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Sara Di Pietrantonio, "fu omicidio premeditato". L'ex rischia ergastolo

Di Gianfranco Coppola

Roma – L’indagine è chiusa. Vincenzo Paduano, il vigilante di 27 anni che il 29 maggio scorso, in via della Magliana, uccise per gelosia l’ex fidanzata Sara Di Pietrantonio, andrà alla sbarra. E dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, oltre che di stalking e distruzione di cadavere; reati per cui rischia una condanna all’ergastolo. 

La vicenda

E’ il 29 maggio. A Roma, in via della Magliana, viene ritrovato all’alba il corpo semicarbonizzato di Sara, studentessa di Economia all’Università Roma Tre. Nella notte, all’incirca alle 3.20, la ragazza ha inviato un sms alla madre: diceva “tranquilla, sto rientrando”. Ma poi non è rincasata. Mamma Concetta si preoccupa, avverte la polizia e poi la va a cercare col fratello. A poca distanza da casa, i due vedono l’auto in fiamme circondata dai vigili del fuoco. E’ la Toyota che ‘Tina’ aveva prestato alla figlia. 

La terribile verità emerge poche ore dopo. L’ex fidanzato, infatti, crolla il 30 maggio. E confessa: “il mostro sono io“. L’ha tramortita, poi strangolata, quindi data alle fiamme con una piccola tanica di benzina perché non accettava che lei avesse allacciato una storia sentimentale con un altro uomo. L’omicidio si consuma in pochi minuti, giusto il tempo di fumare una sigaretta, come racconterà un testimone 18enne che stava riaccompagnando la fidanzata a casa. “Ho visto una ragazza di spalle che stava discutendo con un ragazzo fuori dalla macchina. Ho proseguito fino a casa della mia fidanzata. Il tempo di fumarmi una sigaretta, salutarla  e ho ripercorso la strada al contrario. Ho visto quell’auto bruciata ma non ho collegato le due cose”. Certo è che Sara ha chiesto aiuto, ma nessun automobilista si è fermato. Il sostituto procuratore di Roma Maria Monteleone lo dice con amarezza: “Se qualcuno si fosse fermato Sara sarebbe ancora viva”.

Paduano l’aveva aggredita 7 giorni prima

Dalle indagini dei pm (che hanno pure acquisito daei dati da Facebook) è emerso che Paduano aveva già aggredito Sara sette giorni prima di ucciderla: la 22enne studentessa aveva avuto un acceso diverbio con il giovane vigilante, che l’aveva strattonata e spaventata. A raccontarlo era stato lo stesso Paduano che agli inquirenti aveva “descritto quanto accaduto la settimana precedente (l’omicidio, ndr), quando egli, non ricevendo risposta da Sara ai suoi messaggi, l’aveva raggiunta trovandola in compagnia di Alessandro Giorgi e, con forza (strattonandola per un braccio) l’aveva costretta a parlare con lui, fatto che, come dichiaratogli dalla stessa Sara, le aveva generato uno stato di agitazione”.

La difesa dell’ex, “non so come è andata, faccio uso di cannabis”

Il gip Paola Della Monica – dopo l’ interrogatorio di garanzia – aveva definito Paduano una “persona totalmente inaffidabile“, meritevole di restare in carcere per aver riferito “circostanze false” e per un concreto pericolo di fuga. Lo stesso vigilante, nei verbali dell’interrogatorio, aveva ammesso di aver raccontato alla polizia sempre cose diverse: “Non saprei ricostruire perfettamente la scena, ho dato una versione nei giorni scorsi, probabilmente ne darò altre. Mi sono state proposte delle ipotesi su come potrebbe essere andata la vicenda, io ne ho in mente varie, non so quale sia quella vera. Faccio uso di cannabis – si era poi giustificato -. Il quantitativo di stupefacente che mi è stato ritrovato ce l’ho da Natale e solo per mio uso personale”.

L’autopsia, era già morta quando fu bruciata

Il nodo della premeditazione

Paduano aveva poi negato di aver pianificato il delitto: “Innanzitutto contesto che si sia trattato di un gesto premeditato”, aveva affermato. Su questo, il gip gli aveva dato ragione ma solo perché all’epoca (l’indagine della Procura era ancora alle battute iniziali) non c’erano elementi sufficienti per ritenere che si trattasse di un gesto premeditato. Per il giudice Della Monica, era “plausibile che Paduano si fosse dotato della sostanza infiammabile per danneggiare l’autovettura e che l’avesse, a tale scopo, portata con sé quella sera. In altri termini il solo possesso dell’alcool non si ritiene possa dimostrare la sussistenza dell’aggravante”.

Se non c’era l’aggravante della premeditazione (che la Procura ha ravvisato nell’avviso di conclusione delle indagini), per il gip a carico di Paduano c’era quella dei motivi abietti e futili. “Le modalità del fatto e la sproporzione fra la situazione oggettiva, aver trovato la fidanzata oramai lasciata da oltre un mese in compagnia di un altro ragazzo, e la reazione, resa evidente dalla tragica fine della donna, porta a ritenere – aveva scritto il magistrato – che la gelosia, certamente causa scatenante, sia stata l’occasione per la manifestazione di una volontà punitiva nei confronti della vittima assolutamente ingiustificabile”.

“Ho acceso una sigaretta, eravamo vicini, c’e’ stata una fiammata…sono un mostro”

Il vigilante aveva raccontato: “Io non ho aggredito Sara, lei è scappata dalla macchina perché avevo già aperto la bottiglietta di alcool e l’avevo versata in macchina. Io le sono corso dietro. Non ho usato l’accendino. Non l’ho fatto apposta. Non era mia intenzione. Abbiamo litigato. Non ho capito niente, volevo spaventarla. Sono un mostro. L’ho fermata, abbiamo continuato a discutere… Ho perso la testa e basta. Avrei preferito esserci io al suo posto – aveva aggiunto il vigilante quella sera -. La macchina era già accesa, gli davo fuoco io con l’accendino. Avevo versato tutto l’alcool in macchina ma Sara si era sporcata. Non ho colpito Sara. Sono scappato, mi vergognavo. Ho acceso una sigaretta, eravamo vicini, stavamo continuando a discutere, c’e’ stata una fiammata. Me ne sono andato. Mi vergognavo”. 

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