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Schockenhoff: la comunione ai divorziati non nega l’indissolubilità del matrimonio

Messa di apertura del Sinodo(©LaPresse) Messa di apertura del Sinodo.

Iacopo Scaramuzzi –

L’indissolubilità del matrimonio “non è seriamente messa in questione” da chi chiede l’accesso alla comunione per i divorziati risposati. Parola di Eberhard Schockenhoff, professore di teologia morale alla Albert-Ludwigs-Universitaet di Friburgo. Il teologo tedesco sottolinea che il concetto di “legge naturale” è stato troppo spesso interpretato in modo statico, riducendo la “profondità di significato della sessualità umana” alla sola “dimensione procreativa”. Contesta il concetto di “Chiesa ufficiale” (i vescovi non sono “una sorta di società parallela nella Chiesa” lontana dai fedeli). E sottolinea che, pur distinte, la dottrina e la pastorale non possono però essere in contraddizione: “Tale evasione dai problemi irrisolti sul piano dottrinale porta nel tempo solo a vivere l’insegnamento della Chiesa nel suo insieme come rigido e non credibile”.
 
“L’indissolubilità del matrimonio – afferma il professor Schockenhoff – non è seriamente messa in questione da nessuno nella Chiesa, neanche da coloro che chiedono un cambiamento nella prassi ecclesiale di escludere dai sacramenti i credenti che vivono in un secondo matrimonio civile. Non si pone in questione l’ideale di un matrimonio riuscito, basato sulla lealtà reciproca e l’amore affidabile quando si prende in considerazione la realtà del fallimento con il quale tanti credenti nella loro vita devono fare i conti. Perché la Chiesa dovrebbe tradire l’insegnamento di Gesù sul matrimonio quando rimane fedele alla sua missione di proclamare a tutti la misericordia di Dio e offrire la riconciliazione anche ai divorziati risposati?”. L’eucaristia, spiega il Teologo tedesco, “ha molti aspetti che non dovrebbero essere nettamente separati o contrapposti in modo lacerante: essa è la realizzazione dell’opera salvifica di Gesù Cristo, segno dell’unità della Chiesa, incontro personale con Gesù e mano tesa con la quale Dio invita i peccatori alla riconciliazione. Questa ricchezza di significato dell’eucaristia viene distrutta se vi si vede soltanto una sorta di ricompensa per coloro che, a causa della conformità della loro vita con singole norme morali, possono esservi ammessi”.
 
Se molti cattolici non capiscono il concetto di legge naturale, afferma Schockenhoff, non basta spiegare meglio le regole. “Il concetto di legge naturale, come il precedente papa Benedetto XVI ha spesso sottolineato nelle sue pubblicazioni su questo tema, è diventato nel presente fraintendibile”. Nel campo dell’etica sessuale, più precisamente, è stata spesso presupposta “una interpretazione della sessualità umana che ha visto solo la riproduzione come suo destino naturale”. Ma “la riduzione della profondità di significato della sessualità umana alla dimensione procreativa non tiene conto delle prospettive dischiuse oggi dalle discipline umanistiche”, che hanno messo in luce l’esistenza di varie dimensioni della sessualità (quella relazionale, quella del piacere, quella procreativa). Il Sinodo straordinario sulla famiglia, quindi, “dovrebbe rendere chiaro che la Chiesa rappresenta una visione positiva sui temi della sessualità, dell’amore e del matrimonio, che tiene conto di tutte queste dimensioni e che prende sul serio l’esperienza di vita dei credenti. Non è quindi sufficiente spiegare meglio le norme esistenti, in quanto ciò confermerebbe il sospetto che la Chiesa sia immobile e avulsa dalla realtà”. Quanto allo specifico tema della enciclica Humanae Vitae, “l’insegnamento della Chiesa sul controllo artificiale delle nascite ha bloccato nel corso degli ultimi decenni la ricezione delle affermazioni positive del Vangelo sulla vocazione di ogni essere umano ad amare”.
 
C’è il rischio che la Chiesa si divida in due Chiese? Una Chiesa della misericordia e una Chiesa delle regole, una Chiesa ideologica e una Chiesa “ospedale da campo”, una Chiesa che consola e una Chiesa che sanziona? “Si può ragionevolmente distinguere tra le esigenze degli insegnamenti della Chiesa e quelle di una pastorale che tiene conto delle esigenze umane, come prevede il vecchio adagio che si condanna il peccato e si perdona il peccatore”, risponde Schockenhoff. “La pastorale e la dottrina non devono però contraddirsi. Non è dunque sufficiente voler eliminare il dubbio su singoli problemi di dottrina morale della Chiesa con un’interpretazione più flessibile nel ministero pastorale. Tale evasione dai problemi irrisolti sul piano dottrinale porta nel tempo solo a vivere l’insegnamento della Chiesa nel suo insieme come rigido e non credibile”. E se “alcuni parlano di un distacco crescente tra la cosiddetta Chiesa istituzionale e la Chiesa dei fedeli”, prosegue il Teologo tedesco, il termine “Chiesa ufficiale” andrebbe cancellato dal vocabolario: “Suggerisce cioè che vi sarebbe una vera e propria Chiesa fatta dagli ufficiali, mentre i credenti apparterrebbero solo a un cerchio esterno della Chiesa. L’idea che i vescovi vivano in alcuni paesi a grande distanza dai fedeli e costituiscano una sorta di società parallela nella Chiesa non corrisponde al loro mandato né all’ammonimento di papa Francesco di prestare attenzione alle questioni che effettivamente muovono i fedeli”.

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