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Simbolismo del Gallo

galloIl gallo risulta essere un elemento iconografico trasversale, rispetto al tempo e allo spazio, in diversi luoghi o contesti o testimonianze.

A parte le feste propiziatorie della raccolta delle messi che utilizzavano elementi simbolici del fallo, come, per citare alcune feste italiane, il palo o l’albero di maggio, oppure costruzioni apposite come i gigli campani o i ceri di Gubbio e forse anche la macchina di santa Rosa di Viterbo, il pene è sempre stato rappresentato esplicitamente come simbolo di fecondità.
Le falloforie portavano solennemente in processione il fallo in onore di Priapo, di Dioniso e di Osiride.
E spesso troviamo una associazione del fallo, simbolo di fecondità, col gallo.
La cosa strana è che il gallo non ha un pene eppure il gallo rappresenta il potere fecondante del fallo maschile, come si evidenzia da un bassorilievo nel tempio di Dioniso a Delo oppure dalla statuetta Salvatore del mondo , che, si diceva, fosse (ma forse lo è ancora) conservata nei musei Vaticani. gallo2Questo simbolismo deriverà certamente dal fatto che in un pollaio c’è un solo gallo per numerose galline, e quindi per un’associazione con le sue spigliate capacità di accoppiamento.

Ma il gallo presenta anche un altro simbolismo.
Abraxas è un simbolo, più che una divinità, e certamente deriva da qualche non ben identificata setta gnostica. La testa di gallo però, a mio avviso, si riferisce sia alla sua fecondità generativa ma anche ad una fecondità allegorica: quella che viene associata con l’azione del sole sulla terra.
La testa di gallo di Abraxas infatti può far riferimento al Sole-Bene, mentre i piedi di serpente presumibilmente fanno riferimento all’Ade, alle Tenebre-Male e quindi Abraxas rappresenta anche la grande dicotomia che è possibile rilevare in tutte le religioni. gallo3(Si vedano anche gli articoli Il sole e la luna in antiche e moderne teologie e Il bene e il male)
Questa stessa simbologia, luce-tenebre, giorno-notte, bene-male, la troviamo in un mosaico della basilica di Aquileia: il gallo, simbolo della rinascita del sole, combatte contro la tartaruga, simbolo della notte e del letargo invernale, esattamente come fa San Giorgio col drago e l’Arcangelo Michele col demonio.

La lotta fra luce e tenebre, bene e male, attaverso il tempo e le religioni
Il gallo è anche presente nel gabinetto di meditazione massonico ed è un sicuro riferimento alla  Illuminazione massonica, ma anche solare, come abbiamo visto nel precedente articolo Cristianesimo e Massoneria Due facce della stessa medaglia?
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Pettazzoni in Kronos in Egitto ci riporta un passo del Panarion di Epifanio, che è una fonte inesauribile di notizie: “la notte del 6 gennaio i  fedeli convenivano nel tempio – il Koreion – ed ivi vegliavano cantando e suonando, finché, al  primo canto del gallo, alcuni di loro scendevano, al lume delle torce, in una cappella sotterranea, e ne traevano un idolo di legno, seduto in una specie di lettiga, con impressi cinque sigilli dorati in forma di croce, uno sulla  fronte, due sulle mani e due sui ginocchi. L’idolo era portato in processione, la quale girava sette volte intorno alla cella più interna, al suono di  flauti e timpani e al canto di inni sacri. Infine il simulacro era riposto nella cripta. Richiesti del senso di questo “mistero”, i fedeli rispondevano così: “Oggi in quest’ora la Vergine ha generato  Aion.””
Il canto del gallo era quindi il segnale della nascita di Aion (Kronos),come nei Vangeli, dove il gallo è associato a Pietro perché appunto annunzia il nascere del sole, ma questo può essere solo un espediente narrativo per evidenziare un’altra delle tante allegorie evangeliche.
“Non per nulla, il campanile dell’antica Basilica Vaticana
(intitolata a Pietro) era sormontato,  prima della sua demolizione cinquecentesca, da un enorme gallo metallico” ci dice Federico Zeri  in Orto Aperto.
E Pietro può essere associato anche alla divinità con la testa di leone avvolto nelle spire di un serpente, il corrispondente mitraico dell’Aion egizio, a causa delle chiavi che fanno parte della sua simbologia, chiavi che rappresentano il potere della conoscenza che l’adepto acquisisce nel suo cammino iniziatico e che serviranno ad aprire il cancello del cielo, l’ottavo gradino della scala mitraica.
Questa associazione con Aion sembra essere anche celata nell’appellativo che Pietro riceve nei vangeli: “Bariona ” trasformato in “bar Iona”. Iona non può essere Giona, come viene generalmente tradotto, per cui dobbiamo intenderlo come un anagramma di Aion utilizzato per celare la vera identità allegorica di Pietro e quindi dobbiamo chiederci se questo personaggio sia veramente esistito.
In conclusione quindi il molteplice simbolismo del gallo si può sintetizzare in due parole: fertilità e risurrezione.
Ma l’assenza del pene nel gallo ci porta anche a pensare che il suo simbolismo abbia avuto una evoluzione rispetto ai culti dioniciaci, e, forse, allora si chiarisce il passo di Matteo 19,12: “
Vi sono eunuchi che sono nati tali dal grembo della madre e vi sono eunuchi che sono stati resi così dagli uomini e vi sono eunuchi che si sono resi eunuchi a causa del regno dei cieli”.
© 2011 Pier Tulip Questo articolo raccoglie alcuni argomenti trattati nel libro
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