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Siamo riusciti a inquinare anche la Fossa delle Marianne

Molti di voi avranno sentito parlare almeno una volta del ‘Pacific Trash Vortex’, il colossale accumulo di materie plastiche, residuati chimici e simile lordura che galleggia nell’Oceano Pacifico settentrionale. I devastanti danni ambientali inferti al mare dai rifiuti gettativi dall’uomo possono essere, però, assai meno visibili. Organismi contaminati da sostanze chimiche cancerogene sono stati rilevati persino nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo dell’oceano, a quasi 11 mila metri di profondità. A rivelarlo è una ricerca dell’Università di Aberdeen, iniziata nel 2014, i cui risultati sono stati diffusi lo scorso giugno. 

Il team di ricercatori guidato dal professor Alan Jamieson ha prelevato campioni di anfipodi, crostacei simili ai gamberi che vivono nelle profondità abissali, nella Fossa delle Marianne, 10.994 metri sotto il livello del mare nel Pacifico occidentale, e nella Fossa delle Kermadec, 10.047 metri sotto il livello del mare al largo della Nuova Zelanda. 

Perché gli abissi sono così a rischio

Fondamentali per la regolazione del clima e della temperatura globale, le fosse oceaniche sono particolarmente soggette all’inquinamento proveniente dai grandi scarichi industriali perché – spiega Nature – favoriscono l’accumulo di sostanze nocive, che, giunte a simili profondità, non possono essere smosse dalle correnti. Grandi concentrazioni di policlorobifenili, provenienti dagli stabilimenti asiatici che producono plastica, sono state rilevate nella Fossa delle Marianne. Si tratta di componenti, vietate da decenni nella maggior parte dei Paesi, la cui tossicità è paragonabile a quella della diossina e che – scrive Discover Magazinesono stati rilevati in quantità superiori a quelle registrate nei due fiumi cinesi più inquinati. La Fossa delle Kermadec è particolarmente ricca di polibromodifenileteri, sostanze utilizzate per la produzione di materie ignifughe la cui produzione è stata ristretta dalla convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti.

A rischio l’equilibrio climatico?

Gli scienziati temono che l’inquinamento delle fosse oceaniche possa avere un impatto anche sul clima. Le grandi fosse abissali fungerebbero infatti da depositi e filtri naturali di anidride carbonica, grazie ai microbi che la riconvertono. Per studiare come le sostanze tossiche influiscano su questi organismi e le loro funzioni serviranno ancora, però, parecchie ricerche.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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