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Sinodo. Doccia gelata sui novatori

Il documento preparatorio dell’assise di ottobre tira il freno sulla comunione ai divorziati risposati e sulle unioni omosessuali. Nuove voci dall’Africa e dall’America latina. Tutte a sostegno della dottrina di sempre.

di Sandro Magister – 

ROMA, 30 giugno 2015 – A una settimana dalla sua pubblicazione, lo “strumento di lavoro” della prossima sessione del sinodo dei vescovi sulla famiglia si rivela sempre più deludente per i paladini del cambiamento.

Il documento riproduce integralmente la relazione finale del sinodo dell’ottobre 2014. E già questa relazione segnava un netto passo indietro rispetto alla precedente “Relatio post disceptationem” di metà sinodo, frutto di un colpo di mano dei novatori subito sconfessato dalla gran parte dei padri sinodali:

> La vera storia di questo sinodo. Regista, esecutori, aiuti (17.10.2014)

Ma in più lo “strumento di lavoro” aggiunge un buon numero di considerazioni che sono il frutto della consultazione fatta nei mesi scorsi nelle diocesi di tutto il mondo, su ciascun punto della relazione finale del precedente sinodo.

E qui, di nuovo, non vi si trovano affatto delle “aperture” alle tesi dei novatori – come invece tanti giornali e agenzie hanno impropriamente titolato – ma semmai ulteriori frenate sui punti a loro più cari, quelli della comunione ai divorziati risposati, della contraccezione, delle unioni omosessuali.

Nel presentare lo “strumento” il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo, ha detto che esso ha fatto tesoro di 99 risposte alla consultazione pervenute da conferenze episcopali e altre istituzioni gerarchiche,

Il che significa – visto il testo che ne è uscito – che la quasi totalità di queste risposte sono risultate lontane dalle spericolate proposte di cambiamento della dottrina e della pastorale del matrimonio ampiamente pubblicizzate nelle scorse settimane da alcune conferenze episcopali centroeuropee.

La tedesca:

> Sinodo. I vescovi tedeschi mettono il carro davanti ai buoi

La svizzera:

> Guglielmo Tell si ribella a Roma. Il rapporto choc dei vescovi svizzeri

E la tedesca e la svizzera assieme alla francese, in un summit alla Pontificia Università Gregoriana di Roma:

> Sinodo. La battaglia di Germania

In più, il cardinale Baldisseri ha detto che si è tenuto conto di 359 osservazioni e suggerimenti da parte di diocesi, parrocchie, associazioni, gruppi, famiglie, singoli credenti.

Ed ha aggiunto che ulteriori contributi stanno arrivando da parte di università, istituzioni accademiche, centri di ricerca e singoli studiosi, attraverso simposi, convegni e pubblicazioni.

Verissimo. Con una particolare effervescenza riscontrabile in quelle che sono considerate le “periferie” della Chiesa.

In Africa ha già fatto testo il simposio tenuto ad Accra, in Ghana, dall’8 all’11 giugno:

> Sinodo. L’ora dell’Africa

Ma si possono citare anche due libri di uno studioso del Camerun, François Ossama, professore all’Université Catholique d’Afrique Centrale e animatore, assieme alla moglie, di corsi di preparazione al matrimonio.

Il primo uscito alla vigilia del sinodo, con la prefazione di suor Silvia Recchi, docente di diritto canonico nella stessa università:

F. Ossama, “Le mariage: un itinéraire de foi. Perspectives africaines”, Éditions Masseu, Yaoundé, 2013.

E il secondo uscito in questi giorni, con la prefazione di un altro canonista, Jean Paul Betengne:

F. Ossama, “Le Synode sur la famille. Une contribution au débat”, Éditions Mengue, Yaoundé, 2015.

Passando al di là dell’Atlantico, questo sito ha già dato notizia del saggio scritto dal giurista argentino José E. Durand Mendioroz, della diocesi di Salta, contro le tesi del cardinale Walter Kasper favorevoli alla comunione ai divorziati risposati:

> Sinodo. Una voce controcorrente dall’Argentina

Ma ora il saggio può essere letto integralmente sia nell’originale spagnolo:

> Un Laico y la Propuesta de Kasper

Sia nella traduzione italiana curata da Helena Faccia Serrano:

> Un laico e la proposta Kasper

Sia, quasi per intero, nella traduzione inglese pubblicata da Catholic World Report:

> A Layman Responds to Cardinal Kasper’s Proposals

E al saggio di Durand Mendioroz si può adesso aggiungere questo libro scritto dal suo connazionale Miguel Ángel Fuentes, della diocesi andina di San Rafael, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato, specialista in teologia del matrimonio con studi all’Angelicum e al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma, libro in corso di stampa in Argentina e negli Stati Uniti ma già disponibile gratuitamente in edizione digitale, su richiesta:

M. Á. Fuentes, “Salvar el matrimonio o hundir la civilización. Aportes para el sínodo de la familia”, San Rafael, 2015.

Scendendo nello specifico, ferve inoltre in tutto il mondo la discussione sul “percorso giudiziale” come “via più accreditata per verificare la reale validità del matrimonio”.

