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Sinodo, il Papa: Chiesa tentata dal maligno . Appello all’unità dei cristiani

CITTA’ DEL VATICANO – Sono “la superbia e l’egoismo” la causa delle “lacerazioni” e  di “ogni disaccordo” e che “ci rendono intolleranti, incapaci di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una posizione diversa dalla nostra”. Durante l’udienza generale in piazza San Pietro, papa Francesco continua il suo ciclo di catechesi sulla storia della Chiesa affrontando un tema che suona anche come un avvertimento proprio durante i giorni del Sinodo chiamato ad affrontare i temi spinosi delle famiglie contemporanee.

La “vergogna” delle guerre interne. Il pontefice, che sta seguendo tutti i lavori in aula, si è allontanato stamattina proprio per il tradizionale incontro del mercoledì con i fedeli. E nel suo discorso ha ricordato le contrapposizioni che esistevano già al tempo degli apostoli, che “discutevano tra loro su chi fosse il più grande, il più importante”.  La Chiesa, ha sottolineato il Papa, è «tentata dal maligno, che cerca di dividerla».

Nel corso dei secoli, ricorda poi Francesco, le tensioni sono nate “dalle divergenze su principi dogmatici e morali e su concezioni teologiche e pastorali differenti, ai motivi politici e di convenienza, fino agli scontri dovuti ad antipatie e ambizioni personali” dalle quali sono scaturite “sofferenze e anche guerre”. E questo, ha commentato, “è una vergogna”.

Bisogna invece, secondo Bergoglio, “entrare in comunione con gli altri: con i fratelli della nostra Chiesa, ma anche con tutti quelli che appartengono a comunità diverse ma credono in Cristo”.

Un richiamo all’unità dei cristiani papa Francesco lo aveva formulato in diverse occasioni, fino a definire il 22 gennaio scorso, durante la settimana per l’unità dei cristiani, uno “scandalo” le divisioni. Sono diversi, però, i punti di contatto anche tra la catechesi di oggi e le parole della veglia di sabato scorso, quando il pontefice, alla vigilia dell’apertura del Sinodo, ha invitato i delegati ad aprirsi agli “interrogativi che questo cambiamento d’epoca porta con sé” in un confronto aperto ma “senza mai perdere la pace”, ricordando che proprio la storia della Chiesa contiene “tante situazioni analoghe che i nostri padri – ha detto – hanno saputo superare con ostinata pazienza e creatività”.

Nessun battibecco tra i cardinali. Il dibattito tra i padri sinodali, in effetti, è andato subito nel vivo, affrontando anche gli argomenti che nei mesi precedenti all’assemblea avevano mostrato divergenze, a partire dalla comunione ai divorziati e dalle convivenze. In un tweet, il gesuita e direttore della “Civiltà Cattolica” padre Antonio Spadaro, che partecipa ai lavori su invito di Bergoglio, ha però sdrammatizzato: “Leggo di battibecchi tra i cardinali al Sinodo. Sappiate che è falso. Io c’ero. E non dite che non ve l’avevo detto”. Resta acceso, però il dibattito tra i padri che difendono una linea più intransigente e quelli che, pur senza prevedere interventi sulla dottrina, lasciano intravedere aperture pastorali che potrebbero portare, ad esempio, ad un percorso di riavvicinamento ai sacramenti anche per i divorziati risposati.

Uno dei temi più ricorrenti, come ha confermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, resta comunque una revisione dei processi di nullità dei matrimoni. “La Chiesa vuole dare una risposta adeguata ai tempi di oggi”, ha detto il cardinale brasiliano Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida e presidente delegato di turno, aprendo stamattina i lavori della quinta congregazione. “Vogliamo uscire – ha aggiunto – come pastori all’incontro di tante famiglie in crisi, per dare una risposta ispirata al Vangelo della misericordia. Non possiamo ignorare le tante situazioni critiche della vita familiare, dovute sia a fattori interni che esterni”.

Parla la moglie cattolica di un musulmano.
Sempre stamattina, ventiquattro ore dopo l’annuncio di un concistoro nel quale il collegio cardinalizio affronterà la questione del Medio Oriente, nell’aula sinodale è arrivata la testimonianza di una coppia emblematica: lei cattolica, lui musulmano. “La famiglia è il luogo dove le persone imparano a rispettare le differenza”, ha detto Jeannette Touré raccontando lo spirito dei 52 anni di matrimonio dal quale sono arrivati 5 figli e 6 nipoti.

Nel suo intervento, Jeannette, che è presidente dell’Associazione donne cattoliche in Costa d’Avorio, si è chiesta se ha ancora senso parlare di famiglia al singolare, davanti all’estrema diversità di realtà, ma ha rilanciato il modello basato sulla coppia formata da uomo e donna. E sulla propria esperienza di famiglia mista, ha raccontato che il marito le ha permesso di battezzare i figli. Ad assicurare una così lunga convivenza tra un musulmano e una cattolica, ha spiegato, sono stati “tolleranza e rispetto reciproco per le convinzioni del coniuge”.

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