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Save the Children respinge le accuse: “Siamo trasparenti, salviamo vite”

“La nostra missione di soccorso nel Mediterraneo è al di sopra di ogni sospetto. Noi salviamo vite”. Lo ha scritto in una nota Save the Children a proposito delle notizie su presunte connivenze di alcune Ong con gli scafisti. Missione che, ha aggiunto l’organizzazione, “continueremo a perseguire nella massima legalità e trasparenza. La Vos Hestia, che opera in acque internazionali e in coordinamento con la Guardia Costiera, non è mai entrata in acque libiche. Il Procuratore di Catania conferma la correttezza dell’operato dell’Organizzazione, apprezzato anche da alcuni membri della Commissione Difesa del Senato”.

Ns missione di soccorso in mare al di sopra di ogni sospetto. Continueremo nella massima legalità #savechildrenarsea https://t.co/bbzJJoR2cs

— Save the Children IT (@SaveChildrenIT) 24 aprile 2017

Nel 2016 il più alto numero di morti in mare

Il 2016, ha spiegato ancora Save the Children “è stato l’anno in cui nel Mar Mediterraneo si è registrato il più alto numero di morti in mare, oltre 5.000 e il 2017 potrebbe essere peggiore. Sono già 962 le persone che hanno perso la vita dall’inizio dell’anno e per questo motivo è necessario continuare le operazioni di ricerca e salvataggio in mare, fino a quando non verranno introdotto vie alternative e sicure per consentire ai migranti di raggiungere l’Europa. La missione di Save the Children è quella di salvare i bambini e non possiamo rimanere a guardare mentre affogano nel tentativo di scappare dalla violenza, dalle persecuzioni e dalla povertà estrema”.

Per questo motivo, ha affermato Valerio Neri, direttore generale dell’organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti, “dal 2016, con la nave Vos Hestia, abbiamo deciso di partecipare alle missioni di ricerca e salvataggio: salviamo le persone dal rischio di annegare e proteggiamo i bambini che sono i più vulnerabili, quando salgono a bordo della nostra nave. Le operazioni della nave di Save the Children avvengono sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana, e respingiamo con forza ogni accusa della più minima connessione con i trafficanti. La Vos Hestia opera solo in acque internazionali e non e’ mai entrata in acque libiche”.

Save the Children non desta sospetti

“Nei giorni scorsi – ha aggiunto ancora Neri – il Procuratore di Catania che sta indagando sulle operazioni delle ONG ha chiaramente specificato che Save the Children non è tra le organizzazioni il cui operato desta sospetti e preoccupazione. La stessa posizione è stata espressa pubblicamente da alcuni membri della Commissione Difesa del Senato che stanno svolgendo un’indagine conoscitiva sullo stesso tema e che nei giorni scorsi, dopo aver avuto modo di ascoltare anche Save the Children, hanno dimostrato apprezzamento per l’attività dell’organizzazione”.

La Vos Hestia

La Vos Hestia è l’unica nave tra quelle presenti nel Mediterraneo nelle operazioni di ricerca e salvataggio, a dedicare particolari interventi di protezione nei confronti dei bambini e dei minori non accompagnati che rischiano la vita durante il loro viaggio.

“Il lavoro di Save the Children per supportare in particolare i minori migranti – ha spiegato ancora la Ong – non avviene solo attraverso le operazioni di salvataggio in mare: Save the Children supporta interventi di cooperazione allo sviluppo nei loro paesi di origine, con particolare attenzione ai bambini che sono i più vulnerabili e che spesso intraprendono da soli il viaggio verso l’Europa, esponendosi a gravissimi rischi, violenze e spesso abusi e sfruttamento. I minori non accompagnati, nel solo 2016, rappresentavano infatti circa il 90% di quelli arrivati in Italia e l’intervento dell’Organizzazione continua dopo il salvataggio attraverso il supporto dato dai team di protezione dei minori sugli sbarchi in frontiera Sud, fino alle attività dei tre centri diurni Civico Zero a Roma, Milano e Torino e al supporto alla frontiera Nord del paese”. 

Per Valerio Neri, “se gli sforzi di ricerca e salvataggio in mare venissero interrotti, non diminuirebbe il numero dei migranti che cercano di raggiungere l’Europa, perché non cesserebbero i motivi che spingono uomini, donne e bambini a rischiare la vita in mare pur di non morire nei loro paesi di origine o in Libia, né cambierebbe l’approccio disumano dei trafficanti senza scrupoli. Unica conseguenza sarebbe l’aumento del numero di morti in mare. La presenza di navi che operano per la ricerca e salvataggio in mare – ha concluso – non rappresenta un fattore di attrazione, ma semplicemente un modo per consentire ad un numero maggiore di persone di sopravvivere”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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