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Siria, donne stuprate dal regime di Assad

Violenze SiriaViolenze sessuali. Torture. Il dramma di 50 mila siriane. Che spesso scelgono il silenzio. Per vergogna. E paura. Prigioniere dei tabù della nazione in guerra. Due giornalisti spagnoli liberati dopo sei mesi.
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Frustate con cavi d’acciaio, topi nella vagina, manganelli elettrici nell’ano, mozziconi di sigaretta spenti addosso.
Sono solo alcuni dei metodi di tortura usati contro le donne siriane nel conflitto iniziato a marzo 2011.
Un recente rapporto della Rete euromediterranea dei diritti dell’uomo (leggi il pdf) ha documentato gli stupri subiti dalle donne in Siria nell’ambito di incursioni nei villaggi e nelle prigioni da parte delle forze fedeli al regime di Bashar al Assad.
Anche se la maggior parte delle donne si chiude spesso nel silenzio perché teme di essere ripudiata dalla propria famiglia, alcune sono riuscite a raccontare la loro terribile esperienza.

DALLE BOTTE ALL’ELETTROCHOC.
«Ho subito l’elettrochoc in bocca, sono svenuta e quando mi sono svegliata, tre uomini mi hanno stuprata ripetutamente», ha detto una vittima delle shabiha, le milizie civili filo-governative.
Un’altra giovane ragazza ha raccontato di essere stata «chiusa in una stanza, denudata e violentata con l’uso di manganelli elettrici», poi picchiata fino a quando non è più riuscita a camminare.

TRAUMI FISICI E PSICOLOGICI. 
Altre testimonianze hanno parlato invece di prodotti paralizzanti iniettati nelle cosce delle donne e pillole contraccettive distribuite in carcere per monitorare i giorni delle loro mestruazioni.
«Urla di disperazione, pianti, odore di sangue»: sono questi i ricordi che le sopravvissute si portano dentro per tutta la vita, subendo traumi fisici e psicologici irreparabili.

La violenza sessuale è un tabù della società siriana

  • Alcune donne disperate dopo un attacco dell’esercito alla loro casa (©GettyImages).

Lo stupro è tra i motivi di fuga dei siriani dal loro Paese (più di 9 milioni di sfollati in tre anni, oltre il 40% della popolazione, secondo le stime dell’Onu) perché si tratta di un tabù della società: al posto di essere accolte e curate, le vittime di violenze sessuali vengono ripudiate dalle loro famiglie o addirittura condannate a morte. I nuclei familiari vengono così disgregati e la paura dei delitti d’onore è sempre dietro l’angolo. Per questo molte donne scelgono la via del silenzio o scappano.

MANCANZA DI CURE ADEGUATE.
Nonostante esistano campi profughi e centri di assistenza nei Paesi vicini, per esempio in Giordania e in Iraq, spesso le donne incontrano difficoltà nell’accedere alle cure per mancanza di servizi adeguati o per l’impossibilità di viaggiare.

STUPRO COME ARMA DI GUERRA.
La violenza sessuale sembra così un’arma di guerra ben organizzata dal regime, come ha sostenuto il dirigente dell’opposizione siriana Burhan Ghalioun intervistato da Le Monde.
Ma Hillary Margolis, ricercatrice sui diritti umani in Siria di Human rights watch (Hrw), spiega a Lettera43.it che «non ci sono abbastanza prove del fatto che lo stupro sia usato in modo così sistematico», proprio a causa della «carenza di dati certi e della vergogna delle vittime che temono ritorsioni nelle loro comunità» e preferiscono nascondere i crimini subiti.

Alle donne stuprate vengono negati i diritti legali fondamentali

  • Una donna siriana fugge con i suoi due figli (©GettyImages).

Organizzazioni come Amnesty International, Hrw e International rescue committee hanno messo in evidenza la difficoltà di ottenere testimonianze dirette e dati accurati.
Il presidente della Lega siriana dei diritti umani, Abdel Karim Rihaoui, sostiene, però, che le donne stuprate nelle carceri di Assad dall’inizio della rivoluzione siano almeno 50 mila. A queste andrebbero aggiunte le vittime dei raid nei villaggi, dei rapimenti e tutti i casi non documentati.
Hrw ha denunciato che alle donne siriane torturate e detenute vengono anche negati avvocati e il diritto a un processo equo, in violazione delle leggi e degli standard internazionali.

SICUREZZA A RISCHIO.
Oltre all’assistenza legale mancata, le sopravvissute faticano ad accedere a servizi medici (per curarsi e prevenire malattie trasmissibili sessualmente) e al necessario supporto psicologico.  
«Le persone con cui ho parlato sono seriamente preoccupate per la loro sicurezza», racconta Margolis, «e temono di essere stigmatizzate ed espulse dalle loro famiglie e comunità».

COME NEI LAGER DI HITLER.
Randa, Lamya e Aida sono tra le poche che hanno deciso di parlare. I loro nomi e quelli sconosciuti di tutte le donne che hanno subito violenze sessuali in Siria ricordano così al mondo che tutto questo continua ad accadere, nonostante l’informazione oggi dia più spazio ad altri temi più attuali di politica estera. E sottolineano che, come diceva Primo Levi parlando dei lager nazisti, «questo è stato» e non va mai dimenticato.

Domenica, 30 Marzo 2014

http://www.lettera43.it/cronaca/siria-donne-stuprate-dal-regime-di-assad_43675125381.htm

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