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Schizofrenia: scoperto legame con capacita' di farsi il solletico

Parigi – Soffrire il solletico e’ molto comune. Ma mentre nella maggior parte dei casi il solletico e’ un effetto che che puo’ esser esercitato dagli altri, andando a stimolare alcune aree precise che possono variare, ci sono alcune persone capaci di solleticarsi da sole. Uno studio dell’Universita’ di Lille, in Francia, ha scoperto che la capacita’ di solleticare se’ stessi indica che una persona e’ a maggior rischio di schizofrenia. Per la maggior parte delle persone “auto-solleticarsi” e’ praticamente impossibile: il cervello riconosce l’atto come volontario e, di conseguenza, non riesce a suscitare le stesse sensazioni di quando a fare il solletico e’ un’altra persona. I ricercatori hanno scoperto che la schizofrenia altera il processo di previsione che informa il cervello che si tratta di un atto volontario. Per arrivare a queste conclusioni, pubblicate sulla rivista Consciousness and Cognition, i ricercatori hanno chiesto a 397 partecipanti di rispondere a un questionario di personalita’ schizotipico. Di questi, 80 hanno ottenuto punteggi estremi: 40 alti e 40 bassi. I ricercatori hanno cosi’ selezionato 27 persone, 17 donne e 10 uomini con un’eta’ media di 23 anni, che hanno ottenuto un punteggio elevato. Queste persone hanno anche riferito esperienze percettive insolite, comportamenti bizzarri, incapacita’ di trarre piacere dalle esperienze sociali e cosi’ via. Inoltre, i ricercatori hanno selezione altre 27 persone, 16 donne e 11 uomini, che hanno ottenuto punteggi bassi. Grazie all’utilizzo di una macchina molto particolare, che ha lo scopo di indurre il solletico, i ricercatori hanno scoperto che le persone che hanno ottenuto i punteggi piu’ elevati al questionario erano anche quelle che soffrivano il solletico sia quando veniva indotto imprevedibilmente che quando veniva autoindotto. Questo, secondo gli studiosi, dimostrerebbe che “test sul solletico” potrebbe aiutare a individuare le persone piu’ a rischio schizofrenia, in quanto mostrerebbe eventuali alterazioni del processo di previsione che informa il cervello di un atto volontario. .

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