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SAVONA: circonvenzione di incapace aperto un fascicolo su don Antonio Ferri

La Procura della Repubblica di Savona ha aperto un fascicolo sul Vicario Generale della Diocesi di Savona, Don Antonio Ferri.

Il Sacerdote era stato querelato nel settembre scorso sotto mandato del figlio della presunta vittima, dalla Rete L’ABUSO per le ipotesi di reato di falso e circonvenzione di incapace.

Nel dicembre del 2013 (proprio durante l’ennesimo scandalo sulle accuse di pedofilia rivolte al sacerdote Pietro Pinetto) don Ferri, aspettando che Roberto Nicolick figlio della presunta vittima e attivista della Rete L’ABUSO lasciasse la sua abitazione, accompagnato da un altro sacerdote identificato come il Cancelliere della Diocesi di Savona, si recavano a casa della mamma di Nicolick alla quale facevano firmare un documento non ben precisato e di cui non lasceranno copia.

Uscendo, i due sacerdoti avevano raccomandato alla donna ultra novantenne, di non parlare con il figlio Roberto di quella loro visita. Poche ore dopo l’anziana donna realizza che quello che gli avevano fatto firmare avrebbe potuto infangare la memoria del figlio Alessandro, deceduto anni prima e che in punto di morte aveva spiegato il perché da ragazzino era fuggito dal seminario, accusando il sacerdote Pietro Pinetto di presunte molestie.

Recentemente, a seguito delle polemiche sollevate dai parrocchiani della chiesa di S. Francesco da Paola, i quali non hanno gradito molto il trasferimento presso la struttura religiosa di don Pietro Pinetto, viene rievocata pubblicamente da don Danilo Grillo, con modi sprezzanti e offensivi nei confronti del Fratello di Roberto Nicolick, Alessandro, l’esistenza di quel documento fatto firmare alla donna nel 2013.

Don Danilo Grillo infatti, nel tentativo di rassicurare i parrocchiani riferì in maniera decisamente disonesta, che le accuse nei confronti del sacerdote Pietro Pinetto erano false e prive di qualunque fondamento. Don Grillo racconta durante un incontro pubblico con i parrocchiani, che ben tre delle quattro vittime avrebbero ritrattato le dichiarazioni fatte all’autorità giudiziaria, per quanto concerne invece la quarta vittima, riferisce in modo dispregiativo e sminuente, che costui, non solo era un tossico per altro deceduto,  ma che addirittura la madre avrebbe smentito l’attendibilità del figlio.

Di qui la decisione da parte della Rete L’ABUSO e del figlio della presunta vittima di denunciare il fatto e di ottenere copia di quel documento fatto firmare all’anziana.

Non resta che constatare la continua e recidiva malafede della diocesi savonese e delle sue gerarchie, sempre sprezzanti e inconcludenti nei confronti delle vittime, ma paterne e protettive nei confronti dei pedofili.

Francesco Zanardi

Portavoce della Rete L’ABUSO

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