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Serraj più forte in Libia, l'Isis minaccia di ucciderlo

Tripoli – Schiarita in Libia, dopo che il governo e il Parlamento “ribelli” di Tripoli hanno rinunciato a rivendicare un ruolo istituzionale lasciando strada libera al premier dell’esecutivo di unita’ nazionale, Fayez Serraj, insediatosi nella capitale. Sviluppi che il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha definito “incoraggianti” ma su cui è arrivata subito la minaccia dell’Isis di eliminare il sessantenne primo ministro. La formazione salafita Ansar al-Sharia, che l’11 settembre 2012 uccise l’ambasciatore americano Chris Stevens al consolato di Bengasi e dal 2015 è alleata del gruppo jihadista, ha promesso di uccidere quello che ha definito un altro Hamid “Karzai”, l’ex presidente afghano che ha combattuto i talebani con il sostegno delle forze Usa e di altri Paesi. A dare notizia della minaccia è l’organizzazione Site specializzata nel monitoraggio dei siti jihadisti.

Resta però lo sviluppo importante del passo indietro del premier “ribelle” Khalifa Ghwell, che una settimana dopo aver lasciato Tripoli per Misurata, ha ceduto il potere a Serraj, il premier libico designato dall’accordo con l’Onu firmato in Marocco il 17 dicembre.  “Cessiamo dalle funzioni esecutive, presidenziali e ministeriali per evitare altro spargimento di sangue nel Paese”, ha dichiarato Gwell. Non è chiaro se tutti i ministri seguiranno questa indicazione, ma ormai sono fuori da Tripoli e comunque non ci sarà più un governo parallelo. Nella notte di martedì è arrivato anche l’autoscioglimento del General national congress (Gnc)  il parlamentino filo-islamico legato ad Alba libica che si è trasformato in “Consiglio di Stato”, una delle istituzioni previste nel nuovo assetto istituzionale mediato dall’Onu. Inoltre 70 deputati del Gnc hanno dichiarato l’appoggio al governo Serraj. Ora per accelerare il processo di stabilizzazione delle istituzioni a Tripoli bisognerà convincere l’esecutivo della Cirenaica, quello sostenuto dal parlamento riconosciuto di Tobruk, a sostenere pienamente Serraj emarginando il generale Khalifa Haftar.

Per Gentiloni le ultime decisioni “vanno nel senso auspicato di ricomporre il quadro istituzionale riportandolo nell’ambito dell’Accordo Politico firmato a Skhirat e di anteporre l’obiettivo di una Libia unita, stabile e sicura alle divergenze”. L’auspicio del titolare della Farnesina è che “lo spirito di compromesso prevalga su tutte le parti coinvolte e che quanto prima la Camera dei Rappresentanti voti la fiducia” al nuovo governo. La svolta è coincisa con la visita a Tripoli dell’inviato Onu, Marin Kobler. Le priorità della comunità internazionale sono: stabilizzare la situazione economica e della sicurezza di Tripoli, allargare il sostegno a Serraj nelle regioni occidentali, a partire dal “governo” della Cirenaica sponsorizzato dall’Egitto, rafforzare la guerra all’Isis. (AGI)

 

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