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Seselj, il "vojovda" che sognava la Grande Serbia

L’Aia – Nato a Sarajevo nel 1954, l’ultranazionalista Vojislav Seselj ha dedicato la propria vita a inseguire il sogno della ‘Grande Serbia’, riunire cioe’ in un unico Stato tutte le regioni balcaniche popolate da serbi. Giovanissimo, conosce il carcere gia’ ai tempi dell’universita’ e nel 1990, quando tenta di distruggere il mausoleo dove e’ sepolto il maresciallo Tito. Ma e’ dopo il collasso della Jugoslavia che il ‘vojovda’ (comandante) balza al centro della scena politica, diventando presidente del Partito Radicale Serbo, fondato nel 1991 a Kragujevac. Durante le guerre balcaniche si caratterizza per i toni radicalmente nazionalisti che gli varranno le accuse, all’Aja, di aver fomentato la pulizia etnica e reclutato – a questo scopo – le truppe paramilitari che operarono in Croazia, Bosnia e Vojvodina. Con l’arresto di Milosevic, di cui e’ stretto collaboratore, Seselj – che e’ anche deputato serbo tra il 1998 e il 2000 – diventa il punto di riferimento dei nazionalisti serbi e nelle presidenziali del 2002 (poi annullate) ottiene il 37 per cento dei voti. L’anno seguente arriva l’incriminazione, da parte del Tribunale Penale Internazionale, per crimini di guerra e contro l’umanita’: l’Aja gli contesta, in particolare, “discorsi e dichiarazioni che hanno contribuito alla decisione di commettere questi crimini”. Consegnatosi volontariamente il 23 febbraio 2003, verra’ rilasciato – dopo 11 anni e 8 mesi di processo tra scioperi della fame, rinvii e minacce – in liberta’ temporanea per permettergli di curarsi per un cancro al fegato.

 Il ‘vojvoda cetnico’, tornato a Belgrado, attacca non solo il Tribunale dell’Aja – la cui autorita’ non ha mai riconosciuto e che rappresenta come “una bestia globalizzata ferita” – ma anche il premier serbo Aleksander Vucic e il presidente Tomislav Nikolic, suoi ex compagni di partito (e fondatori della nuova formazione piu’ moderata, il Partito del Progresso Serbo) che – a suo dire – sono “traditori e rinnegati”. Il tribunale dell’Aja ha assolto in primo grado Seselj con una sentenza che ha scatenato l’ira della Croazia: il premier Tihomir Oreskovic l’ha definita “vergognosa” e il governo di Zagabria gli ha probitio l’ingresso nel proprio territorio. “La Camera ha a maggioranza stabilito che l’accusa non ha fornito sufficienti prove che questi crimini siano stati effettivamente commessi”, ha spiegato il giudice Jean-Claude Antonetti, poiche’ il leader ultra-nazionalista non aveva responsabilita’ “gerarchica” sulle milizie paramilitari e non puo’ essere giudicato responsabile del loro operato. Inoltre, pur “guidato dall’ardente ambizione politica di creare una Grande Serbia” durante le guerre blacaniche, ha stabilito la Corte, si trattava di “un progetto politico e non criminale”. Il 61enne Seselj, che si e’ difeso da solo, senza avvocati, e’ dunque tornato un uomo libero. “Questa volta, dopo tutti i processi in cui sono stati accusati serbi innocenti che hanno ricevuto sentenze draconiane, due giudici si sono comportati in maniera onorevole e e giusta”, e’ stato il suo commento. (AGI) 

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