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Se Trump si smarca dall'Asia non lascia campo a Pechino

Roma – Gli Usa di Trump annunciano il ritiro a gennaio dal Trans-Pacific Partnership (TPP) e la Cina incassa una vittoria strategica, candidandosi a nuovo artefice dell’integrazione economica dell’Asia-Pacifico. Ma il nuovo Pivot in Asia lo rilancerà The Donald se riuscirà a ricucire i rapporti con Mosca. “Il fatto che Trump abbia annunciato di voler concentrare gli sforzi sulla ricostruzione interna degli Stati Uniti, non implica un atteggiamento isolazionista e non significa che Washington dedicherà meno tempo a contenere la Cina”: lo ha dichiarato ad AgiChina Enrico Fardella, Professore di Storia delle relazioni internazionali alla Peking University e ricercatore del Torino World Affairs Institute.

Dopo l’addio al Tpp (l’accordo di libero scambio tra gli Usa e 11 Paesi che si affacciamo sul Pacifico, esclusa la Cina) annunciato da Trump nel suo video sul piano dei primi 100 giorni alla Casa Bianca, la Cina assicura di promuovere l’integrazione dell’area Asia-Pacifico (spingendo su un’altra alleanza commerciale, la Rcep) e spera di avere nuovi spazi di manovra senza intaccare il rapporto con Washington, rilanciando il concetto di cooperazione. “Non siamo tuttavia di fronte a un nuovo isolazionismo americano“, ha spiegato Fardella. “La decisione di Trump non deve trarre in inganno – ha aggiunto -. Si tratta di una revisione tattica, seppur profonda, della proiezione americana verso l’Asia-Pacifico. Ma la strategia resta la stessa: impedire l’emergere di un’altra potenza capace di sfidare la supremazia globale degli Stati Uniti”.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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