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Singapore, porta d'accesso Asia ma aziende italiane arrivino preparate

Singapore – Una selva di grattacieli in perenne costruzione, un porto tra i più trafficati al mondo: Singapore è la dinamica porta d’accesso ai Paesi del sud-est asiatico, una città-Stato di 5 milioni di abitanti, caratterizzata da una crescita costante e regole chiare, oltre che da un ambiente favorevole agli investimenti grazie a incentivi e fondi a disposizione. E’ questa un’opportunità da non lasciarsi sfuggire per le aziende italiane, in particolare quelle ad alto contenuto tecnologico, che devono però fare attenzione. L’arena è molto competitiva e l’improvvisazione non paga. Fondamentale è studiare il contesto, presentare proposte valide, avere un piano strategico di lungo periodo e, soprattutto, seguire la situazione da vicino, in loco.

Italian Innovation Days

E’ questa la fotografia che esce dalla due giorni ‘Italian Innovation Days’ a Singapore promossa da Unioncamere e Unioncamere Lazio, Agenzia Ice, Camera di Commercio Italiana in Singapore, Confindustria Sistemi Innovativi, Unindustria, Cnr, Enel, in collaborazione con l’ambasciata italiana guidata da Paolo Crudele e la Singapore Manufacturing Federation. Un evento dedicato alla promozione internazionale dell’innovazione italiana, con un’azione di sistema che ha messo insieme soggetti pubblici e privati e l’obiettivo di creare opportunità di investimenti su progetti di interesse, soprattutto per le startup italiane. Ai lavori ha partecipato il ministro dei Trasporti di Singapore, Josephine Teo, che ha lodato “lo sforzo straordinario” messo in campo, parlando di una “forte collaborazione” tra i due Paesi. Ora c’è bisogno di “rafforzare le relazioni” guardando alle “opportunità economiche significative” che vengono dal sud-est asiatico, “un’area dinamica con 600 milioni di abitanti, una classe media in crescita e un mercato competitivo”. Sono “già 500 le aziende italiane” che hanno trovato posto nella città-Stato in “vari settori di eccellenza”, ha ricordato Teo, invitando a “condividere idee e soluzioni”, nell’ottica di Singapore come “base e porta per la regione per le aziende”.

 

Porta d’accesso per il sud-est asiatico 

E’ questo un fattore determinante, come sottolinea Francesco Marcolini, coordinatore dell’evento e direttore del Desk Asia di Unioncamere Lazio. “Questa è la porta d’accesso per tutta l’Asia, c’è un lavoro profondissimo da fare, ma qui c’è tutto”, spiega, invitando però a “ragionare in termini più strutturati”. “Con questa iniziativa abbiamo mosso una trentina di aziende italiane e una sessantina di imprese locali, avviando un rapporto con la città e le sue organizzazioni imprenditoriali che sta andando bene. C’è un terreno molto fertile sul quale lavorare. Vogliamo fare in modo che le aziende italiane possano utilizzare questa città come uno snodo d’affari, qui le maggiori multinazionali hanno gli uffici di rappresentanza, ed è l’unica città nella regione che dà la certezza del diritto. Esiste una possibilità di capitali altissima, ma per intercettarli – ribadisce – bisogna fare proposte molto strutturate”. “E’ una città che offre una molteplicità di opportunità, saperle cogliere e’ un lavoro molto complesso. Questa iniziativa, a largo spettro, è solo il primo passo: serve ad aprire la strada ma poi bisogna proseguire con missioni di approfondimento”. Tra i settori più promettenti, secondo Marcolini, quello “biomedicale, farmaceutico e delle biotecnologie, il fintech e anche il greentech, cioè tutte quelle tecnologie volte alla tutela e al recupero dell’ambiente”.

