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Sanita', liste d'attesa e costi proibitivi 11 mln italiani rinunciano alle cure 

Roma – Più cure, ma solo per chi può pagarsele di tasca propria. Se infatti è arrivata a 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria privata e ha registrato un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015), sono diventati 11 milioni nel 2016 (2 milioni in più), gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche. Ben 2 milioni in più rispetto al 2012. E’ il quadro che emerge dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata oggi a Roma al VI ‘Welfare Day’.

L’incremento della spesa sostenuta dai cittadini è stato del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015),il doppio dell’aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%.  L’andamento della spesa sanitaria privata e’ tanto piu’ significativo se si considera la dinamica deflattiva, rilevante nel caso di alcuni prodotti e servizi sanitari. Sono lievitati i ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioe’ 5,6 punti percentuali in piu’ rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico.

“Sono 10,2 milioni gli italiani che fanno un maggiore ricorso alla sanita’ privata rispetto al passato, e di questi il 72,6% a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano”, ha detto Marco Vecchietti, Amministratore Delegato di Rbm Assicurazione Salute. “Bisognerebbe ripensare le agevolazioni fiscali per le forme sanitarie integrative, per assicurare tutte le prestazioni che oggi sono pagate di tasca propria dagli italiani e per rimuovere le penalizzazioni di natura fiscale per i cittadini che decidono su base volontaria di assicurare la propria famiglia. La sanita’ integrativa e’ oramai un’esigenza per tutti gli italiani e non puo’ piu’ essere considerata un benefit per i lavoratori dipendenti o un lusso per i piu’ abbienti”, ha concluso Vecchietti. Sono 7,1 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno fatto ricorso all’intramoenia (il 66,4% di loro proprio per evitare le lunghe liste d’attesa). Il 30,2% si e’ rivolto alla sanita’ a pagamento anche perche’ i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend. Pagare per acquistare prestazioni sanitarie e’ per gli italiani ormai un gesto quotidiano: piu’ sanita’ per chi puo’ pagarsela. La sanita’ negata aumenta ancora. Erano 9 milioni nel 2012, sono diventati 11 milioni nel 2016 (2 milioni in piu’) gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficolta’ economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Al cambiamento “meno sanita’ pubblica, piu’ sanita’ privata” si aggiunge il fenomeno della sanita’ negata: “niente sanita’ senza soldi”. Riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials.

Per il 45,1% degli italiani la qualita’ del servizio sanitario della propria regione e’ peggiorata negli ultimi due anni (lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud),per il 41,4% e’ rimasta inalterata e solo per il 13,5% e’ migliorata. Il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione (la percentuale sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre scende al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est). La lunghezza delle liste d’attesa e’ il paradigma delle difficolta’ del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanita’ a pagamento. Il 57,1% degli italiani – continua l’analisi del censis – “pensa che chi puo’ permettersi una polizza sanitaria o lavora in un settore in cui e’ disponibile la sanita’ integrativa dovrebbe stipularla e aderire. Cosi’ si otterrebbero anche benefici pubblici, perche’ molte persone utilizzerebbero le strutture private, liberando spazio nel pubblico, e perche’ cosi’ si inietterebbero maggiori risorse nel sistema sanitario. Sono ormai piu’ di 26 milioni gli italiani che si dicono propensi a sottoscrivere una polizza sanitaria o ad aderire a un Fondo sanitario integrativo. Se la sanita’ integrativa attraesse effettivamente tutte queste persone, considerando una spesa pro-capite pari all’attuale spesa privata media nel complesso, si avrebbero 15 miliardi di euro annui per la salute”. Tramite la sanita’ integrativa si potrebbero acquistare molte piu’ prestazioni per i cittadini di quanto riescano a fare oggi singolarmente sui mercati privati. Tra gli aderenti alla sanita’ integrativa, il 30,7% ha aderito perche’ spendeva troppo di tasca propria e ora risparmia, e il 25% perche’ la copertura e’ estendibile a tutta la famiglia. Esami e visite inutili? Non toccate il mio medico, e’ la risposta che viene dallo studio Censis. Sono 5,4 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Tuttavia, “il 51,3% degli italiani si dichiara contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili”.(AGI)

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