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Se 5 miliardari valgono come )18.3.143 milioni di Inglesi

Articolo di Fabio Cavalera (Coeeiwew 18.3.14)

“”Possiamo considerarli i paradossi del darwinismo ultraliberista: chi è ricco è sempre più ricco e chi è povero è sempre più povero. Ma adesso siamo un passo oltre, la selezione colpisce anche i miliardari, così chi è più miliardario di altri miliardari è destinato a consolidare il privilegio e il patrimonio. Quasi ovvio. Ma i calcoli dell’Oxfam, una confederazione di 17 organizzazioni non governative impegnate nella lotta alle ingiustizie sociali, indicano in una curiosa fotografia del Regno Unito, che ci vuole la bellezza di 12,6 milioni di britannici, il 20% più povero dell’intera popolazione, per mettere assieme i redditi, le rendite e i tesori che si concentrano nel portafoglio di cinque famiglie: i Grosvenor, i fratelli Reuben, i fratelli Hinduja, i Cadogan e Mike Ashley. Non c’è che dire. Cinque famiglie se la spassano davvero bene in quel di Londra e non solo. La crisi finanziaria è arrivata e da sei anni sta massacrando l’economia ma per questi signori e signore la pacchia è magicamente aumentata. Paradossi del darwinismo ultraliberista: chi è ricco è sempre più ricco e chi è povero è sempre più povero, è l’adagio ricorrente e reale. Ma adesso siamo un passo oltre, la selezione colpisce anche i miliardari, così chi è più miliardario di altri miliardari è destinato a consolidare il privilegio e il patrimonio.
Quasi ovvio. Se non che alcuni calcoli dell’Oxfam, che è una confederazione di 17 organizzazioni non governative impegnate nella lotta alle ingiustizie sociali, trasformano un concetto condiviso ma astratto in una fotografia in bianco e nero (o a colori dipende dai punti di vista) del Regno Unito, terzo millennio post trauma recessione. Operazione tutto sommato semplice che ha un risultato altrettanto semplice: ci vuole la bellezza di 12,6 milioni di britannici, il 20% più povero dell’intera popolazione, per mettere assieme i redditi, le rendite e i tesori che si concentrano nel portafoglio dei Grosvenor, dei fratelli Reuben, dei fratelli Hinduja, dei Cadogan e di Mike Ashley.
Il rapporto dell’Oxfam ha un titolo che non ha bisogno di spiegazioni: «Un racconto di due Gran Bretagne». La prima è il Paese dei meno garantiti (i 12,6 milioni) che hanno una «fortuna» calcolata mediamente in 2.230 sterline, fra retribuzioni, sussidi e proprietà, e che sommati valgono 28,1 miliardi di sterline (quasi 33,6 miliardi di euro). Il secondo è il Paese dei magnifici cinque, i quali vanno appena oltre la soglia e tagliano il nastro dei 28,2 miliardi (33,7 miliardi di euro). Ben Phillips, che dirige l’Oxfam, sintetizza lo stato dell’arte: «Siamo una nazione profondamente divisa, l’élite benestante vede schizzare verso l’alto i suoi guadagni mentre milioni di persone cercano di sbarcare il lunario».
I magnifici cinque hanno mietuto successi in tempi di rigore estremo. I Grosvenor, e il loro numero uno Gerald, il Duca di Westminster, sono i signori delle terre: 39 mila ettari in Scozia, 13 mila in Spagna e 77 nel cuore londinese, ovvero Mayfair e Belgravia, il che significa tutto ciò che sta attorno a Buckingham Palace. Ricchezza di 7,9 miliardi. I fratelli Reuben, un po’ più miseri (6,9 miliardi), hanno avuto la lungimiranza di buttarsi sull’alluminio dell’Unione Sovietica in disfacimento, hanno fatto scorpacciata di fabbriche e sono diventati generosi finanziatori dei Tory, pur avendo simpatia per Lord Mandelson, uno dei fondatori del New Labour. I laburisti possono comunque consolarsi con i fratelli Hinduja, affari in 37 Paesi (dall’India all’Iran, dalle banche ai lubrificanti), che li foraggiano a dovere grazie al patrimonio di cui dispongono (6 miliardi). Poi i Cadogan, nobiltà, terreni e case a Chelsea e Knightsbridge, e Mike Ashley che ha tirato su la catena di abbigliamento sportivo di marca ma all’ingrosso, la «Sports Direct», impero con migliaia di dipendenti.
Bravi, oculati, fortunati. Il vertice della piramide economica e sociale. Sotto, il dramma o quasi di milioni di britannici, quei 12,6 milioni che faticano a tirare avanti. E se si sospetta che i dati suggestivi diffusi dall’Oxfam siano eccessivi basta guardare un documento dell’amministrazione londinese che ammette: «C’è un significativo divario fra i ricchi e i poveri e sta crescendo». Il numero ufficiale del censimento parla chiaro: il 10% facoltoso della popolazione controlla il 45% dei beni immobiliari e finanziari. Se poi dalle statistiche si tolgono il Sud-Est inglese e Londra, le aree della borghesia, l’immagine del Regno Unito, meraviglioso Paese di Bengodi, ne risulta assai ridimensionata. Le diseguaglianze si ampliano e il reddito medio diminuisce (era di 24 mila sterline nel 2007, di poco sopra le 23 mila oggi).
Il governo Cameron sta per sfornare (domani) il suo documento, il budget, sulla salute economica dell’Isola. Il Pil marcia (grazie ai motori londinese e del Sud-Est), la disoccupazione inverte il cammino negativo, le retribuzioni sembrano rivalutarsi oltre il tasso di inflazione. Eppure davanti c’è ancora austerità perché deficit e debito non sono sotto controllo. La selezione del darwinismo ultraliberista non è terminata. I magnifici cinque possono dormire sonni tranquilli.””

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