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Secondo il pm, Oseghale violentò Pamela. Ma il Gip non è d'accordo

Nuove accuse dalla procura di Macerata per Innocent Oseghale. Secondo i pm, il 29enne nigeriano è coinvolto in prima persona nell’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa e fatta a pezzi a febbraio, e, prima della sua morte, l’avrebbe “costretta ad avere un rapporto sessuale completo”. Nuovi elementi, che pesano come macigni, emersi ieri mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, il comandante provinciale dei carabinieri, Michele Roberti, e il comandante del reparto operativo dell’Arma, Walter Fava.

Le accuse della procura, però, non convincono completamente il gip del tribunale maceratese, Giovanni Maria Manzoni, il quale ha accolto solo parzialmente la nuova richiesta degli inquirenti, disponendo la misura cautelare in carcere per il nigeriano per concorso in omicidio, oltre che per occultamento di cadavere, ma non per violenza sessuale. Una decisione sulla quale la procura valuterà se ricorrere. Gli inquirenti si erano convinti da subito del coinvolgimento diretto di Oseghale, tanto da aver chiesto per lui il carcere per i reati di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere, ma la più grave delle accuse era caduta di fronte al gip, proprio in attesa dei rilievi effettuati dal Ris dei carabinieri, che evidentemente hanno portato più certezze a quelle che erano le prime conclusioni e che, secondo la procura, sono ora sostenute anche da diverse intercettazioni ambientali e telefoniche.

Nella ricostruzione dell’accusa, nell’appartamento di via Spalato 124 a Macerata, Pamela ha rifiutato di avere un rapporto sessuale con Oseghale, il quale ha abusato di lei e l’avrebbe successivamente stordita, uccisa e fatta a pezzi per cancellare le prove della violenza sessuale e dello spaccio di eroina. Una tesi che non ha convinto completamente il gip, per il quale Oseghale avrebbe commesso l’omicidio perché la 18enne romana si era sentita male dentro la casa, ma che non ha impedito al magistrato di firmare la richiesta di nuova misura cautelare per concorso in omicidio. Si tratta del terzo provvedimento restrittivo per il nigeriano, che nei giorni scorsi era stato raggiunto, nella sua cella ad Ascoli Piceno, da un provvedimento analogo anche per lo spaccio di droga.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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