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Sarà un tranquillo week end di proteste contro le grandi navi a Venezia

Canale Vittorio Emanuele subito, un secondo terminal a Marghera poi: potrebbe essere arrivato a una svolta lo stallo in cui da cinque anni è finito il transito delle navi da crociera a Venezia. Dall’autorità portuale della città lagunare è infatti partito nei giorni scorsi un doppio dossier in direzione ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: sul proprio tavolo il ministro Graziano Delrio troverà le simulazioni che spiegano come il canale Vittorio Emanuele, con le opportune manutenzioni, sia percorribile per arrivare alla stazione Marittima.

E come lo stesso canale possa essere usato per arrivare a Marghera, dove potrebbe trovare spazio un secondo terminal a cui far affluire le navi più grandi. “Le analisi condotte mostrano che le soluzioni per risolvere l’annosa questione della crocieristica a Venezia ci sono e sono percorribili in breve tempo”, spiegano dal porto di Venezia. 

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Doppia soluzione

Si tratta di una doppia soluzione che avrebbe il vantaggio principale di evitare il passaggio di questi giganti davanti a Piazza San Marco e nel canale della Giudecca. Al tempo stesso, tuttavia, non è quello che chiedono diversi gruppi attivi  in città, che vorrebbero che questo tipo di imbarcazioni completamente fuori dalla Laguna. A favore di questo tipo di soluzione, invece, il mondo della crocieristica, che chiede anzi di “fare presto”. 

Percorrendo il canale Vittorio Emanuele le navi da crociera non entrerebbe più, come ora, dalla bocca di porto del Lido, una delle tre che separano la laguna dal mar Adriatico, ma da quella di MalamoccoOltre alla simulazione realizzata dall’Autorità portuale dell’Alto Adriatico e inviata dal presidente Pino Musolino a Delrio, ne sono state fatte privatamente altre tre (una a Sorrento, una in Olanda e una in Danimarca): “I risultati sono convergenti e positivi”, spiegano dalla Clia, l’associazione di settore delle compagnie di crociera.

“Non ci sono dubbi che il Vittorio Emanuele, fatte le manutenzioni del caso, sia assolutamente percorribile e possa far transitare navi fino a una stazza da180mila tonnellate”, ha spiegato Roberto Martinoli, presidente di Clia Italia. Attualmente, per una decisione di autoregolamentazione delle compagnie ma ‘benedetta’ dalle autorità, in Laguna entrano navi con una stazza massima da 96mila tonnellate, mentre il decreto Clini-Passera del 2012 stabiliva un tetto da 40mila tonnellate per il passaggio davanti a San Marco. 

Un nuovo week end di proteste

Anche in un futuro la scelta potrebbe essere di portare le navi più piccole in Marittima e di far arrivare quelle più grandi a Marghera. Già a fine 2016 il ministro Delrio in un’audizione al Parlamento aveva indicato nella costruzione di un terminal a Marghera una soluzione, che adesso prende corpo. Prima ancora, le stesse compagnie entrate in Vtp, la società di gestione del traffico passeggeri al porto di Venezia, in cui è presente anche la finanziaria della Regione Veneto, avevano aperto alla possibilità di investire per la creazione di questa nuova struttura.

“Si tratta di un’area in parte dismessa, che non presenta particolari commistioni con gli altri traffici presenti a Porto Marghera, vicina alle principali arterie di connessione con aeroporto e autostrade e che è sufficientemente vicina e lontana dal centro storico di Venezia”, scrive il porto nel dossier inviato al ministero delle Infrastrutture. 

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“Queste proposte e analisi consentirebbero, finalmente, di  ottemperare al Decreto Clini-Passera che attende di essere applicato da 5 anni e che chiede – lo voglio sottolineare – di trovare una via d’acqua per raggiungere la Marittima eliminando il passaggio davanti S.Marco”, ha chiosato il presidente del porto, MusolinoEppure le proteste dei ‘No grandi navi’ sono scontate e si faranno sentire già nel week end, dopo che nei giorni scorsi alcuni simpatizzanti del movimento, travestiti da animali, si sono ‘agganciati’ ad una nave ormeggiata sventolando fumogeni rossi per sensibilizzare l’opinione pubblica “sui danni all’equilibrio dell’ecosistema lagunare causati dal passaggio continuo dei ‘grattacieli del mare'”.

Per sabato e domenica è infatti prevista una ‘Due giorni contro le grandi opere’, a cui affluiranno No Tav, No Mous, No Tap, e militanti di organizzazioni simili da Germania, Francia, Portogallo e Isole Baleari. “Qualsiasi soluzione non preveda l’allontanamento delle grandi navi dalla Laguna non è compatibile dalla sua tutela e da quella dei suoi abitanti, che è più importante dei ricavi delle multinazionali della crocieristica“, la posizione dei manifestanti. Solo a Venezia si tratta di un’industria da 4300 persone che porta una spesa diretta di 283,6 milioni sul territorio; dal 2013 a oggi gli arrivi sono calati da 1,8 a 1,3 milioni. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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