Un esempio di tale discussione è questo libro pubblicato a Roma dall’Urbaniana, l’università pontificia i cui studenti provengono quasi tutti da Paesi di missione:

L. Sabbarese, a cura di, “Sistema matrimoniale canonico ‘in synodo'”, Quaderni di “Ius Missionale”, Urbaniana University Press, 2015.

Il libro ha la prefazione del cardinale Baldisseri e raccoglie i pareri di rinomati teologi e canonisti sulle proposte di facilitazione dei processi matrimoniali avanzate in occasione del sinodo.

Di alcune di queste proposte dà conto anche lo “strumento di lavoro”. Ma la discussione rimane apertissima, come ha spiegato il cardinale Péter Erdö, relatore generale del sinodo e specialista della materia, nel presentare il documento alla stampa:

“Sembra emergere una larga convergenza circa il superamento della cosiddetta doppia sentenza conforme, fatta salva la possibilità di appello da parte del difensore del vincolo o di una delle parti. […] Dopo il Concilio Vaticano II è stato [temporaneamente] permesso per gli Stati Uniti d’America che in mancanza di appello già la prima sentenza sulla nullità fosse esecutiva. […] Tale esperienza pastorale ha mostrato i vantaggi e i rischi di un tale cambiamento. Il rischio può essere la superficialità del tribunale del primo grado. Tale rischio potrebbe essere ridotto con la dovuta sorveglianza sul lavoro dei tribunali, con la accentuazione e la serietà del ruolo del difensore del vincolo, come pure attraverso l’eventuale obbligazione del difensore del vincolo ad appellare in certi tipi di casi anche se egli personalmente non avesse obiezioni speciali.

“Altre proposte, invece, come le procedure amministrative per la dichiarazione della nullità del matrimonio sotto la responsabilità del vescovo hanno provocato non poche obiezioni e riserve. Un maggiore accordo si è manifestato circa la possibilità di un processo canonico sommario nei casi di nullità patente del matrimonio. Nel Codice di diritto canonico vigente, infatti, si descrive un ‘processo contenzioso orale’ (canoni 1656-1670) che si paragona al processo sommario conosciuto nella tradizione giuridico-canonica (cf. Clemente V, decretale ‘Saepe’). L’applicazione di un tale processo in casi di nullità matrimoniale richiederebbe certamente ulteriori precisazioni”.

Si vedrà. Ma intanto ecco qui di seguito alcuni dei passaggi più discussi dello “strumento di lavoro”, il cui testo integrale è stato diffuso finora solo in italiano:

> Instrumentum laboris

Nel leggere il documento, si tenga presente che nel paragrafo 121 i divieti eventualmente da alleggerire per i divorziati risposati sono quelli che impediscono loro di essere testimoni di nozze, padrini a battesimo e cresima, lettori in chiesa, catechisti, membri di consigli pastorali, insegnanti di religione, ministri straordinari dell’eucaristia.

Quanto all’accesso alla comunione per i divorziati risposati, l’unico caso – oltre a quello della continenza sessuale tra i conviventi – in cui lo “strumento di lavoro” lo ipotizza, nel paragrafo 123, è quello esaminato ed eventualmente risolto in foro interno tra il confessore “a ciò deputato” e il penitente, consolidando una prassi in uso da tempo.

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DALLO “STRUMENTO DI LAVORO”. PICCOLA ANTOLOGIA

Nelle parentesi i numeri dei paragrafi da cui i brani sono ricavati

IDEOLOGIA “GENDER” (8)

Si possono ricordare le teorie secondo le quali l’identità personale e l’intimità affettiva devono affermarsi in una dimensione radicalmente svincolata dalla diversità biologica fra maschio e femmina. Nello stesso tempo, però, si vuole riconoscere alla stabilità di una coppia istituita indipendentemente dalla differenza sessuale la stessa titolarità della relazione matrimoniale intrinsecamente legata ai ruoli paterno e materno, definiti a partire dalla biologia della generazione.

