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Sesso: infezioni e virus piu' diffusi tra giovani e donne

((AGI) – Milano, 25 giu. – Nelle fasce di popolazione piu’
giovane, soprattutto di sesso femminile, sia italiani che
immigrati, compresi casi di donne in gravidanza, si annidano le
maggiori percentuali di batteri e virus trasmissibili
sessualmente. E’ quanto emerge dal secondo ‘sistema di
sorveglianza sentinella’ delle Ist (infezioni sessualmente
trasmissibili), promosso dal centro operativo Aids
dell’Istituto superiore di sanita’ e il gruppo di lavoro
infezioni sessualmente trasmesse dell’Associazione microbiologi
clinici italiani. Si tratta di una indagine vasta, effettuata
dal 1 aprile 2009 al 31 dicembre 2013 su un campione di 93.403
esami condotti in 134 laboratori di microbiologia clinica
dislocati sul territorio nazionale. Tra le infezioni
identificate, quella provocata dal batterio ‘chlamydia
trachomatis’, con diffusione del 3,2% in Italia e con la
prevalenza piu’ elevata nella fascia 15-19 anni (8,2%): i
fattori predisponenti risultano essere i partner multipli e
l’abuso di alcol. Poi c’e’ la ‘neisseria gonorrhoeae’, o
gonorrea, presente nello 0,5% dei casi, con prevalenza maggiore
nei maschi. E il ‘trichomonas vaginalis’, infiammazione che
risulta presente in percentuale dello 0,7% con prevalenza
maggiore nelle donne. La pericolosita’ del fenomeno – rileva in
una nota l’associazione microbiologi clinici italiani – e’
anche data dalla frequente asintomaticita’ delle infezioni, di
cui la persona infetta viene a conoscenza quando gli effetti
critici per la salute si sono gia’ attivati. Per fronteggiare
questo pericolo – sostiene l’associazione -occorre intervenire
sia con campagne di sensibilizzazione della pubblica opinione
sui rischi effettivi sia attraverso campagne di screening.
Oltre alle percentuali di positivita’ menzionate – si
sottolinea -, un altro dato rilevante dell’indagine e’ quello
dei soggetti asintomatici, che rappresentano quasi il 50% della
popolazione infetta. Questa percentuale e’ maggiore tra le
donne rispetto agli uomini. Tra le donne la quota maggiore si
registra tra i soggetti in stato di gravidanza, fatto che
richiama l’importanza di eseguire il test per queste infezioni
anche in stato di gravidanza, in modo da evitare complicanze
che potrebbero colpire anche il nascituro. “Le malattie
sessualmente trasmissibili rappresentano un problema ormai di
rilevanza sociale vista la diffusione nella popolazione –
commenta Pierangelo Clerici, presidente Amcli -. La riduzione
dell’attenzione sui possibili rischi di patologie di questo
tipo, dovuta nel tempo al diluirsi dell’impatto mediatico
dell’AIDS grazie alle terapie che oggi consentono al paziente
non piu’ di sopravvivere ma di vivere, ha fatto si che
venissero abbandonati quei sistemi di prevenzione che negli
anni erano cresciuti, come ad esempio l’utilizzo del
preservativo. A cio’ ha fatto riscontro un incremento di
patologie a trasmissione sessuale come quelle sostenute da C.
trachomastis (soprattutto nella fascia d’eta’ 15-25 anni),
quelle sostenute da neisseria gonorrhoeae e quella da papilloma
virus (hpv). Se nei confronti di quest’ultimo una corretta
campagna vaccinale in eta’ preadolescenziale e soprattutto
un’attenta verifica dell’avvenuta immunizzazione porterebbe ad
una diminuzione del rischio di tumori del collo dell’utero,
solo campagne di screening sugli adolescenti potrebbero evitare
importanti sequele (fino all’infertilita’) nel caso di
infezioni sostenute dai primi due microorganismi. A tale
proposito i microbiologi clinici sono da sempre impegnati a
proporre nuovi percorsi diagnostici che consentano in breve
tempo e con limitata compliance del paziente (basterebbe un
campione di urina) la ricerca dei microrganismi patogeni”.
.

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