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Sinodo dei vescovi 2014, sesto giorno. Matrimonio e famiglia: il più grosso cambiamento dal concilio di Trento

Massimo Faggioli –

Matrimonio e famiglia: il maggior cambiamento dal Cinquecento ad oggi. La seconda settimana del Sinodo dei vescovi sulla famiglia si è aperto in Vaticano con delle novità sostanziali. Si può dire, riprendendo le parole del direttore di Civiltà Cattolica, il gesuita padre Antonio Spadaro (che è membro del Sinodo nominato da papa Francesco), che ‘il Sinodo è un Sinodo-concilio’:

dibatte in libertà come il concilio Vaticano II, e dibatte su questioni che al concilio Vaticano II (1962-1965) non erano state dibattute perché il concilio arrivò troppo presto, come le convivenze pre-matrimoniali e i matrimoni civili, i divorziati risposati, e gli omosessuali nella chiesa. In un altro senso, il Sinodo del 2014 è storico perché affronta queste questioni alla luce del concilio Vaticano II (metodo induttivo; apertura al mondo; attitudine pastorale verso le situazioni ‘irregolari’ che sono fatte di peccatori come anche le famiglie ‘regolari’), ma affronta queste questioni tentando di fare teologia alla luce della situazione complessa sotto gli occhi di tutti: come fece il concilio di Trento che nel 1563 (oltre 450 anni fa) decise di premiare il carattere pubblico del matrimonio al fine di regolarizzare e mettere fine a quella farragine di situazioni come i ‘matrimoni segreti’ e i ‘matrimoni clandestini’. Il Sinodo 2014 afferma di non mettere sullo stesso piano matrimonio e unioni omosessuali, ma afferma anche che ci sono elementi positivi anche nelle convivenze prematrimoniali e nelle unioni di fatto e matrimoni civili, purché stabili, e parla di ‘gradualità’ nel cammino verso il matrimonio: questo non è altro che fare per il mondo moderno e pluralista quello che il concilio di Trento fece nell’Europa del cristianesimo di Stato dal cinquecento in poi.

Un altro linguaggio della chiesa. Questa evoluzione del linguaggio e dei toni non è isolato alla questione del matrimonio e della famiglia, ma fa parte di un più ampio discorso di papa Francesco e dei vescovi in Sinodo su che tipo di chiesa la chiesa cattolica vuole essere. Parole come quelle pronunciate dalla relazione al Sinodo e alla conferenza stampa – “primato della grazia”, “conversione missionaria”, “cogliere le possibilità”, “dialogo e cooperazione con le strutture sociali”, “curare le famiglie ferite”, le famiglie spaccate come “situazioni più subite che scelte”, “elaborare cammini realistici” per l’accoglienza degli omosessuali nella chiesa – tutte queste parole erano semplicemente impensabili per un Sinodo dei vescovi in Vaticano solo 20 mesi fa, sotto Benedetto XVI: è cambiata un’era, anche grazie alle dimissioni di Benedetto XVI. Papa Francesco domenica beatificherà Paolo VI, il papa della enciclica contro la contraccezione Humanae Vitae, che il Sinodo vuole valorizzare di nuovo: ma tutto il contesto è cambiato, e le linee aperte dal Sinodo sono chiaramente in una direzione che cerca di parlare agli uomini e donne del nostro tempo in maniera realistica, senza illudersi che gli scenari ideali siano quelli reali, e senza illudersi che gli scenari proposti come ideali siano veramente sempre ideali.

Ottobre 2014 – ottobre 2015: un anno di dibattito nella chiesa. Il Sinodo rappresenta un atto di recezione da parte dell’episcopato del primo anno e mezzo di papa Francesco (che nelle sue omelie mattutine, in questi ultimi giorni, ha fatto chiaramente capire come la pensa). Tuttavia quel che sta accadendo a Roma non è la fine del dibattito ma l’inizio: si ha l’impressione che la fine del Sinodo, domenica prossima, non sarà che l’apertura di un dibattito in tutta la chiesa e che le conclusioni vere e proprie saranno decise e pubblicate solo nel prossimo Sinodo ordinario (cioè, con più membri, in gran parte eletti dai vescovi in tutte le nazioni) dell’ottobre 2015. Sarà un anno molto intenso: in certe regioni della chiesa mondiale i vescovi e i cattolici sono pronti a confrontarsi con queste traiettorie proposte dal Sinodo, mentre in altre regioni vi sarà grande riluttanza. Lo si è visto alla conferenza stampa di lunedì pomeriggio in Vaticano, dove alla linea ‘ortodossa’ del cardinale ungherese Erdö si è opposta la linea dell’arcivescovo italiano Forte (opposizione espressa in un linguaggio felpato che gli addetti ai lavori sanno interpretare bene). Queste due linee continueranno a confrontarsi nel resto del Sinodo del 2014 all’interno della ‘supercommissione’ voluta da papa Francesco (vedi il post di sabato 11 ottobre).
La rivoluzione americana (cattolica). C’è da prevedere una forte resistenza a questa linea dialogica in una delle chiese più importanti al mondo, quella americana, i cui membri sinodali a Roma sono i principali oppositori della linea Francesco, specialmente il cardinale Burke. Negli Stati Uniti il matrimonio omosessuale è legale in trenta Stati su cinquanta, ed è storia degli ultimi mesi e anni la cacciata dalle scuole cattoliche di figli di coppie omosessuali (solo per fare un esempio). Papa Francesco è un pastore tradizionale, non liberal né liberale, ma allo stesso modo gli è estranea un’idea di chiesa che combatte una ‘culture war‘ – una guerra tanto cara al cattolicesimo conservatore americano e combattuta a suon di vittime sia fuori che dentro la chiesa. Se per il cattolicesimo mondiale questa del Sinodo è l’evoluzione di un linguaggio che vescovi e preti sapevano già capire e parlare (sottovoce), per la chiesa in Nordamerica è una vera rivoluzione: è il “problema americano” di papa Francesco che qualcuno aveva già intravisto fin da quella sera del 13 marzo 2013.

http://www.huffingtonpost.it/massimo-faggioli/sinodo-dei-vescovi-2014–culture-war-omosessuali-divorziati-famiglie-di-fatto_b_5977432.html?utm_hp_ref=italy

 

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