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Silenzio da Marte, "non sappiamo se sonda Schiaparelli sia integra"

Roma – La sonda Schiaparelli è su Marte, ma a più di 12 ore giace muta sul suolo del Pianeta rosso. L’Esa ha comunicato che l’analisi dei dati è ancora in corso. “Non sappiamo se la sonda Schiaparelli sia integra”, ha riferito David Parker, direttore delle esplorazioni robotiche dell’Agenzia spaziale europea” nel corso di una conferenza stampa nel centro di controllo di Darmstadt, in Germania. “Dal punto di vista ingegneristico questi dati sono esattamente ciò che volevamo”, ha aggiunto Andrea Accomazzo, direttore della missione planetaria Exo Mars, riferendosi a quanto trasmesso dalla sonda fino a 50 secondi prima dell’impatto sul suolo marziano, dicendosi “molto fiducioso” che verrà chiarito cosa sia accaduto. La missione “è stata comunque un successo”, ha sottolineato Johann Dietrich Woerner, direttore generale dell’Agenzia spaziale europea.

“Abbiamo perso il segnale quando mancavano circa 50 secondi all’impatto”, aveva spiegato Walter Cugno, responsabile del progetto Exomars di ThalesAlenia Spazio a margine della conferenza stampa di presentazione della missione spaziale a guida italiana su Marte. ”La sonda Schiaparelli ha inviato segnali correttamente fino alla fase finale quando sono entrati in funzione i retro razzi. Poi il segnale si è interrotto. Non sappiamo se sia un dato negativo. Significa solo che c’è un problema”.

La discesa verso Marte della sonda è proseguita senza intoppi e nel centro di comando dell’Esa, l’agenzia spaziale europea le operazioni avevano fatto ben sperare. Da domenica scorsa, quando il modulo destinato a posarsi sulla superficie marziana si è staccato dalla navicella che l’ha portato fin nell’orbita di Marte, la Trace Gas Orbiter (TGO), sono stati effettuati solo piccoli aggiustamenti di rotta.

Ecco perché la sonda si chiama Schiaparelli

 

LA SEQUENZA DI DISCESA

Durante i primi tre minuti della discesa, l’atmosfera marziana ha rallentato la sonda protetta dal calore prodotto dall’attrito dallo scudo termico che progressivamente è stato consumato. Alle 16,45 la sonda era a circa undici chilometri dal suolo e la sua velocità si era essere ridotta a soli, si fa per dire, 1.700 chilometri orari. A questo punto si è aperto il paracadute supersonico di 12 metri di diametro che si trova a bordo di Schiaparelli. Dopo soli 40 secondi, quando la navicella ha smesso di oscillare e la velocità è scesa a circa 250 chilometri orari, è stato espulso il paracadute e contemporaneamente anche lo scudo anteriore di protezione. E’ stato quindi possibile far entrare in funzione i radar istallati a bordo della sonda che hanno verificato la posizione e la velocità di discesa sia verticale che orizzontale della sonda. Le informazioni raccolte dal radar di bordo sono state usate dal sistema di controllo dei motori che si accenderanno per assicurare una ulteriore frenata di Schiaparelli e una sua discesa verso il suo marziano nella posizione più corretta possibile. Al termine della discesa, quando in Italia erano le16.48 ad appena un paio di metri dal suolo di Marte, i razzi, alimentati ad atrazina, si sono attivati e Schiapparelli si è posata su Marte al riparo solo di una struttura deformabile che dovrebbe averne attenueato gli effetti dell’urto. (AGI)

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