La confusione non aiuta a definire la specificità sociale di tali unioni, mentre consegna all’opzione individualistica lo speciale legame fra differenza, generazione, identità umana. È certamente necessario un migliore approfondimento umano e culturale, non solo biologico, della differenza sessuale, nella consapevolezza che “la rimozione della differenza è il problema, non la soluzione” (Francesco, udienza generale, 15 aprile 2015).

UTERI IN AFFITTO (30)

Nei Paesi in via di sviluppo, allo sfruttamento e alla violenza esercitati sul corpo delle donne e alla fatica imposta loro anche durante la gravidanza, spesso si aggiungono aborti e sterilizzazioni forzate, nonché le conseguenze estremamente negative di pratiche collegate con la procreazione: ad esempio, affitto dell’utero o mercato dei gameti embrionali.

“HOMO NOVUS” BIOTECNOLOGICO (34)

Da più parti si rileva che la cosiddetta rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità tecnica di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie, non necessariamente eterosessuali e regolarmente coniugate.

Questo fenomeno si è presentato negli ultimi tempi come una novità assoluta sulla scena dell’umanità, e sta acquistando una sempre maggiore diffusione. Tutto ciò ha profonde ripercussioni nella dinamica delle relazioni, nella struttura della vita sociale e negli ordinamenti giuridici.

NO ALL’OBBLIGO SCOLASTICO (86)

Viene segnalata in alcuni Paesi la presenza di progetti formativi imposti dall’autorità pubblica che presentano contenuti in contrasto con la visione propriamente umana e cristiana: rispetto ad essi va affermato con decisione il diritto all’obiezione di coscienza da parte degli educatori.

UN DONO IMPOSSIBILE DA RIFIUTARE (102)

La scelta del matrimonio civile o, in diversi casi, della convivenza molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti. In molte circostanze, la decisione di vivere insieme è segno di una relazione che vuole strutturarsi e aprirsi ad una prospettiva di pienezza.

Questa volontà, che si traduce in un legame duraturo, affidabile e aperto alla vita può considerarsi una condizione su cui innestare un cammino di crescita aperto alla possibilità del matrimonio sacramentale: un bene possibile che deve essere annunciato come dono che arricchisce e fortifica la vita coniugale e familiare, piuttosto che come un ideale difficile da realizzare.

PROCESSI DI NULLITÀ PIÙ FACILI (115)

Si rileva un ampio consenso sull’opportunità di rendere più accessibili ed agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale. Quanto alla gratuità, alcuni suggeriscono di istituire nelle diocesi un servizio stabile di consulenza gratuita. Circa la doppia sentenza conforme, larga è la convergenza in ordine al suo superamento, fatta salva la possibilità di ricorso da parte del difensore del vincolo o di una delle parti.

Viceversa, non riscuote unanime consenso la possibilità di un procedimento amministrativo sotto la responsabilità del vescovo diocesano, poiché alcuni ne rilevano aspetti problematici. Diversamente, c’è maggiore accordo sulla possibilità di un processo canonico sommario nei casi di nullità patente.

Riguardo alla rilevanza della fede personale dei nubendi per la validità del consenso, si rileva una convergenza sull’importanza della questione e una varietà di approcci nell’approfondimento.

FALSI SENSI DI COLPA (119)

Secondo diverse voci, l’attenzione ai casi concreti va coniugata con la necessità di promuovere linee pastorali comuni. La loro mancanza contribuisce ad accrescere la confusione e la divisione, e produce una bruciante sofferenza in quanti vivono il fallimento del matrimonio, i quali talvolta si sentono ingiustamente giudicati.

Ad esempio, si riscontra che taluni fedeli separati, che non vivono in una nuova unione, ritengono peccaminosa la separazione stessa, astenendosi così dal ricevere i sacramenti. Inoltre, si danno casi di divorziati risposati civilmente che, trovandosi a vivere in continenza per svariate ragioni, non sanno che possono accostarsi ai sacramenti in un luogo in cui non sia nota la loro condizione. Ci sono poi situazioni di unioni irregolari di persone che in foro interno hanno scelto la via della continenza e possono perciò accedere ai sacramenti, avendo cura di non suscitare scandalo.

Si tratta di esempi che confermano la necessità di offrire indicazioni chiare da parte della Chiesa, affinché i suoi figli, che si trovano in situazioni particolari, non si sentano discriminati.

VETI ECCESSIVI (121)

Si richiede da molte parti che l’attenzione e l’accompagnamento nei confronti dei divorziati risposati civilmente si orientino verso una sempre maggiore loro integrazione nella vita della comunità cristiana, tenendo conto della diversità delle situazioni di partenza.

