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Sempre precaria la laicità nella scuola

Di Marcello Vigli –

Nel constatare che le scuole cattoliche sono costrette a chiudere non si pensa che forse non hanno più ragione di esistere; se ne trae, invece, occasione per riproporne il finanziamento.

A farlo non è, come pur potrebbe essere giustificato, il cardinale Bassetti Presidente della Cei, ma il Ministro Fedeli titolare della P.I. che candidamente, incontrandolo in un convegno organizzato dalle scuole cattoliche, gli confessa: Quattro giorni fa ho firmato la costituzione di un gruppo di lavoro che dovrà definire il costo standard  perché, dopo 17 anni, è venuto il momento di fare su serio sul pluralismo formativo.

Plaudono i presenti, genitori, docenti e studenti, al Festival sulla scuola paritaria da loro promosso al Catholic center di Verona.

Si tratta, secondo il ministro, di recuperare il tempo perduto aprendosi alla richiesta di definire i costi standard per studente così da poter corrispondere alle scuole cattoliche quanto lo Stato spende per le sue, magari sotto forma di buono scuola. A tal fine, per garantire ad esse pari dignità come sedi di un’offerta formativa in grado di garantire l’esercizio del diritto allo studio, assicurando parità negli investimenti anche nell’edilizia scolastica, ha annunciato di aver firmato «la costituzione del Gruppo di lavoro presieduto da Luigi Berlinguer. Dovrà definire il “costo standard di sostenibilità per gli studenti”, premessa del percorso che dovrebbe portare a quella che lei ritiene essere la completa attuazione della legge 62 del 2000 sulle “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”.

Anche chi aveva dubbi sulle competenze del nuovo ministro, non poteva pensare che giungesse a tal punto, intervenendo per eliminare le difficoltà che, a suo avviso, determinano il ritardo nel varo di una legge sul finanziamento delle scuole paritarie.

Evidentemente si considera designata alla privatizzazione del sistema formativo!

Senza ovviamente nascondere le carenze della scuola statale, aggravate dalla Legge sulla buona scuola di renziana memoria, non si può ignorare o minimizzare la radicale diversità fra l’ispirazione laica della cultura della Pubblica istruzione e il carattere “legittimamente” confessionale della scuola cattolica. Tanto più che il già necessario pluralismo degli approcci culturali è oggi ancor più richiesto dalla presenza, sempre più numerosa, di studenti di diversa religione e cultura.

Proprio mentre con l’impegno per l’approvazione della legge sullo jus soli si cerca di promuovere l’integrazione dei giovani stranieri nati in Italia, si rilancia la creazione di ghetti di lusso dove quelli di pura razza italiana possano trovare la sede per una formazione adeguata, senza confondersi con popolani e immigrati.

Ancora una volta la richiesta di finanziamento delle scuole cattoliche, formalmente vietato dalla Costituzione, interferisce nel dibattito politico sul tema della laicità delle pubbliche istituzioni.

Non mancherà certo chi, in nome del benaltrismo, ci ricorderà che ci sono ben altri problemi nella scuola, nella società e, in generale, nella politica; non si può ignorare, però, che si tratta solo di un tassello particolare del ben più vasto mosaico della questione cattolica ancor oggi incombente sulla vita politica italiana.

Quanti, e in che misura, sono i cattolici condizionati nelle loro scelte particolari dal coinvolgimento nella promozione della scuola confessionale?

Difficile dirlo.

Neppure la recente indagine Ipsos I cattolici dopo il voto 2009, molto articolata e attendibile, sul comportamento dei cattolici di fronte alla politica oggi, offre elementi per rispondere alla domanda non includendo la scuola tra gli ambiti esaminati: Cattolicesimo, Elezioni, Europee 2009, Partiti, Partito Democratico, Politica, Politiche 2008, Popolo Della Libertà, Sondaggi, Voto.

E’ certo, però, che la scuola, né solo nel rapporto pubblico privato, è uno dei settori in cui il condizionamento confessionale è più evidente.

A Palermo, un Dirigente scolastico, contestato dai genitori degli alunni per essere intervenuto a sospendere l’uso di recitare in classe una preghiera è stato sollecitato dalle autorità scolastiche, ministro compreso, a non essere troppo ortodosso nell’applicazione della normativa vigente che quell’uso non lo consente.

http://www.italialaica.it/news/editoriali/57786

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