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Sinodo: le coppie di fatto non siano lasciate ai margini

Sinodo: le coppie di fatto non siano lasciate ai margini(AGI) – CdV, 13 ott. – “Una sensibilita’ nuova della pastorale odierna, consiste nel cogliere la realta’ positiva dei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, delle convivenze”. Lo afferma la Relatio intermedia del Sinodo rilevando che di fronte a tali situazioni, “la Chiesa e’ chiamata a essere ‘sempre la casa aperta del Padre (…) dove c’e’ posto per ciascuno con la sua via faticosa’ (Evangelii Gaudium, 47) e a venire incontro a chi sente la necessita’ di riprendere il suo cammino di fede, anche se non e’ possibile celebrare il matrimonio canonico. Occorre che nella proposta ecclesiale, pur presentando con chiarezza l’ideale, indichiamo anche elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non piu’ a tale ideale”.

E’ stato anche notato che in molti paesi un “crescente numero di coppie convivono ad experimentum, senza alcun matrimonio ne’ canonico, ne’ civile”. In Africa questo avviene specialmente nel matrimonio tradizionale, contratto fra famiglie e spesso celebrato in diverse tappe. E anche in Occidente “e’ in continua crescita il numero di coloro che, dopo aver vissuto insieme da lungo tempo, chiedono la celebrazione del matrimonio in Chiesa.

La semplice convivenza -sottolinea la Relatio – e’ spesso scelta a causa della mentalita’ generale, contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale (lavoro e salario fisso). In altri paesi le unioni di fatto sono molto numerose, non per motivo del rigetto dei valori cristiani sulla famiglia e sul matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi e’ un lusso, cosicche’ la miseria materiale spinge a vivere in unioni di fatto”. Anche in tali unioni “e’ possibile cogliere autentici valori familiari o almeno il desiderio di essi”. Occorre quindi che l’accompagnamento pastorale parta sempre da questi aspetti positivi. “Tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunita’ di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo”. Occorre inoltre “accompagnare i primi anni della vita matrimoniale”, ribadisce la Relatio. I primi anni di matrimonio “sono un periodo vitale e delicato durante il quale le coppie crescono nella consapevolezza delle sfide e del significato del matrimonio. Di qui l’esigenza di un accompagnamento pastorale che vada oltre la celebrazione del sacramento”.

La parrocchia e’ considerata come il luogo ideale dove coppie esperte possono essere messe a disposizione di quelle piu’ giovani. Occorre incoraggiare le coppie a un “atteggiamento fondamentale di accoglienza del grande dono dei figli. Va sottolineata l’importanza della spiritualita’ familiare e della preghiera, incoraggiando le coppie a riunirsi regolarmente per promuovere la crescita della vita spirituale e la solidarieta’ nelle esigenze concrete della vita”. (AGI) .
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