Fermi restando i suggerimenti di “Familiaris consortio” 84, vanno ripensate le forme di esclusione attualmente praticate nel campo liturgico-pastorale, in quello educativo e in quello caritativo. Dal momento che questi fedeli non sono fuori della Chiesa, si propone di riflettere sulla opportunità di far cadere queste esclusioni.

ASSOLTI IN FORO INTERNO, FORSE (123)

C’è un comune accordo sulla ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo, per i fedeli divorziati risposati civilmente, che si trovano in situazione di convivenza irreversibile. In riferimento a “Familiaris consortio” 84, si suggerisce un percorso di presa di coscienza del fallimento e delle ferite da esso prodotte, con pentimento, verifica dell’eventuale nullità del matrimonio, impegno alla comunione spirituale e decisione di vivere in continenza.

Altri, per via penitenziale intendono un processo di chiarificazione e di nuovo orientamento, dopo il fallimento vissuto, accompagnato da un presbitero a ciò deputato. Questo processo dovrebbe condurre l’interessato a un giudizio onesto sulla propria condizione, in cui anche lo stesso presbitero possa maturare una sua valutazione per poter far uso della potestà di legare e di sciogliere in modo adeguato alla situazione.

MA LORO SONO ORTODOSSI (129)

Il riferimento che alcuni fanno alla prassi matrimoniale delle Chiese ortodosse deve tener conto della diversità di concezione teologica delle nozze. Nell’Ortodossia c’è la tendenza a ricondurre la prassi di benedire le seconde unioni alla nozione di “oikonomia”, intesa come condiscendenza pastorale nei confronti dei matrimoni falliti, senza mettere in discussione l’ideale della monogamia assoluta, ovvero dell’unicità del matrimonio. Questa benedizione è di per sé una celebrazione penitenziale per invocare la grazia dello Spirito Santo, affinché sani la debolezza umana e riconduca i penitenti alla comunione con la Chiesa.

CON GLI OMOSESSUALI (131)

Si ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società. Sarebbe auspicabile che i progetti pastorali diocesani riservassero una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone.

LUNGA VITA ALLA “HUMANAE VITAE” (137)

Tenendo presente la ricchezza di sapienza contenuta nella “Humanae vitae”, in relazione alle questioni da essa trattate emergono due poli da coniugare costantemente. Da una parte, il ruolo della coscienza intesa come voce di Dio che risuona nel cuore umano educato ad ascoltarla; dall’altra, l’indicazione morale oggettiva, che impedisce di considerare la generatività una realtà su cui decidere arbitrariamente, prescindendo dal disegno divino sulla procreazione umana.

Quando prevale il riferimento al polo soggettivo, si rischiano facilmente scelte egoistiche; nell’altro caso, la norma morale viene avvertita come un peso insopportabile, non rispondente alle esigenze e alle possibilità della persona. La coniugazione dei due aspetti, vissuta con l’accompagnamento di una guida spirituale competente, potrà aiutare i coniugi a fare scelte pienamente umanizzanti e conformi alla volontà del Signore.

ADOTTARE SOLO CON MAMMA E PAPÀ (138)

Per dare una famiglia a tanti bambini abbandonati, molti hanno richiesto di mettere maggiormente in risalto l’importanza dell’adozione e dell’affido. Al riguardo si è evidenziata la necessità di affermare che l’educazione di un figlio deve basarsi sulla differenza sessuale, così come la procreazione. Quindi, anch’essa ha il suo fondamento nell’amore coniugale tra un uomo e una donna, che costituisce la base indispensabile per la formazione integrale del bambino.

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

26.6.2015
> Bergoglio, gran diplomatico. Con qualche strappo
Con Cuba, l’Ucraina, la Cina è realista fino all’estremo, anche a costo di addolorare i fedeli. Ma poi sfida i paesi musulmani sulla libertà religiosa. E all’ONU combatte duro contro l’aborto e l’ideologia “gender”

23.6.2015
> L’altro Francesco: quello che predica la castità prima del matrimonio
Anche l’enciclica “Laudato si'” è stata letta in forma selettiva, ignorando i passaggi scomodi sulla “salute riproduttiva” e le differenze sessuali. Analisi di un oscuramento che falsifica l’immagine di questo pontificato

18.6.2015
> Sorella terra. L’enciclica “verde” di papa Francesco
Pagine scelte della lettera “Laudato si'” scritta dal papa “a ogni persona che abita questo pianeta”. Nelle parentesi i numeri dei paragrafi da cui i brani sono ricavati.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351078

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