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Secondo la legge italiana, Weinstein è uno stupratore o no?

“Se c’è dissenso è sempre violenza”, sia se è una violenza conclamata sia se riguarda minacce o promesse. Lo spiega all’AGI Lorenzo Puglisi, fondatore di SOS Stalking, nei giorni del caso Weinstein​, il produttore della Miramax che avrebbe usato il suo potere per abusare di modelle e attrici. “Se il corteggiamento molesto si estrinseca mediante gesti a sfondo sessuale ed allusioni, si può trasformare in tentativo di violenza sessuale nel caso in cui la vittima non abbia possibilità di fuga”, spiega Puglisi, che chiarisce la differenza fra violenza e molestia: “Secondo l’orientamento dominante in giurisprudenza in tema di violenza sessuale la condotta sanzionata comprende qualsiasi atto che risolvendosi in un contatto corporeo, pur se fugace ed estemporaneo, tra soggetto attivo e soggetto passivo, metta in pericolo la libera autodeterminazione della persona offesa nella sfera sessuale. Il reato di molestia sessuale avviene, invece, solo in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito, diversi dall’abuso sessuale”.

Violenza, minaccia e abuso di autorità

Le rivelazioni di Asia Argento, che si è dichiarata anch’essa vittima di Weinstein, hanno diviso l’opinione pubblica italiana e scatenato un altro dibattito: può definirsi stupro un atto sessuale a cui la vittima acconsente per un tornaconto, come nel caso dell’attrice, che ha ammesso di non essersi ribellata all’approccio per il timore che il produttore le rovinasse la carriera? O si tratta di molestie, che pure hanno una connotazione di violenza, ma con esiti meno drammatici? Secondo l’articolo 609bis del codice penale, spiegano all’associazione FamilyLegal, “le condotte punite sono di due specie: violenza sessuale per costrizione e per induzione.

La costrizione avviene per violenza, minaccia o abuso di autorità, specificando che per violenza deve intendersi l’esercizio di forza fisica per contrastare la resistenza della vittima, per minaccia l’espresso avvertimento che in caso di opposizione alla violenza verrà arrecato un danno alla vittima, mentre abuso di autorità significa costringere il soggetto utilizzando la propria posizione di superiorità o preminenza. Per quanto riguarda l’induzione, la norma è più chiara: prevede che essa derivi dall’abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima o dall’inganno circa la propria identita’”. Secondo Puglisi, “laddove manca il dissenso, quindi, non sussiste violenza”.

Quindi Weinstein è uno stupratore o no?

Hanno fatto bene quindi Asia e le altre attrici coinvolte a denunciare Weinstein? Le accuse sono fondate? E quale sarebbe la pena applicata, in Italia, dopo tutti questi anni? “Sicuramente smascherare un malcostume – spiega ancora Puglisi – come quello che è emerso dalle cronache degli ultimi giorni, rappresenta una buona notizia. Tuttavia, da quello che è trapelato non sembra potersi ravvisare una fattispecie penalmente rilevante avendo la presunta vittima manifestato attraverso comportamenti concludenti la propria accondiscendenza.

I numeri in Italia

In Italia la prescrizione per il reato di molestia è di 4 anni, di 20 per quello di violenza sessuale e decorre dal giorno della consumazione del reato o – nel caso di mero tentativo – dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole. Le pene arrivano fino a dieci anni nei casi più gravi, al netto delle eventuali aggravanti”. Secondo alcuni dati del Viminale, diffusi da Sos Stalking, “in Italia da gennaio a luglio del 2017 sono stati denunciati 2.333 casi di stupro. L’anno scorso, nello stesso periodo, ne erano stati segnalati 2.345. Gli stupri commessi da italiani sono aumentati, da 1.474 nei primi 7 mesi del 2016 a 1.534 dello stesso periodo del 2017, mentre quelli compiuti dagli stranieri sono di fatto stabili (da 909 a 904). All’incirca – spiega ancora l’associazione – il 61% dei casi è stato commesso da italiani e il 39% da stranieri (che rappresentano però solo l’8% della popolazione). Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici”.

Il triste primato della Lombardia

Sos Stalking segnala poi che “in Lombardia, secondo i dati della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, dove opera il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD) guidato da Alessandra Kustermann, nel 2015 sono aumentate le donne che si sono rivolte spontaneamente al servizio. Il numero dei casi di violenza sessuale e domestica registrato dal Centro SVSeD nel 2015 è rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente: le violenze sessuali sono state 387 (rispetto alle 378 del 2014), quelle domestiche 417 (420 nel 2014). La buona notizia, però è che nel 2015 il 90% circa dei casi di denuncia ha portato ad una condanna dell’aggressore. L’età media delle vittime di violenza che si sono rivolte all’SVSeD del Policlinico è concentrata prevalentemente tra i 18 e i 54 anni (pari al 77% dei casi); il 18% e’ su persone tra 0 e 17 anni, addirittura il 9% su bambini con meno di 14 anni, mentre il 6% riguarda donne sopra i 54 anni. Quasi la metà (47%) – conclude Sos Stalking – riguarda donne dai 25 ai 44 anni. Sotto l’aspetto territoriale è la Lombardia, con il 17,5% dei casi, la regione con il triste primato del maggior numero di violenze sessuali. Seguono Lazio (9,8%), Emilia Romagna (9,1%), Piemonte (8,3%) e Toscana (7,7%)”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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