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Sinodo sulla famiglia, la parola alle donne

Donne africaneDonne africane.

Luca Rolandi –
Roma –

Nel corso della quinta Congregazione generale del Sinodo Straordinario dedicata alle sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, la scorsa settimana ha molto colpito la testimonianza dell’uditrice Jeannette Touré, un breve ed intenso intervento che ha lasciato un segno profondo.

 

Donna cristiana sposata con un musulmano e presidente nazionale dell’Associazione donne cattoliche in Costa d’Avorio, ha affermato: «Le minacce che pesano sulla famiglia, sembrano molto forti. Il suo futuro è un impegno dei credenti e di tutti gli uomini che devono difenderla con coraggio e urgente. Per questo è necessario che le famiglie ritornino alla loro missione che si esercita in più direzioni. Da un lato la famiglia è il luogo dove si può essere se stessi, dove non si è giudicati e s’impara ad avere fiducia in se stessi attraverso lo sguardo dei fratelli. E’ il luogo nel quale i genitori hanno il decisivo compito educativo alla vita e alla fede verso i figli. Dall’altro la famiglia è il luogo dove si vive l’amore nella vita ordinaria, un rifugio contro la solitudine, dove si impara a condividere, e crescere in pienezza».

 

Jeannette Touré h inoltre detto che «la famiglia è il centro della vita sociale, dove le persone imparano la differenza e sono trasmessi i valori. Essa deve favorire la comunicazione tra i suoi membri, per diventare luogo dell’amore e della  tenerezza», senza dimenticare le difficoltà, le debolezze e l’impegno che oggi la famiglia ha nel contesto sociale ed ecclesiale.

 

«Probabilmente la costruzione di una famiglia richiede un generoso impegno dei coniugi in questa grande avventura, una sfida al tempo contemporaneo. La decisione di vivere insieme, la fedeltà, non sono una scommessa, ma il segno profondo di un impegno coniugale, realizzato nell’amore. Non bisogna voltarsi indietro ma cercare di essere fedeli, senza dimenticare le fatiche ma anche le gioie della scelta e dei sacrifici».

 

E un’altra donna, Maria Giovani Ruggeri, presidente  dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (Umofc), ha descritto l’impegno del femminile nelle coppie e nella famiglia. La sua organizzazione ha riflettuto, a margine del Sinodo, sui temi dell’assemblea insieme al Forum Internazionale di Azione Cattolica (Fiac) e la Fondazione AC scuola di santità Pio XI

 

«Anche attraverso le risposte che abbiamo ricevuto e inoltrato alla segretaria del Sinodo speciale sulla Famiglia, in tutti i continenti sono emerse le stesse difficoltà e fragilità – ha ricordato Maria Ruggeri-.  L’obiettivo dell’Umofc a proposito della famiglia  punta in primo luogo al riconoscimento del ruolo della donna nella sua soggettività. A partire dal suo ruolo di moglie e madre,  è  necessario tenere conto delle sue attese nel campo della professione, il suo impegno e contributo per le diverse realtà socio economiche e politiche. Siamo convinte che la famiglia ha il compito  «di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci «a portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2).(EG 67)».

 

E per superare le privazioni sociali, le discriminazioni che le donne subiscono nel mondo, Maria Giovanna Ruggeri ha illustrato come «le donne dell’Umofc siano molto impegnate nel campo delle «periferie esistenziali», attente alle sfide che le realtà locali. Nelle organizzazioni africane sono molto sviluppate l’attenzione e cura degli orfani di vittime dell’Aids, l’educazione di base soprattutto delle bambine, piccole organizzazioni di microcredito che attraverso piccole cooperative locali permette alle donne di avere una propria autonomia economica. A ciò si aggiunge la cura di donne vittime di violenza soprattutto nei piccoli villaggi, dove le vittime subiscono anche l’abiura della propria famiglia e restano completamente isolate dal resto della comunità. In tutti i continenti, le organizzazioni delle donne cattoliche nel mondo hanno messo nell’agenda delle priorità il problema del traffico di esseri umani  e stanno lavorando in questo campo per la presa di coscienza delle proprie realtà ecclesiali affinché  siano più  attente  per lo meno nella fase di prevenzione.

 

L’esperienza di riconciliazione nella comunità, partendo dall’esperienza femminile, è il segno, ha concluso la presidente dell’Umofcper meglio rispondere alla missione che si gioca sulla relazione con gli altri realmente fraternamente che risana invece dal male. «Una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, per  scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere e insieme aggrappandosi all’amore di Dio, sa aprirsi al cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono (EG 92)».

 

E questa riflessione si ritrova in alcuni interventi negli scenari di conflitti  interni e sociali in cui le donne dell’Umofc hanno giocato un ruolo fondamentale nella ricerca del dialogo e della riconciliazione. Per esempio in Argentina partecipano ai tavoli del dialogo promossi dalla Commissione Nazionale «Giustizia e Pace» della Conferenza Episcopale Argentina.  

Fonte

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