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Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

20287Il Gup di Larino Daniele Colucci ha disposto il processo, al termine dell’udienza preliminare che si è celebrata oggi 15 settembre, per don Marino Genova, oggi 59enne. Cadute le accuse di violenza e pedofilia, resta in piedi l’ipotesi di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, che lo ha denunciato, aveva 13 anni all’epoca dei fatti e oggi chiede giustizia per gli abusi subiti. Intanto l’ex parroco di Portocannone è stato sospeso ‘a divinis’ dal Tribunale ecclesiastico. Non può somministrare sacramenti né celebrare la Messa. Oggi vive in una struttura di clausura vicino Roma.

Portocannone. Le accuse di violenza non ci sono più, ma resta in piedi il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato per abusi sessuali il suo ex parroco, aveva soltanto 13 anni quando si sarebbero verificati i fatti che oggi vedono imputato don Marino Genova, che di anni ne aveva invece 55.

A 13 anni non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. E dunque, ritiene il pubblico ministero Luca Venturi che ha chiesto il processo, la ragazza è stata una vittima dell’istinto erotico di un adulto. Che, in questo caso, era un sacerdote. Oggi don Marino, allontanato dalla parrocchia di Portocannone nel 2012 per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada, vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
Ora tocca alla giustizia laica. Oggi 15 settembre si è celebrata a Larino l’udienza preliminare davanti al gup Daniele Colucci, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Venturi disponendo il rinvio a giudizio per l’uomo, oggi quasi sessantenne, con l’accusa di atti sessuali con una minore. Il difensore di Marino Genova Ciro Intino aveva chiesto il proscioglimento ma alla fine ha prevalso la ricostruzione della pubblica accusa, incentrata sulla insussistenza giuridica del consenso ad atti di natura sessuale da parte di una persona non ancora quattordicenne. E Giada, appunto, aveva solo 13 anni quando, secondo il suo racconto, l’allora parroco di Portocannone, dove lei suonava l’organo, l’avrebbe avvicinata e costretta a subire le sue avances per diverso tempo.

La relazione, che si sarebbe consumata all’insaputa della madre della ragazza, è stata interrotta quando Giada Vitale ne ha parlato con una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, che era stato subito allontanato dalla parrocchia.

Il 26 gennaio prossimo, nel Tribunale di Larino, sarà celebrata la prima udienza del processo penale. Don Marino è imputato per atti sessuali con minore. Giada Vitale è parte lesa e assistita dall’avvocata Giovanna Moffa.

La vicenda aveva registrato un punto di svolta nel 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone del 58enne Marino Genova, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”. Era stato ritenuto responsabile di abusi sessuali.

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