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Scontro sui costi dei preti in ospedale

“”Diventano un caso politico gli oltre due milioni di euro l’anno che le Ausl dell’Emilia-Romagna versano nelle casse della Curia, per garantire la presenza degli assistenti religiosi in ospedale. Il consigliere regionale di LibDem Franco Grillini, che ha sollevato il caso, ha presentato una risoluzione per «azzerare o almeno rivedere» le convenzioni,
incassando l’appoggio di numerosi partiti in Regione. «Aspettiamo anche qualcuno del Partito democratico», aggiunge il presidente onorario di Arcigay.
Il testo è stato firmato finora da Andrea Defranceschi (Movimento 5 Stelle), Roberto Sconciaforni (Fds), Gabriella Meo (Sel) e Liana Barbati (Idv). Anna Pariani, capogruppo dei Democratici in viale Aldo Moro, glissa: «Non ho ancora letto la risoluzione, in questi giorni ci siamo occupati dell’alluvione nel modenese ». Come dire, ci sono cose più importanti: «Ci sono oggettive emergenze, ma approfondiremo l’argomento».
Intanto ci si divide tra pro e contro i 9 milioni spesi in quattro anni per l’assistenza religiosa. Solo a Bologna, nel 2013, l’Ausl ha pagato 268mila euro per 9 persone, il Sant’Orsola 128mila per 5, mentre altre cinque figure sono assunte a tempo indeterminato al Rizzoli. Massimo Bugani, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, cita persino la Bibbia: «Gesù non voleva denari per dare conforto agli ammalati – scrive su Facebook -. Non erano previste prestazioni economiche. Questo dovrebbe semplicemente far parte della vocazione di ogni religioso».
Torna alla carica anche l’Uaar (Unione degli atei e agnostici razionalisti). L’associazione, per voce di Roberto Grendene, prende di mira le parole di Don Francesco Scimè, che ieri ha definito l’assistenza spirituale ai malati come «parte integrante del progetto terapeutico del Servizio sanitario nazionale ». Parole «molto gravi» per l’Uaar: «L’assistenza religiosa non è una terapia e deve essere svolta da veri volontari. E pretendere che sia pagata con soldi pubblici è un’offesa ai sempre più numerosi cittadini non cattolici, ai veri volontari e allo stesso Servizio sanitario».
Dall’altra parte, ribadisce le sue ragioni il vicario generale della Curia bolognese Giovanni Silvagni: «Si grida allo scandalo per contributi, ma non ci sono scheletri negli armadi. I fondi sono proporzionati al numero di persone e al servizio reso, non fanno certo vergognare in una Chiesa povera fatta per i poveri». Con il contributo che riceve via Altabella «facciamo un centinaio di modesti part time – continua Silvagni -. Non si lavora negli ospedali per arricchirsi». E ammonisce: «Le convenzioni si fanno in due e come tutti gli accordi sono rivedibili e migliorabili. Tutto sta nel vedere se un ridimensionamento di questo contributo rappresenta un miglioramento della sanità o una sua ulteriore regressione ». «Prima di parlare sarebbe meglio andare sul campo e capire cosa fa il personale religioso», protestano infine gli ex Popolari Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani, che definiscono Grillini un “ayatollah”.””

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