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Scandalo all'ospedale di Salerno, 6mila euro per saltare liste d'attesa

Napoli – Le liste di attesa potevano essere aggirate, anticipando la propria operazione. Bastava che il paziente pagasse, da 1.500 euro fino a 6.000 euro, denaro che finiva direttamente nelle tasche del primario e dei suoi complici. E’ lo scenario svelato da una inchiesta della procura di Salerno e condotta dal nucleo investigativo del Reparto operativo dei Carabinieri, che ha portato a tre arresti per concussione con il beneficio dei domiciliari, di cui uno a carico del primario di Neurochirurgia all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, il 50enne irpino Luciano Brigante, e una sospensione dall’esercizio di pubblico servizio per il direttore del reparto di Neuroscienze, Renato Saponiero, che deve rispondere di omessa denuncia e abuso d’ufficio. Indagato, e non destinatario di misura cautelare, poiché cittadino americano, il neurochirugo Takaori Fukushima, 73 anni, direttore del Brain Institute che porta il suo nome di San Rossore, a Pisa, già destinatario il 14 maggio dello scorso anno di un’informazione di garanzia.

Le indagini dei militari dell’Arma, iniziate ad aprile 2015 con metodi tradizionali e intercettazioni, hanno riguardato un sistema concussivo che sarebbe stato messo in piedi nel reparto di Neurochirurgia del nosocomio salernitano e nella clinica privata toscana, una prassi diffusa di cui erano vittime i pazienti con patologie molto gravi (meningiomi, neoplasie cerebrali, problemi spinali, metastasi al cervello, neurinoma dell’acustico). E sono 9 i casi accertati, in due dei quali secondo gli inquirenti non ci fu pagamento solo perché per raccomandare i malati ci furono contatti di altri medici con Brigante. Gli interventi chirurgici che i neurochirurghi prospettavano come urgenti e che eseguivano convincendo i malati a pagare per saltare la lista di attesa erano formalmente prenotati come intramoenia, ma del previsto versamento del 5% della prestazione le casse del Ruggi d’Aragona non hanno mai beneficiato. Brigante, sostiene l’accusa, assicurava a tutti che avrebbe curato di persona l’operazione, e che avrebbe superato le prenotazioni al Cup.

I costi dell’operazione, del ricovero e della degenza erano invece regolarmente imputati al Servizio sanitario nazionale, e i soldi versati dai pazienti percepiti dal primario, da Fukushima, e da un allievo di questi, il 61enne neurochirurgo dell’Universita’ di Pisa Gaetano Liberti, altro destinatario della misura cautelare, che avrebbe messo in rapporto suoi pazienti con il primario del Ruggi d’Aragona, facendo anche pressioni perché si operassero e rilasciando loro una ricevuta formalmente emessa dal Fukushima Brain Institute con la causale ‘Consulenza neurologica’ per il versamento di denaro effettuato. In due casi, Brigante avrebbe prospettato a malati la necessita’ di una operazione immediata, da farsi a Salerno, garantendo che avrebbe operato Fukushima, seppure non autorizzato dalla direzione ospedaliera, al di fuori delle liste d’attesa, con il solo bonifico di 5mila dollari come donazione alla fondazione americana International Neurosurgery Education and Research da lui diretta.

Per questi due casi avrebbe un ruolo anche Annamaria Iannicelli, 48enne caposala del reparto di Brigante, che per gli inquirenti avrebbe curato la disponibilita’ della sala operatoria nel giorno stabilito, cancellando e modificando la posizione di pazienti nella lista di attesa a sfavore di quelli ‘ordinari’, che cioe’ non avevano dato mazzette al ‘gruppo’. Liberti, dicono le indagini, a due suo pazienti ha prospettato la possibilita’ di farsi operare da Fukushima a San Rossore con 60mila e 57mila euro, oppure a Salerno per 20mila e 15mila euro, da versare pero’ sul conto del Brain Institute. Uno dei due pazienti mori’, e il denaro venne restituito alla famiglia. Anche in questi casi ci sarebbe stata la collaborazione della caposala. A Saponiero viene contestato di non aver controllato la gestione delle liste, senza promuovere accertamenti neppure dopo segnalazioni interne, tutelando Brigante con cui aveva un rapporto di conoscenza decennale; non potra’ esercitare per 9 mesi. (AGI) 

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