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Scoperta italiana aggiunge enigma ai misteri di Nazca

Roma – Dopo 35 anni di scavi e misteri solo in parte svelati, l’ultima scoperta dell’archeologo bresciano Giuseppe Orefici aggiunge altro enigma al già misterioso santuario monumentale di Cahuachi, nella valle del Nazca (Perù meridionale), dove fiorì la cultura che ci ha lasciato le celebri piste disegnate nel deserto: si tratta di un grande edificio cultuale, che gli archeologi hanno denominato “Tempio Sud“, contiguo al “Grande Tempio” del santuario dal quale è diviso da un enorme muro senza aperture, di 13 metri di spessore e alto, oggi, cinque metri.

“Questa è l’altezza del muro come l’abbiamo trovato oggi, ma non possiamo sapere quanto fosse alto in antico”, spiega Orefici in un’intervista rilasciata in occasione della 27esima Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, dove ha illustrato lo stato attuale delle sue ricerche sul sito dove, fra il 400 a.C e il 450 d.C, il popolo di Nazca costruì il santuario monumentale e poi, per ragioni ancora da decifrare appieno, lo abbandonò con sacrifici rituali e doni di addio. “Quel poderoso muro non ha attualmente una spiegazione plausibile”, aggiunge Orefici; “Non poteva certo avere uno scopo difensivo, all’interno del santuario e contiguo a un altro edificio templare. Dobbiamo ancora decifrarne il significato”. All’interno del Tempio Sud sono stati trovati cinque enormi vasi, alti oltre due metri e larghi un metro e mezzo: “Contenevano i resti di sovrani o sacerdoti defunti?” è la domanda lasciata aperta dall’archeologo: “Se è così, quei resti furono portati via dai Nazca durante la lunga cerimonia di addio al santuario”.

Il sito monumentale di Cahuachi, all’epoca di massima fioritura, era più grande di Roma antica, e le scoperte che lo scavo ci ha restituito hanno nello stesso tempo svelato e infittito i misteri della cultura Nazca, molti dei quali sono destinati a restare chiusi per sempre, in assenza di scrittura. Ma sappiamo almeno perché i Nazca abbandonarono quel santuario, dopo averlo costruito e ingrandito per otto secoli? “Oggi abbiamo un’ipotesi plausibile”, risponde Orefici, “quel popolo dovette sentirsi colpito dalla malevolenza dei suoi Dei che, fra il 420 e il 450 d.C. infierirono sulla valle di Nazca con due devastanti alluvioni e un terribile terremoto, le cui rovine sono ben visibili e databili con precisione sui ruderi da noi scavati. Quelle catastrofi indussero il popolo ad abbandonare quelle divinità ostili (probabilmente punendone i sacerdoti) e a chiudere il santuario, sigillandolo ma lasciandovi comunque doni di addio per gli Dei. E comunque il sito continuò ad essere usato come necropoli, anche nei secoli successivi”.

Sempre sulla superficie delle piattaforme del Temio Sud, sono stati trovati numerosi forni trilobati, con funzione cerimoniale e sporadica, ancora da interpretare. E le piste nel deserto? “Le piste dei Nazca continuarono a svilupparsi anche dopo la chiusura del santuario di Cahuachi. Quelle piste – spiega l’archeologo italiano – erano frequentate dalle masse popolari dei fedeli, non solo dalle classi dirigenti come avveniva nel santuario. Le nostre datazioni, che possiamo fissare con precisione grazie ai licheni che vi crescevano sopra, indicano una continuita’ di crescita fino all’invasione dei guerrieri Huari, popolo che scese dalla montagna e annientò per sempre la civiltà fiorita nella valle del Nazca, e che peraltro continuò a tracciare altre piste, anche successivamente, con nuove forme, fino a mille anni dopo i Nazca”. (AGI) 

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