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Sinodo: su divorziati risposati servono scelte coraggiose

Sinodo: su divorziati risposati servono scelte coraggiose (AGI) – CdV, 13 ott. – “Nel Sinodo e’ risuonata chiara la necessita’ di scelte pastorali coraggiose. Riconfermando con forza la fedelta’ al Vangelo della famiglia, i Padri sinodali, hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realta’ delle fragilita’ familiari, riconoscendo che esse, il piu’ delle volte, sono piu’ subite che scelte in piena liberta’”. Lo afferma la “Relatio ante disceptationem” letta questa mattina in aula dal cardinale Perter Erdo, presidente dei vescovi europei, ma redatta da un gruppo di lavoro che lo ha affiancato nella complessa operazione di sintetizzare il dibattito che ha visto intervenire 180 tra vescovi ed esperti. “Riguardo alla possibilita’ di accedere ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, alcuni hanno argomentato a favore della disciplina attuale in forza del suo fondamento teologico, altri – ha riferito Erdo – si sono espressi per una maggiore apertura a condizioni ben precise quando si tratta di situazioni che non possono essere sciolte senza determinare nuove ingiustizie e sofferenze”.

Per alcuni, ha riportato ancora, “l’eventuale accesso ai sacramenti occorrerebbe fosse preceduto da un cammino penitenziale, sotto la responsabilita’ dal vescovo diocesano, e con un impegno chiaro in favore dei figli. Si tratterebbe di una possibilita’ non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso, secondo una legge di gradualita’, che tenga presente la distinzione tra stato di peccato, stato di grazia e circostanze attenuanti”. In sostanza, si legge nel testo, davanti a “situazioni diverse per fattori sia personali che culturali e socio-economici, non e’ saggio pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del tutto o niente”. Mentre, “suggerire di limitarsi alla sola “comunione spirituale” per non pochi Padri sinodali pone alcuni interrogativi: se e’ possibile la comunione spirituale, perche’ non poter accedere a quella sacramentale? E’ stato percio’ sollecitato un maggiore approfondimento teologico a partire dai legami tra sacramento del matrimonio e Eucaristia in rapporto alla Chiesa sacramento. Parimenti va approfondita la dimensione morale della problematica, ascoltando e illuminando la coscienza dei coniugi”. “Un tale discernimento – afferma la seconda Relatio – e’ indispensabile per i separati e i divorziati. Va rispettata soprattutto la sofferenza di coloro che hanno subito ingiustamente la separazione e il divorzio.

Il perdono per l’ingiustizia subita non e’ facile, ma e’ un cammino che la grazia rende possibile. Parimenti va sempre sottolineato che e’ indispensabile farsi carico in maniera leale e costruttiva delle conseguenze della separazione o del divorzio sui figli: essi non possono diventare un “oggetto” da contendersi e vanno cercate le forme migliori perche’ possano superare il trauma della scissione familiare e crescere in maniera il piu’ possibile serena”. In concreto, per il Sinodo, “le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento carico di rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati. Prendersi cura di loro non e’ per la comunita’ cristiana un indebolimento della sua fede e della sua testimonianza dell’indissolubilita’ matrimoniale, anzi essa esprime proprio in questa cura la sua carita’”. Inoltre, “diversi Padri hanno sottolineato la necessita’ di rendere piu’ accessibili ed agili le procedure per il riconoscimento dei casi di nullita’.

Tra le proposte sono stati indicati il superamento della necessita’ della doppia sentenza conforme; la possibilita’ di determinare una via amministrativa sotto la responsabilita’ del vescovo diocesano; un processo sommario da avviare nei casi di nullita’ notoria. Secondo proposte autorevoli, andrebbe poi considerata la possibilita’ di dare rilevanza alla fede dei nubendi in ordine alla validita’ del sacramento del matrimonio. Va ribadito che in tutti questi casi si tratta dell’accertamento della verita’ sulla validita’ del vincolo”. “Circa le cause matrimoniali lo snellimento della procedura, richiesto da molti, oltre alla preparazione di sufficienti operatori, chierici e laici con dedizione prioritaria, esige – afferma il documento ‘intermedio’ del Sinodo – di incrementare la responsabilita’ del vescovo diocesano, il quale nella sua diocesi potrebbe incaricare un sacerdote debitamente preparato che possa gratuitamente consigliare le parti sulla validita’ del loro matrimonio”. Ovviamente, infine, “le persone divorziate ma non risposate vanno invitate a trovare nell’Eucaristia il cibo che le sostenga nel loro stato. La comunita’ locale e i pastori devono accompagnare queste persone con sollecitudine, soprattutto quando vi sono figli o e’ grave la loro situazione di poverta’”. (AGI) .
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