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Se diminuiscono i credenti è colpa dei mass media

credenti1In Polonia il numero di iscritti ai seminari è crollato del 50%. Si è passati, infatti, dagli oltre 1.100 postulati nel 2005, anno della morte di Giovanni Paolo II, ad appena 600 negli ultimi 12 mesi. Segno evidente che anche a Varsavia, come nel resto d’Europa, la pratica religiosa sta diminuendo. Con il conseguente declino di quei valori etici e sociali che fino a pochi anni fa sembravano intoccabili.

Dati significativi per una nazione da sempre considerata baluardo della fede nell’Europa secolarizzata. Che si aggiunge alla diminuzione del numero di fedeli che partecipano alla messa domenicale. Per capire meglio la realtà che il paese sta vivendo abbiamo chiesto l’aiuto a don Marek Dziewiecki, responsabile del Centro Nazionale polacco delle Vocazioni. Che per prima cosa precisa che “nonostante il calo, la Polonia continua ad avere il 25% di tutti i seminaristi d’Europa”.

Per il religioso sono molteplici le ragioni che spiegano questi numeri in picchiata. Non solo il fatto che demograficamente “diminuisce il numero di bambini e giovani” e di conseguenza anche quello di possibili aspiranti sacerdoti. Ma vi sono anche motivi economici. Sono tanti, infatti, i ragazzi che emigrano nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. Per don Dziewiecki, poi, dal punto di vista educativo “manca la capacità e il coraggio di proporre alle giovani generazioni i grandi ideali di verità, amore, giustizia presenti nel Vangelo”.

Sui cambiamenti nella società polacca il sacerdote attacca i mezzi di comunicazione. Accusati di aver avviato “un’aggressiva lotta contro la Chiesa.” Che favorisce modifiche legislative sui temi etici e di diritto familiare. “La Polonia -continua il sacerdote- è passata da un’ideologia atea (marxista-comunista) per caderne in un’altra (quella gender) che risulta ancora più perversa in quanto nega non soltanto Dio ma perfino il ruolo del corpo umano. Minando -a suo dire- elementi di fatto come il nostro essere maschio o femmina, il matrimonio, la famiglia, la fertilità e l’educazione.”

Una visione della società in contrasto con quella, ad esempio, di Robert Biedroń. Attivista per i diritti umani e membro apertamente gay del parlamento polacco. Recentemente nominato relatore generale sulle questioni LGBT in seno all’Assemblea del Consiglio d’Europa. Che parla di “cambiamenti positivi nella situazione delle persone LGBT”. E ritiene che “la Polonia potrebbe diventare un esempio anche per altre nazioni. Essere il primo parlamentare apertamente omosessuale dell’Europa centrale e orientale è un segno di cambiamenti e di possibili ulteriori sviluppi in materia di diritti umani.”

http://www.west-info.eu/it/se-diminuiscono-i-credenti-e-colpa-dei-mass-media/

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