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Scarano, quasi arcivescovo

ScaranoArticolo di Felice Diotallevi (Unità 22.1.14)

“”E dire che stava per essere consacrato arcivescovo.
L’ex capo contabile del’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), Nunzio Scarano, arrestato nuovamente ieri mattina con l’accusa di riciclaggio da parte del Procura di Salerno, era in procinto di compiere un salto di «carriera» quando è scattato il primo arresto a fine giugno 2013.

È questo che si legge nell’ordinanza che ha portato «Monsignor 500» di nuovo alla ribalta della cronaca giudiziaria con l’accusa di riciclaggio. Questa volta in compagnia di un altro sacerdote, don Luigi Noli, 55 anni, che con Scarano (che ieri ha accusato un malore) condivideva lo stesso tetto e, sostengono i magistrati, anche lo stesso letto visto che i due erano amanti. Non solo. I due condividevano la stessa passione per gli affari. Con la collaborazione di alcuni parenti anche Noli riciclava denaro preso dal sacerdote direttamente allo Ior (disposto il sequestrato di 2 milioni nella casse dello Ior) .

Nelle mani gli inquirenti hanno una ricevuta dell’Istituto per le opere religiose per il prelievo di 588mila euro in contanti. Soldi che Scarano ha portato personalmente a Salerno, suddiviso in piccole cifre e consegnato a parenti e imprenditori affinché li versassero sui propri conti correnti così da fare da schermo al riciclaggio. Il tutto secondo l’apparente forma di donazioni. In questo modo Scarano avrebbe anche estinto il mutuo sull’abitazione.

Gli inquirenti hanno trovato anche 10 sotto conti correnti, tra i quali quello «Fondo anziani». Scarano utilizzava come schermo anche quattro società, due fantasma e due off shore con sede nelle Isole Vergini britanniche.
Dell’amore dei due si sapeva da tempo. La loro relazione era emersa già nella prima inchiesta. Don Noli, da quando monsignor Scarano ha ottenuto i domiciliari per motivi di salute, risulta essersi trasferito in pianta stabile a casa del compagno, ufficialmente per poter accudire il recluso. Ed effettivamente emerge dagli atti un sentimento di affetto e un rapporto di mutua assistenza tra i due preti.

Annotano i finanzieri a margine dell’informativa su una telefonata intercorsa alle dieci di sera tra Scarano e don Noli, il 9 febbraio del 2013: «Scarano e Noli ricordano di un’esperienza particolare vissuta laddove Scarano parla della relazione di …omissis.. che gli diceva: “A bello allora vuol dire che quello che ti ho dato quella sera non ti basta, ti devo dare il resto?». E Luigi risponde: «…. Mamma mia, quella sera indimenticabile, un animale è diventato!» E ad un certo punto Nunzio definisce …omissis.. possessivo nei suoi confronti e Noli risponde: «Ti vuole tutto per sé. Immaginati se sapesse che con me…». Scrive ancora la Finanza: «Dunque questo particolare rapporto tra Nunzio Scarano e Luigi Noli, che porta quest’ultimo a sentirsi un tutt’uno con il primo, superiore pertanto ad un mero rapporto di fraterna spiritualità e affettuosa amicizia, non può che implicare, a ragione, la piena consapevolezza, da parte di costui, degli affari illeciti in cui Scarano è versato».

Nell’ordinanza il gip Dolores Scarone accusa in maniera pesante Scarano. «È una persona inquietante. Alto prelato e formale uomo di chiesa del Vaticano eppure soggetto dedito alla vita mondana in grado di ricorrere a ingannevoli e spregiudicati artifizi per non figurare nelle operazioni finanziarie». «Un alto prelato si legge ancora che stava per essere nominato arcivescovo e che aveva l’incarico di amministrare il patrimonio della Santa Sede, avrebbe consentito «in modo sistematico» ai componenti della famiglia di armatori D’Amico, di riciclare rilevantissimi importi di denaro di «dubbia provenienza», ovvero che secondo la Guardia di Finanza sarebbe frutto di evasione fiscale.

Il prelato avrebbe consentito agli armatori di trasferire per anni somme di denaro sui propri conti accesi presso l’Unicredit di Via della Conciliazione e presso la banca vaticana dello Ior. Somme che sarebbero state poi prelevate in contanti per centinaia di migliaia di euro e utilizzate per l’acquisto di immobili a Salerno, investimenti societari, acquisto di quadri d’autore. Parte delle ingenti somme sarebbero state invece restituite «pulite» ai titolari.

Il giudice si sofferma sugli «incredibili» espedienti per evitare che risulti in possesso di cosi’ grandi disponibilità economiche. «Ciò che è allarmante scrive il gip è che illeciti di cosi’ grave portata e l’artificio e l’inganno che li sorreggono, vengano perpetrati da un alto prelato del Vaticano, da un uomo di chiesa il cui agire nella società è o dovrebbe essere, per insegnamento della stessa Chiesa di Roma, ispirato ai valori dell’onestà, della verità, dell’umiltà e della povertà». «Non è ben chiaro osserva il gip il motivo di tanta disponibilità dimostrata dal prelato verso la famiglia di armatori D’Amico, che si spinge ai punti estremi per consentire loro di poter ripulire i capitali illeciti prodotti all’estero».””

Fonte

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