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Sinodo, duello conservatori-progressisti. Padre Lombardi: Impossibile fare previsioni . Sul tavolo la contraccezione

CITTA’ DEL VATICANO – Fino a poco tempo fa poteva sembrare impensabile che un’assemblea ecclesiastica di così alto livello potesse affrontare simili tematiche. E che si dividesse in modo così aperto su questioni non secondarie della vita della Chiesa come l’ammissione ai sacramenti. Invece il Sinodo straordinario sulla famiglia convocato da Papa Francesco sta toccando alcune delle questioni più spinose della dottrina cattolica, in linea con la volontà del Pontefice di aprire la Chiesa al mondo senza lasciare fuori nessuno. Anche il Papa oggi ha voluto far sentire la sua voce rivolgendosi su Twitter direttamente ai giovani: “Cari giovani, Cristo conta su di voi, per essere suoi amici e testimoni del suo amore infinito”.

I lavori procedono seguendo l’ordine degli argomenti trattati dall’Instrumentum Laboris, il documento alla base dei lavori sinodali che sintetizza i risultati del questionario preparatorio inviato alle Chiese di tutto il mondo l’anno scorso. Dopo le aperture dei giorni scorsi sulle coppie di fatto ( che secondo i vescovi “presentano elementi di santificazione”) e sulle unioni tra persone dello stesso sesso (“la Chiesa sia casa paterna anche per queste persone”, ha detto ieri il cardinale Damasceno Assis), oggi i porporati discutono nella settima Congregazione generale di “contraccezione” e “apertura alla vita”.

Contraccezione. Il presidente delegato di turno, card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha aperto i lavori sottolineando che “in questo campo si toccano dimensioni e aspetti molto intimi dell’esistenza, per i quali emergono differenze sostanziali tra una visione cristiana della vita e della sessualità e un mondo di via fortemente secolarizzato”. E ha ribadito la necessità di “contrastare la mentalità contraccettiva e la diffusione di un modello antropologico individualista che determina in certe regioni del mondo una forte caduta demografica”. Nella seconda parte della Congregazione è stato affrontato anche il tema della paternità responsabile ed è stata ribadita “la gravità di un crimine come l’aborto”.

Ad affrontare il tema, una coppia di laici, Arturo e Hermelinda As Zamberline, brasiliani, sposati da 41 anni e con tre figli, responsabili regionali dell’Equipe Notre Dame, un movimento di spiritualità coniugale presente in settanta Paesi. I metodi contraccettivi naturali, accettati dalla Chiesa, “sono buoni ma nella cultura attuale ci sembrano privi di praticità” e le coppie cattoliche “nella grande maggioranza non rifiutano l’utilizzazione di altri metodi contraccettivi”. E ancora: “Un matrimonio è fecondo non solo perchè genera figli ma perchè ama e amando si apre alla vita”. Una testimonianza significativa, quasi rivoluzionaria. Completamente diversa invece l’esperienza di Olivier e Xristilla Roussy, francesi, sposati da vent’anni e con sette figli. All’inizio della relazione optano per i metodi contraccettivi naturali ma dopo l’arrivo del terzo figlio “Xristilla era esausta, non eravamo più in grado di vivere serenamente il nostro rapporto”, ha raccontato Oliver all’Assemblea dei vescovi. Di lì la decisione di affidarsi alla pillola che però “sortì l’effetto contrario. Xristilla era spesso di cattivo umore, il desiderio era assente e la gioia era sparita”.

Comunione ai divorziati. Al centro del dibattito c’è sempre la questione della comunione ai divorziati risposati, che continua a dividere i vescovi progressisti da quelli più conservatori. Sul tema è intervenuto il cardinale australiano George Pell, da qualche mese prefetto della Segreteria dell’Economia della Santa Sede, critico sulle ipotesi aperturiste circolate in questi giorni: “Qualcuno potrebbe desiderare che Gesù fosse stato un pò più morbido sul divorzio, ma non lo è stato. E io resto fedele a lui”. 

Una battuta che sintetizza la difficoltà del Sinodo alle prese con il tentativo di coniugare la fedeltà al “dogma” dell’indissolubilità del matrimonio con l’altrettanto evangelico invito al perdono e alla misericordia per tutti. Una divisione confermata dal portavoce della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, che ha però chiarito: “Non è possibile fare dei conti in base agli interventi nell’assemblea”. E ha invitato i giornalisti a non sbilanciarsi in previsioni su come il Sinodo si esprimerà sull’ammissione alla comunione dei divorziati risposati. 

Si schiera con Pell il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, che si dice mosso dalla stessa preoccupazione del confratello australiano: al Sinodo, spiega, sono riuniti “pastori che conoscono molto bene il loro popolo e parlano con tenerezza e amore della loro gente, anche delle persone che vivono situazioni di frattura: siamo colpiti da questi problemi, è una sfida per noi”. 

Più dialogante di Pell si mostra il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del dicastero per l’interpretazione dei testi legislativi (in pratica la Corte Costituzionale della Chiesa Cattolica), secondo il quale non ci sarà mai una “regola generale” che autorizzi la comunione per i divorziati risposati ma a precise condizioni di “situazioni di anomalia” sarebbe giusto ammetterla. Coccopalmerio, nominato da Papa Francesco nella Commissione per la Riforma del processo di nullità matrimoniale, ha indicato due strade per risolvere il problema dei divorziati risposati. La prima, verso la quale ci sono più resistenze, è quella in uso nelle chiese ortodosse, che dopo un cammino penitenziale e una benedizione non sacramentale ammettono i risposati all’Eucaristia. L’altra, più percorribile secondo il cardinale lombardo, è quello di una revisione del processo di nullità nel senso di uno snellimento che arrivi fino al riconoscimento di nullità direttamente dal vescovo.

A guidare il fronte progressista, infine, il cardinale Kasper che da anni si batte per l’ammissione, a determinate condizioni, dei divorziati risposati all’eucarestia.

Leggi/I BENEFIT DEL VATICANO di Marco Ansaldo

 

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