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Sheridan e ‘Il segreto’, la violenza della Chiesa cattolica sul grande schermo

Articolo di Chiara Ugolini (Repubblica online 5.4.17) “Il film del regista irlandese, tratto da un bestseller, racconta la storia dei bambini sottratti alle madri nubili da preti e suore cattoliche. Negli ultimi anni sono usciti molti film (‘Spotlight’ che ha vinto l’Oscar, ‘Philomena’) che puntano il dito contro le violenze perpetrate dalla Chiesa contro gli ultimi”

“”Una volta piccolo e grande schermo si limitavano a raccontare solo gli esempi migliori di Santa Romana Chiesa. I film e le fiction erano dedicate alle agiografie dei santi e dei papi, poi qualcosa è cambiato nella società e anche nei media e piano piano gli errori, gli abusi, le violenze della Chiesa cattolica sono arrivati sugli schermi. E alla notte degli Oscar, dove poco più di un anno fa il film che racconta il caso di pedofilia sistematicamente coperta per anni nella comunità bostoniana ha ottenuto il massimo riconoscimento dell’industria (Spotlight), mentre nella sua serie internazionale Paolo Sorrentino dedicava un intero capitolo alla storia del cardinale Gutierrez, inviato in America per indagare sul caso Kurtwell, cardinale americano accusato di aver abusato di tanti giovani.Il segreto di Rooney e Vanessa. All’interno di questo filone, che vanta autori come Pedro Almodovar che ha attinto direttamente alla sua esperienza di studente nelle scuole cattoliche per il suo La Mala Educacion o Ken Loach che con il suo Jimmy’s Hall ha raccontato l’ingerenza della Chiesa nell’Irlanda degli anni Trenta, ci sono alcuni autori che si sono concentrati in particolare sulla violenza, gli abusi e la prepotenza di una certa parte dei preti e delle suore cattoliche nei confronti di donne nubili, sole, indifese e dei loro bambini. A questo filone appartiene Il segreto, il mélo che Jim Sheridan ha tratto dal bestseller dell’autore dublinese Sebastian Barry (Bompiani editore). Racconta la storia di Rose McNulty, una giovane e affascinante fanciulla (Rooney Mara), la cui bellezza solleva l’interesse morboso del prete locale che non le perdona la storia d’amore con un ribelle conosciuto durante la guerra civile irlandese. Quando il giovane aviatore non torna dal fronte e lei si ritrova incinta verrà internata in un ospedale psichiatrico, costretta dalle suore a lavorare alla fabbrica del tabacco e il figlio portato via per essere adottato.
Una madre e un figlio. “Questa è la storia di una madre e di un figlio e questo doveva essere il centro di tutto – dice Sheridan – La storia di una donna che perde il proprio figlio mi sembrava molto forte, un tema importante nel vasto mondo della letteratura: una madre che perde un figlio lo cerca tutta la vita e la nostra protagonista era una donna che non voleva rinunciare al suo bambino che invece le fu portato via”. E così il resto della vita di Rose, chiusa dentro le quattro mura del manicomio, viene trascorso cercando nel suo animo di non dimenticare il figlio che le hanno strappato e l’unico uomo che abbia mai amato. Quando, ormai anziana (interpretata dal premio Oscar Vanessa Redgrave), un medico (Eric Bana) cercherà di fare luce sulla sua storia e leggerà i suoi diari verrà fuori il suo terribile segreto.
Magdalene, Philomena e le altre. Di questo filone delle donne sfruttate, abusate, maltrattate dalla chiesa cattolica irlandese fanno parte anche due altri film importanti: Magdalene di Peter Mullan, Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia. È la storia dei conventi Magdalene gestite dalle Sorelle della Misericordia per conto della Chiesa cattolica che ospitavano ragazze imprigionate e costrette a lavorare nelle lavanderie per espiare i propri peccati, peccati come essere una madre nubile, essere troppo bella, troppo brutta o troppo intelligente. Migliaia di donne vivevano e morivano lì dentro e quello che più colpisce di questa storia è che l’ultima di queste lavanderie è stata chiusa soltanto nel 1996. È una sorta di sequel di Magdalene poi il film con Judi Dench Philomena, storia dell’adolescente Philomena Lee, che dopo essere rimasta incinta viene cacciata dalla famiglia e mandata al convento di Roscrea. Per ripagare le religiose delle cure che le prestano prima e durante il parto, Philomena lavora nella lavanderia del convento e può vedere suo figlio Anthony un’ora sola al giorno. A tre anni Anthony le viene strappato e dato in adozione ad una coppia di americani. Cinquant’anni dopo incontra Martin Sixmith, un disincantato giornalista, e gli racconta la sua storia. Martin la convince allora ad accompagnarlo negli Stati Uniti per andare alla ricerca di Anthony. “L’Irlanda è un paese particolare. Siamo stati un posto così conservatore mentre io crescevo e oggi è uno dei primi posti dove il matrimonio gay è stato votato – commenta Sheridan – È cambiato tutto. La grande paura in quell’epoca era la povertà, la fame. Le donne erano nell’impossibilità di sfamare i propri figli, non parliamo poi se si trattava di bambini illegittimi, lì non c’era proprio via d’uscita e quelle erano le conseguenze”.””

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