Opportunità per le aziende italiane

Le potenzialità di investimento, i fondi a disposizione ci sono ma, avverte Federico Donato, presidente della Camera di Commercio a Singapore (Iccs), da 11 anni residente nella città-Stato, “bisogna sapere come intercettarli, c’è una grandissima opportunità per le imprese media e grandi, che stanno arrivando, e loro per prime vengono a fare scouting di tecnologie per i mercati locali”. Diverso invece il discorso per quanto riguarda le piccole imprese. “L’idea è di entrate in una filiera, un incubatore, ma è necessario che studino bene il contesto: può avere senso, ma solo se fanno una scelta consapevole di mercato”. Inoltre, sottolinea, è fondamentale la “determinazione, esserci per davvero. Bisogna avere la possibilità di fare un investimento di tempo e soldi, mettendo una persona in loco, nell’ottica di un piano di qualche anno”. Una volta qui, infatti, si può accedere ai mercati limitrofi, “un Paese alla volta, sono vicini logisticamente e avvicinabili. Questo è un valore aggiunto”. Proprio per far conoscere in Italia le opportunità che la città-Stato offre, “abbiamo aperto nel maggio scorso un ufficio a Milano, per dare più visibilità a Singapore”. E’ stata avvertita forte, infatti, “l’esigenza di andare a raccontare quello che succede qui”. “Singapore oggi è interessante perché, vista la situazione geopolitica complicata con la Russia, in Medio Oriente e Nordafrica, le principali aree di destinazione del nostro export, di mercati grossi di riferimento c’è il sud-est asiatico”. Una priorità indicata anche dal governo italiano e in quest’ottica si muove la Camera di commercio italiana a Singapore che ha una vocazione regionale: “vogliamo diventare il punto di riferimento per tutta l’area”, conferma Donato, forti anche del fatto che la città-Stato “è per vocazione la porta d’ingresso, qui tutte le multinazionali hanno gli uffici per il resto dell’Asia”. 

Paese prioritario per il governo

Per l’Italia Singapore, e più in generale il sud-est asiatico, è una delle priorità strategiche nell’ambito di un export e di una internazionalizzazione che sono state, e sono tuttora, vere e proprie boccate d’ossigeno e ancore di salvezza per moltissime aziende italiane in questi anni di crisi. Lo dimostra anche la presenza del sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, arrivato per aprire i lavori in una visita lampo a Singapore, “la terza in due anni e mezzo”, sottolinea, facendosi portavoce “dello sforzo che il governo sta mettendo per garantire continuità nelle relazioni con alcuni Paesi prioritari”. Tra questi “l’Asean, grande mercato in espansione in Asia” con 600 milioni di abitanti, bisogni e desideri in crescita, “è un obiettivo che stiamo coltivando grazie all’impegno, premiato, che molte aziende italiane stanno mettendo in campo, anche a partire da Singapore, hub logistico e finanziario, vera porta d’ingresso alla regione”.

Il Sistema Paese che funziona

E in questa battaglia, quotidiana, le imprese non sono affatto sole: “il Sistema Paese a Singapore funziona”, assicura l’ambasciatore Italiano, Paolo Crudele. “La collaborazione tra ambasciata, Ice e Camera di commercio è un coordinamento che lavora molto bene e sono tantissime le aziende che accompagniamo a fare ricognizioni di mercato e a prendere contatti, con sempre più frequenza. Facciamo tutto il possibile per sostenere le nostre aziende in tutti i contesti”. Da parte loro, prosegue, “le imprese di Singapore cercano partner seri, con prospettive di investimento, che non vengano qui con un approccio mordi e fuggi, che vogliano trovare non solo un mercato per le esportazioni ma soprattutto sinergie per investire insieme. Gli italiani hanno una grandissima capacità, non solo creativa, ma anche tecnologica e industriale. I singaporiani hanno una profonda conoscenza del territorio, della regione e un network che funziona molto bene: mettendo insieme le due cose, ci si può espandere, ci sono grandi opportunità”. 

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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