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Sarah Scazzi, depositate le motivazioni degli ergastoli

Taranto – A 13 mesi dalla sentenza, pronunciata il 23 luglio 2015, la Corte d’Appello di Taranto ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale ha riconfermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado a Sabrina Misseri e Cosima Serrano, rispettivamente madre e figlia, accusate di aver ucciso, strangolandola, la quindicenne Sarah Scazzi ad Avetrana a fine agosto 2013.

Sabrina era cugina di Sarah, mentre Cosima la zia. Gli avvocati degli imputati possono ora procedere col ricorso in Corte di Cassazione impugnando la sentenza di condanna. Depositate le motivazioni, sia pure in ritardo sui tempi previsti, rientra ora il rischio che Sabrina Misseri potesse essere scarcerata per decorrenza dei termini. Possibilita’, questa, che era emersa nelle scorse settimane. Erano intervenuti in proposito l’Unione degli avvocati penalisti, contestando i tempi lunghi nel deposito delle motivazioni, ma anche Franco Coppi, che è difensore di Sabrina Misseri, che ha parlato di lesione dei diritti della difesa.

Il ministro di Grazia e Giustizia, Andrea Orlando, ha anche inviato ispettori ministeriali a Taranto per accertare le cause del ritardo nel deposito delle motivazioni. La sentenza di appello si compone di 1277 pagine e 16 paragrafi, di cui 11 dedicati alla ricostruzione del delitto di Avetrana, e sara’ ora la base per l’impugnazione in Cassazione. Nei mesi scorsi Sabrina aveva chiesto di poter trascorrere in un convento la detenzione – oggi invece è reclusa insieme alla madre nel carcere di Taranto – ma la richiesta è stata respinta dai giudici.

La sentenza che ha confermato l’ergastolo per Cosima e Sabrina Misseri (madre e figlia) e’ stata pronunciata dalla Corte d’Appello di Taranto il 23 luglio dell’anno scorso e oggi sono state depositate le motivazioni in 1277 pagine.

Come gia’ avvenuto in primo grado, madre e figlia sono accusate di aver ucciso Sarah Scazzi, 15enne, loro parente, ad Avetrana, strangolandola e gettandola in un pozzo-cisterna nelle campagne del paese il 26 agosto 2010. La sentenza di appello fu preceduta da una camera di consiglio durata più di 80 ore. Per l’omicidio della giovanissima Sarah, i giudici – col dispositivo letto dal presidente della Corte di Appello, Rosa Patrizia Sinisi – hanno ritenuto colpevoli le due donne, zia e nipote della vittima, in carcere dal maggio del 2011, che speravano invece un ribaltamento della sentenza di primo grado (20 aprile 2013) con la quale sono state condannate all’ergastolo per omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere.

Confermati in appello anche gli 8 anni per Michele Misseri (soppressione di cadevere). La Corte un anno fa ha parzialmente riformato anche la sentenza di primo grado nei confronti di quattro imputati. I giudici hanno infatti assolto, perche’ il fatto non sussiste, Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano, che il 20 aprile 2013 erano stati condannati ad un anno di reclusione per favoreggiamento personale, confermando invece la condanna ad un anno e quattro mesi per Giuseppe Nigro, imputato per lo stesso reato.

La Corte ha inoltre rideterminato, riducendola, la pena per altri due imputati: un anno e quattro mesi a Vito Russo Junior, ex legale di Sabrina Misseri (due anni in primo grado per favoreggiamento personale),cinque anni e 11 mesi a Carmine Misseri, fratello di Michele (sei anni in primo grado per soppressione di cadavere). Alla lettura della senteza di appello, a luglio 2015, assistettero Cosima e Sabrina. Nessuna reazione, pero’ dalle due donne, cosi’ come nessun cenno da parte di Michele Misseri, che sedeva tra i banchi accanto al suo legale. In aula allora non c’era nessun esponente della famiglia Scazzi: mamma Concetta ha atteso a casa di conoscere il verdetto, mentre suo marito Giacomo e il figlio Claudio erano nel nord Italia per lavoro. In questo secondo processo, Cosima, che in primo grado si era avvalsa della facolta’ di non rispondere, ha reso dichiarazioni spontanee per piu’ di un’ora, difendendo anche la figlia. “Sono passati 2015 anni – disse il 27 febbraio scorso rivolta alla Corte – e Gesu’ venne condannato dal popolo. Se allora tutti vogliono che siamo condannate… Oggi tutti i giorni vengono condannati degli innocenti”. Un mese e mezzo fa, il 12 giugno, nella stessa aula Sabrina riusci’ solo a dire “non l’ho uccisa, so io quanto sono addolorata” per poi scoppiare a piangere senza riprendere piu’ la parola.

“Assassino”. Cosi’ alcuni cittadini, a luglio 2015, inveirono contro Michele Misseri mentre scortato dalla Polizia lasciava l’aula subito dopo la lettura della sentenza. Michele Misseri, all’uscita dall’aula, aveva lo sguardo basso e ha evitato taccuini e telecamere. “Siamo soddisfatti della sentenza perche’ ha retto l’impianto accusatorio. E’ chiaro che non si esulta quando ci sono gli ergastoli”, commento’ a luglio 2015 l’allora procuratore generale presso la Corte d’Appello di Taranto Ciro Saltalamacchia. “E’ stato fatto – ha aggiunto – un buon lavoro pensando esclusivamente a questo processo e al raggiungimento della verita’”. “Speravamo in esito diverso. La conferma dell’ergastolo era un pericolo, un opzione. Appelleremo la sentenza e’ in ogni caso sapevano che ci sarebbe stato un terzo grado di giudizio”, disse invece Nicola Marseglia, co-difensore di Sabrina Misseri, insieme a Franco Coppi. “Se fossero state assolte – ha osservato il legale – avrebbe impugnato la sentenza la procura generale. Ora lo faremo noi e cercheremo di far valere le nostre ragioni. Se la difesa poteva fare qualcosa di piu’? Si puo’ sempre – ha concluso il legale – far qualcosa di piu’ ma noi abbiamo evidenziato le contraddizioni di un processo senza prove”. “Avevamo la sensazione che sarebbe andata a finire cosi’, l’ambiente ha maturato una convinzione basata su indizi fuorvianti. Siamo convinti dell’innocenza delle due imputate condannate all’ergastolo e speriamo davvero di trovare a Roma un giudice terzo”, commento’ infine a luglio 2015 l’avvocato Luigi De Iaco, co-difensore di Cosima Serrano, che gia’ un anno fa ha preannunciato ricorso in Cassazione contro la sentenza evidenziando come la sentenza. Ricorso che adesso con l’avvenuto deposito delle motivazioni e’ tecnicamente possibile.(AGI) 

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