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Scienza, l’inganno del dibattito democratico

Ragione e Pregiudizio

E’ corretto che i media riportino più campane su un argomento scientifico, ma il rischio di equiparare opinioni di esperti a quelle di ciarlatani, in Italia, è altissimo.


sabato 18 gennaio 2014 15:29


Per quanto attiene alla medicina, e alla scienza in genere, bisogna riconoscere che i giornalisti hanno non poche difficoltà nel fare bene il loro lavoro. Da un lato hanno il dovere di riportare pareri diversi su temi oggetto di controversie, perché una cronaca non schierata è la regola di chi fa bene il proprio mestiere. D’altro canto, questo far “sentire le due campane” espone al rischio non da poco di dare spazio identico a opinioni di esperti veri che si basano su prove accettate universalmente (o sulla loro assenza) e a quelle aleatorie o strampalate di non esperti. Anzi, sono questi ultimi a ottenere spesso la maggiore attenzione dei media perché le loro idee “stupiscono” e/o sono emotivamente più coinvolgenti.

Un oroscopo che risulti azzeccato contro un miliardo di messaggi fallimentari “inviati dalle stelle” riceve spesso maggiore rilievo sui media dei progressi sconvolgenti delle nanoparticelle in una certa patologia. Su questo aspetto si sofferma Paolo Attivissimo in un puntuale articolo su Le Scienze. Egli fa l’esempio dell’egittologo che ha speso una vita a studiare le piramidi e si trova a competere “pariteticamente” sui giornali o in Tv con esoteristi giovani e sicuri che le mirabili costruzioni egiziane siano messaggi extraterrestri lasciatici da alieni scesi dagli Ufo migliaia di anni fa. Scrive Attivissimo che un dibattito di questo tipo è solo apparentemente “democratico” e va invece visto come un tradimento deontologico perché “quando si parla di scienza non è vero che tutte le opinioni sono pari”. Se si discute di operazioni al cuore, ad esempio, l’opinione dei cardiochirurghi deve valere ben più di quella di un letterato, di un salumiere, di un matematico, o anche di un medico non cardiologo. Mettere sullo stesso piano posizioni qualificate e non qualificate è di fatto non informare ma disinformare, anche se ciò avviene in buona fede. Il grande divulgatore e scienziato Isaac Asimov, pure citato da Attivissimo, affermava in felice sintesi che un atteggiamento pilatesco dei media nei confronti di un tema scientifico significa alimentare pericolosamente la falsa idea che “la mia ignoranza vale quanto il tuo sapere”. In altre parole, possono essere presentate come controversie scientifiche argomenti che sono invece ampiamente assodati.

Dare lo stesso spazio in Tv e sui giornali a tesi alternative è corretto, anzi è doveroso, se le competenze degli interlocutori coinvolti sono equivalenti e il disaccordo nasce non da ragioni ideologiche o emotive o religiose, ma è causato da temi realmente sub judice. Altrimenti c’è il rischio – scrive Attivissimo – di assistere ad un confronto alla pari in sala parto tra l’ostetrico che ha fatto nascere migliaia di bambini e chi crede che i bambini li porti la cicogna. Meglio ricordarselo in via definitiva.

Giorgio Dobrilla, primario gastroenterologo emerito dell’Ospedale regionale di Bolzano
(articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige)

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