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Sesso nei bagni pubblici a Trieste, maximulta al prete

Raffica di patteggiamenti tra i 37 indagati per atti osceni in via Giulia. Pena pecuniaria di 30mila euro, sospesa, per il sacerdote.

di Corrado Barbacini –

TRIESTE A piccoli gruppi – quasi di nascosto – patteggiano e chiudono la loro imbarazzante vicenda giudiziaria, iniziata la scorsa estate nei bagni pubblici del giardino di via Giulia, che si trovano proprio sotto la sede della polizia locale. Lì dentro sono stati infatti immortalati dalle telecamere piazzate proprio dagli agenti, avvisati dalle mamme dei bambini mentre, come si legge nell’ordinanza, «facevano cose disgustose», davanti agli occhi dei ragazzini. L’accusa per i 37 indagati è quella di atti osceni in luogo pubblico in presenza di minori. Molti di loro, però, come detto stanno uscendo da questa storia prima del dibattimento, evitando così che il Comune, proprietario dell’immobile, possa costituirsi parte civile chiedendo loro i danni arrecati quantomeno all’immagine.

Pochi giorni fa è stato chiuso davanti al gip Luigi Dainotti il primo patteggiamento riguardante cinque esibizionisti. Ieri mattina davanti al gip Giorgio Nicoli è stata la volta di altri sei indagati, tra cui anche un sacerdote. Che, all’epoca, si era giustificato dicendo di essere andato in quei bagni per sfogo. «Se mi avessero bloccato subito – aveva detto – mi sarei reso conto di quello che stavo facendo…». Il suo difensore, l’avvocato Luca Maria Ferrucci, ha concordato con il pm Maddalena Chergia (in aula era presente il pm Massimo De Bortoli) una pena pecuniaria (sospesa) di 30mila euro. Il sacerdote era stato filmato mentre – con la porta aperta – si appartava con un altro frequentatore dei bagni pubblici. Un altro esibizionista, un uomo di 52 anni, sempre difeso dall’avvocato Ferrucci ha scelto di chiudere la partita con la pena pecuniaria, sempre sospesa, di 15mila euro.
È stata definita anche la posizione del “viaggiatore”, l’uomo residente a Roma che veniva regolarmente a Trieste in treno per incontrarsi nei bagni pubblici di via Giulia. Ovviamente finché gli agenti lo hanno bloccato in compagnia di un amico occasionale. I due si esibivano, “en plain air”, con la porta aperta, davanti ai bambini. Per il viaggiatore e gli altri due indagati le pene patteggiate e dunque sospese sono state di 2 e 3 mesi. In aula presenti i difensori, gli avvocati Fabio Campanella, Giovanna Augusta de’ Manzano e Alessandra Devetag.

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L’indagine era partita da una segnalazione verbale ai vigili urbani: gli approfondimenti erano stati avviati a inizio luglio e avevano portato ben presto alla denuncia di due uomini. Di segnalazioni, poi, ne erano arrivate altre. Così gli agenti avevano installato una serie di telecamere in prossimità della porta dei bagni pubblici. Gli accertamenti erano andati avanti per settimane, portando a galla un fenomeno che all’inizio aveva coinvolto addirittura 51 persone. Gli agenti li aspettavano nei pressi della palazzina. Poi li fermavano: «Documenti, prego». In pochi giorni il cerchio investigativo si era chiuso puntando esclusivamente a coloro i quali si erano esibiti in pubblico, e cioè con la porta aperta. E alla fine sono stati evidenziati gli episodi che costituiscono reato. Esibizioni «disgustose», erano state definite. Ora i patteggiamenti. In silenzio.

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/05/11/news/sesso-nei-bagni-pubblici-a-trieste-maximulta-al-prete-1.13453642

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