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Satanisti italiani: egoisti e freddi, ma anche equilibrati e non violenti

Due psicologi hanno raccolto 79 adepti di Satana (praticanti) e li hanno sottoposti a una batteria di test psicologici. Ecco cosa è venuto fuori.

Il materiale sequestrato a una setta satanica fuorilegge dalla polizia durante un’indagine in Toscana.

06/06/2016 –
alessandro calderoni ludovica Gonzaga –

Il 2016 è un anno particolare, per il satanismo internazionale. Cinquant’anni fa, infatti, in California Anton Szandor LaVey fondò la Chiesa di Satana e la sua Bibbia Satanica ne fu il testo portante. Oggi la Church of Satan esiste ancora, ha tanto di sito web, tutela l’anonimato e la riservatezza dei propri iscritti (tessera annuale a 200 dollari americani) e dal 2001 è guidata da Peter Gilmore, successore di LaVey (morto nel 1997),direttore del giornale The black flame e revisore della Bibbia Laveyana. Per gli adepti della Church, Satana non è tanto una divinità biblica cristiana quanto una sorta di esponenzializzazione del Sé, come a indicare che attraverso la gratificazione o il miglioramento personale ciascuno può aspirare laicamente a diventare dio di se stesso.

Una data suggestiva

Il 6 giugno 2016 è una data suggestiva, in questo anno particolare (6-6-16). The Satanic Temple di Los Angeles, altro gruppo di culto di matrice satanico-gnostica che incoraggia formalmente «all’empatia e alla benevolenza» anche nel sito web del suo capitolo italiano, compie un rituale di presentazione della propria corrente nella città californiana di Lancaster. Una sorta di marketing dal vivo in occasione di una data evocativa che richiama l’apocalittico 666. E in Italia, in un contesto formalmente osservante in cui essere cattolico è «normale», cosa succede?

Un ritratto italiano

A più di vent’anni dall’ultimo censimento ministeriale dei gruppi di culto, e con oltre otto milioni di pellegrini giunti a Roma per il Giubileo nei primi sei mesi dall’apertura della Porta Santa di San Pietro, chi è il satanista-tipo in questo paese? Un soggetto deviante, reietto, burlone, rivoluzionario, devoto, libero o cos’altro? Non esistendo dati precisi e attuali che ci permettano di sapere quanti siano, in cosa credano e cosa facciano di preciso i seguaci nostrani di Satana, abbiamo pensato di comporne un ritratto personologico formando un campione statisticamente rappresentativo di questa nicchia della popolazione e rifuggendo a priori ogni tipo di etichetta e di pregiudizio.

 

Come formare il campione

Ci siamo avvalsi della collaborazione di Usi, (Unione satanisti italiani) un progetto fondato nel 2010 dall’allora ventunenne Jennifer Crepuscolo. «Usi – spiega lei – si propone come un movimento libero volto a una vera e propria restaurazione del Culto di Satana, da noi visto come “il Dio gentile dell’anima” e non come il mostruoso diavolo biblico. Satana e le sue schiere non sono entità malvagie, bensì gli antichi Dei delle Origini, in seguito demonizzati dalle dottrine predominanti. Quello che proponiamo è un ideale non violento, che anzi per primo condanna ogni forma di devianza criminale e mette in guardia le persone da guru, truffatori e psicosette».

 

I satanisti si raccontano

Sul sito dell’Usi è anche visionabile un clip-documentario in cui i satanisti ci mettono la faccia: dal liceale alla madre di famiglia, fino al padre che accetta la scelta del figlio minorenne e invita le famiglie al dialogo. USI ha un sito intorno al quale gravita un pubblico di 70mila persone, un Forum che conta 2623 partecipanti, un canale Youtube con 1875 iscritti, una pagina Facebook che catalizza l’attenzione di 5557 persone e un gruppo Facebook riservato a satanisti con 1910 membri. Da questo universo abbiamo estrapolato 79 satanisti praticanti, maschi e femmine, bilanciati per sesso e provenienza geografica, tra i 18 e i 60 anni. Abbiamo somministrato loro una lunga batteria di test scientificamente validati.

 

Gli strumenti e il metodo

I questionari selezionati intendevano sondare la psiche dei soggetti scandagliando costrutti, caratteristiche e dimensioni differenti tra loro, allo scopo di ottenere una sorta di fotografia psicosociale del satanista medio. Così abbiamo utilizzato strumenti per valutare l’autostima (Basic-Se),il livello di preoccupazione personale (Pswq),la capacità di controllo emotivo (Ders),l’abilità nel connettersi emotivamente agli altri in maniera empatica (Bees),la qualità delle strategie di fronteggiamento delle difficoltà (Cope-Nvi),la percezione della responsabilità e della controllabilità degli eventi come interna o esterna (LOC),la valutazione della personalità sulla base di cinque macrofattori – energia, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale – e dieci sottodimensioni (BFQ). Raccolte le risposte dei partecipanti, le abbiamo analizzate raffrontandole ai dati normativi riferiti all’intera popolazione italiana, tenendo in considerazione solamente le differenze statisticamente significative, cioè quelle che hanno una probabilità inferiore all’uno per mille di essere ascritte al caso. Osservando quanto e in quali settori il campione si discostasse dalla norma, abbiamo suddiviso le differenze in lievi e notevoli.

 

La fotografia del satanista medio

Tra le variazioni lievi è possibile notare che il satanista italiano tende ad avere maggiore autostima rispetto alla norma, ad accettare meglio le proprie emozioni, essendone più consapevole, e a mostrare un atteggiamento più positivo, anche se risulta percorso da più preoccupazioni, una maggiore mancanza di fiducia nel prossimo, da cui tende a prendere le distanze e col quale non entra particolarmente volentieri in contatto. Per quanto riguarda le variazioni notevoli, la più paradossale è una forte tendenza alla concretezza, che porta il satanista a orientarsi verso soluzioni trascendentali molto meno di quanto tende a fare l’uomo comune. Inoltre è equilibrato nel ripartire le responsabilità tra se stesso e il resto del mondo, e a livello di personalità denota una maggiore apertura mentale (più culturale che esperienziale) e molta meno cordialità rispetto alla norma, ed è più coscienzioso-perseverante e più emotivamente stabile, sotto il punto di vista del controllo delle emozioni.

 

Senza eccessi esoterici

In sintesi, il satanista italiano medio è un soggetto che si destreggia bene tra le proprie emozioni e nonostante una certa tendenza alla preoccupazione, complice anche la buona autostima, ha l’inclinazione a risolvere i problemi da solo e con atteggiamento pragmatico e positivo, senza eccessi esoterici e senza aspettare che qualcuno o qualcosa intervenga dall’esterno. Perseverante e controllato, tende a essere piuttosto egoista, indifferente e freddo nei confronti degli altri. La sua dimensione prediletta sembra essere quella individuale.

 

Alessandro Calderoni, è psicologo clinico, ipnologo e mindfulness trainer.

Ludovica Gonzaga è psicologa, lavora negli sopedali Niguarda e Fatebenefratelli di Milano. Qui il sito dei due autori: Alessandro Calderoni eLudovica Gonzaga 

http://www.lastampa.it/2016/06/06/italia/cronache/satanisti-italiani-egoisti-e-freddi-ma-anche-equilibrati-e-non-violenti-zpfSGRcfxyv0d41Nry0lAP/pagina.html

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