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Sinodo dei vescovi, il documento: apertura a gay, divorziati e nullità nozze

La discussione sulla famiglia in Vaticano dal 4 al 25 ottobre, con la partecipazione di papa Francesco. Il testo base frutto dell’incontro dell’ottobre scorso e di un questionario inviato a tutte le conferenze episcopali. “Ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata”. L’astinenza sessuale condizione per la “riammissione” dopo la rottura del matrimonio.

di Francesco Antonio Grana – 23 giugno 2015 –

Accogliere i gay. Non escludere i divorziati risposati. Processi gratis per la nullità matrimoniale. Sono i tre aspetti principali del documento base del prossimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si terrà in Vaticano dal 4 al 25 ottobre prossimi. La traccia sulla quale trecento presuli di ogni parte del mondo discuteranno insieme col Papa per tre settimane è il risultato del documento finale del Sinodo dei vescovi sulla famiglia dell’ottobre 2014 integrato dalle risposte al questionario inviato a tutte le conferenze episcopali.

Sui gay il documento è molto chiaro: “Ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società. Sarebbe auspicabile che i progetti pastorali diocesani riservassero una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone”. Parole di tenore opposto a quelle usate dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha definito le nozze gay “una sconfitta per l’umanità”.

Sui divorziati risposati nel documento base del prossimo Sinodo si legge che “vanno ripensate le forme di esclusione attualmente praticate nel campo liturgico-pastorale, in quello educativo e in quello caritativo. Dal momento che questi fedeli non sono fuori della Chiesa, si propone di riflettere sulla opportunità di far cadere queste esclusioni”. Non c’è l’apertura alla comunione, ma solo a quella spirituale per i divorziati risposati che vivono in astinenza sessuale. Su questo aspetto il testo sinodale registra “un comune accordo sulla ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo”. Il suggerimento è di avviare “un percorso di presa di coscienza del fallimento e delle ferite da esso prodotte, con pentimento, verifica dell’eventuale nullità del matrimonio, impegno alla comunione spirituale e decisione di vivere in continenza”.

Minoritaria appare, invece, la strada di una “via penitenziale” vista come “un processo di chiarificazione e di nuovo orientamento, dopo il fallimento vissuto, accompagnato da un presbitero a ciò deputato. Questo processo dovrebbe condurre l’interessato a un giudizio onesto sulla propria condizione, in cui anche lo stesso presbitero possa maturare una sua valutazione per poter far uso della potestà di legare e di sciogliere in modo adeguato alla situazione”. Così come appare esclusa la prassi matrimoniale delle Chiese ortodosse dove si “deve tener conto della diversità di concezione teologica delle nozze”. Nell’Ortodossia, infatti, precisa il documento, la prassi di benedire le seconde unioni avviene “senza mettere in discussione l’ideale della monogamia assoluta, ovvero dell’unicità del matrimonio. Questa benedizione è di per sé una celebrazione penitenziale per invocare la grazia dello Spirito Santo, affinché sani la debolezza umana e riconduca i penitenti alla comunione con la Chiesa”.

Nel documento sinodale viene ripreso pienamente l’auspicio, più volte espresso dal Papa, di “rendere più accessibili e agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale”. Viene suggerito anche “di istituire nelle diocesi un servizio stabile di consulenza gratuita”. Sulla doppia sentenza conforme per la nullità matrimoniale, “larga è la convergenza in ordine al suo superamento, fatta salva la possibilità di ricorso da parte del difensore del vincolo o di una delle parti”. Un’ulteriore proposta è di aprire in ogni diocesi, in maniera gratuita, servizi di informazione, consulenza e mediazione collegati alla pastorale familiare, specialmente a disposizione di persone separate o di coppie in crisi.

Sul “dramma dell’aborto” viene ribadito “il carattere sacro e inviolabile della vita umana” e l’impegno della Chiesa a offrire consulenza alle gestanti, sostenere le ragazze-madri e assistere i bambini abbandonati. “A coloro che operano nelle strutture sanitarie si rammenta l’obbligo morale dell’obiezione di coscienza”. Si chiede, inoltre, di “accompagnare quanti vivono il matrimonio civile e la convivenza” e di creare strutture economiche di sostegno per le famiglie per evitare che finiscano nell’usura.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/23/sinodo-il-documento-dei-vescovi-apertura-a-gay-divorziati-e-nullita-nozze/1806396/

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