una “marcia su Roma né casuale né estemporanea”, conclude La Stampa. 

Un lavoro sottotraccia

L’ultima consigliera municipale in ordine di tempo, Chiara Tacchia, è passata oggi nell’aula del Municipio V di Roma, le periferie del Prenestino, direttamente dal gruppo M5S a quello della Lega. Quasi a compiere una ideale staffetta tra i due partiti che sostengono l’attuale governo gialloverde di Giuseppe Conte. La consigliera va ad aggiungersi alla pattuglia di 11 colleghi già presenti in altri Municipi e al gruppo in Campidoglio, che ha debuttato oggi – unico consigliere Maurizio Politi – in aula Giulio Cesare.

Una novità assoluta, quella del Carroccio a Palazzo Senatorio, che certifica una volta di più il mutamento di pelle del partito del vice premier Matteo Salvini, da formazione del Nord a vocazione secessionista a contenitore nazionale centrata sui temi sovranisti. 

Creata una base nelle istituzioni territoriali ora la Lega, sottotraccia, può provare a lavorare nei prossimi ad una possibile scalata al Campidoglio. Ufficialmente i vertici locali della formazione di Salvini parlano solamente di un lavoro in corso “per creare un struttura territoriale” e per “proporre un percorso di cambiamento della citta’”.

Niente occhi puntati sulle urne, dunque. Ma, forte del consenso riscontrato dalla formazione e dal suo leader in questa fase politica, la Lega sembra guardare con attenzione agli scenari politici che potrebbero aprirsi nella Capitale in autunno.

Il limite dei due mandati è il limite del M5s

Uno scenario ipotetico, certo, ma di cui proprio la Lega potrebbe avvantaggiarsi, dopo aver già ottenuto a marzo scorso alle politiche più del 10% in tutte le periferie romane ed aver spuntato per la prima volta degli eletti nel Consiglio regionale del Lazio. Nel dialogo con le altre forze che compongono il centrodestra, il partito di Salvini partirebbe dunque da una posizione di forza nella scelta del candidato sindaco.

Anche perché i 5 Stelle, in una ipotetica nuova prova elettorale in Campidoglio in base alla loro regolamentazione sul limite dei due mandati non potrebbero più candidare buona parte dei componenti di spicco dell’attuale gruppo consiliare, facendo così’ tornare di attualità la ricerca di un nome di peso, come ad esempio Alessandro Di Battista, da mesi impegnato in un personale tour del Sud America.

Mentre il Pd romano, al momento il gruppo più numeroso tra le opposizioni, appare ancora impantanato nella disputa tra correnti seguita alla defenestrazione nel 2015 dell’ex sindaco Ignazio Marino. Tra gli ambienti Dem, in caso di voto anticipato, le speranze al momento sono legate a nomi dal curriculum solido come l’ex premier Paolo Gentiloni o l’ex ministro Carlo Calenda, creatore del Tavolo per Roma nella sua esperienza al Mise.
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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