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sardegna banca semi

Un tesoro inestimabile, custodito in un caveau immerso nel verde di Cagliari e protetto da accurati sistemi di sicurezza: è la Banca del Germoplasma della Sardegna. Un patrimonio destinato a fruttare, o a fiorire, perché questa speciale banca custodisce e preserva oltre tremila varietà di semi che altrimenti, in molti casi, andrebbero a scomparire. Sono gioielli di biodiversità che fanno della struttura isolana la più importante del Mediterraneo e una delle maggiori a livello internazionale.

Nei locali dell’Orto botanico, vicino alle rovine puniche e romane, si trovano i laboratori e le celle in cui vengono trattati e poi stipati i preziosi granellini. Qui trovano riparo specie endemiche minacciate, varietà autoctone e i progenitori selvatici degli attuali prodotti agricoli della Sardegna. “Proprio noi abbiamo elaborato le linee guida per l’estrazione del germoplasma, adottate poi a livello nazionale”, spiega all’Agi Gianluigi Bacchetta, responsabile scientifico della banca, direttore dell’Orto botanico e ordinario alla facoltà di Biologia e Farmacia dell’università di Cagliari. Prima di essere catalogato e conservato, il seme subisce un rigoroso percorso di studio e lavorazione.

Come avviene la raccolta e la preparazione dei semi

Dopo la raccolta sul campo, il materiale viene pulito – spesso manualmente oltre che con l’ausilio di macchine a correnti d’aria – e selezionato. I granelli possono avere anche dimensioni millimetriche, perciò è fondamentale l’esperienza e la pazienza dei tecnici. “Si tratta di personale altamente specializzato e motivato da una grande passione”, sottolinea Bacchetta. Quello che amareggia è che siano quasi tutti precari – ricercatori e borsisti – nonostante gli studi e i numerosi riconoscimenti arrivati anche livello internazionale”. 

Dopo la pulizia, il germoplasma viene pesato e contato, mentre gli esperti compilano una scheda – sia cartacea che digitale – dove verranno annotate tutte le caratteristiche, comprese quelle di germinazione, il foto-periodo, la biologia riproduttiva, le scansioni digitali e le foto a microscopio. Poi si passa in un altro laboratorio dove i semi vengono testati e moltiplicati. Solo a questo punto si può passare alla fase di deidratazione, tappa indispensabile per la conservazione a meno 25 gradi, senza danneggiare i tessuti vegetali. La sicurezza è massima: tre gruppi elettrogeni garantiscono livelli di temperatura e umidità costanti, anche in caso di black-out o guasti.

Come avviene la conservazione

I rilevatori piazzati in ogni stanza, tutte biologicamente sterili, avvisano degli eventuali cambiamenti che potrebbero compromettere il materiale. Inoltre, gli elementi più preziosi, vengono condivisi con altre banche del germoplasma proprio per metterli al riparo da ogni imprevisto. Il valore di questa collezione è inestimabile: basti pensare che la Sardegna, assieme alla Sicilia, è la regione italiana con più varietà endemiche, “ed è anche l’unica senza una specifica legge di tutela”. “Oggi abbiamo solo 21 specie protette, ma solo grazie alle normative europee”, evidenzia il responsabile scientifico della banca. Nei laboratori per i test sulle piante i ricercatori Marco Porceddu e Rosangela Picciau hanno mostrato all’Agi gli esperimenti in corso.

Di grande rilievo quelli che puntano al recupero delle zone inquinate, come quelle del Sulcis dove industria pesante e miniere hanno lasciato un’eredità difficile da smaltire. “Stiamo valutando la capacità di resistenza ai contaminanti”, precisano i ricercatori. E dai primi risultati è emerso che il lentisco è la pianta giusta contro i metalli pesanti: non solo riesce ad attecchire su terreni proibitivi, ma ne assorbe gli inquinanti, trattenendoli senza più disperderli nell’ambiente.

“Certo da solo non risolve il problema, ma il processo di fito-estrazione è determinante per mitigare l’inquinamento, ad esempio i metalli pesanti non tornano in circolo con le acque piovane”, spiega Bacchetta, ponendo l’accento anche sulla funzione di consolidamento dei versanti operato dalle piante. I progetti di ripristino di alcune zone minerarie sono già in corso, così come i diversi programmi di tutela delle delicate e preziose fasce dunali delle spiagge più amate dai turisti, come quelle di Chia e Villasimius.

Un incendio potrebbe condannare intere specie all’estinzione

“Con noi l’Università scende dalla cattedra per agire concretamente sulla tutela del territorio e dell’agro-bio diversità”, ha detto Bacchetta, facendo cenno a una rarissima varietà di ribes a rischio estinzione. “Ne restano solo un ottantina di esemplari, in un’area di 100 metri quadrati vicino a Oliena. Basterebbe un incendio per condannare questa specie all’estinzione”, ha aggiunto Porceddu. Invece nei laboratori della Banca, il ribes viene moltiplicato per poi essere reinserito in natura.

Un lavoro determinante come i tanti portati a termine nei 20 anni d’attività della struttura, nata nel 1997. I numeri che ne sintetizzano i risultati, sono tanto tecnici quanto significativi: la banca del germoplasma della Sardegna conserva 1344 taxa, 2730 accessioni della flora sarda delle varietà di interesse agronomico, con delle collezioni specifiche relative ai principali sistemi insulari del Mediterraneo. La struttura ha realizzato 43 progetti che hanno coinvolto 21 Paesi, dal Brasile al Marocco. Sono stati pubblicati 10 volumi, 118 articoli scientifici di cui 87 su riviste internazionali. Tutto grazie anche al lavoro di 42 borsisti, 51 stagisti, 18 laureandi e 16 dottorandi che hanno lavorato o lavorano nella filiale verde di Cagliari.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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