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Alta tensione in Medio Oriente: nella notte caccia israeliani hanno colpito decine di obiettivi militari iraniani in Siria, in rappresaglia per 20 razzi sparati contro le linee dello Stato ebraico sulle Alture del Golan. Secondo l’esercito israeliano, si è trattato dell’attacco più massiccio da quando i due Paesi hanno firmato un’intesa dopo la Guerra del Kippur nel 1973: “Sono state colpite quasi tutte le infrastrutture iraniane in Siria”, ha annunciato il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman.

L’Iran nega: “Non siamo stati noi”

Israele ha accusato l’Iran, ed è la prima volta che punta il dito direttamente contro Teheran per un attacco contro il territorio israeliano. L’Iran ha smentito ogni coinvolgimento. Se fosse confermato, sarebbe la prima volta che i due Paesi acerrimi nemici si sono confrontati in maniera diretta e non attraverso una ‘guerra per procura’. I razzi non hanno fatto feriti tra i militari israeliani, ma le autorità dello Stato ebraico hanno accusato le forze iraniane al Quds e il comandante dei Guardiani della Rivoluzione: “L’attacco è stato ordinato e comandato da Qassem Soleimani e non ha raggiunto lo scopo”, ha affermato il portavoce militare, Jonathan Conricus, precisando che “l’esercito prende molto seriamente l’attacco iraniano contro Israele”. Damasco ha fatto sapere che “l’attacco israeliano segna una nuova fase della guerra in Siria”.

Gli obiettivi colpiti

Nel mirino dei caccia sono finiti una cinquantina di obiettivi logistici, d’intelligence, magazzini e veicoli insieme alla base da cui erano partiti i missili contro il Golan. Oltre a questi, è stato colpito anche il sistema difensivo siriano nei pressi di Damasco e nel sud del Paese. Secondo il ministero della Difesa russo, nell’operazione sono stati coinvolti “28 tra caccia F-15 e F-16 israeliani che hanno sparato 70 missili”. Israele ha affermato di aver avvertito Mosca prima di muoversi. Per l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sono morti almeno 23 combattenti, tra cui 5 soldati siriani e 18 miliziani di non meglio precisate forze alleate di Damasco. 

“Non vogliamo un’escalation ma siamo pronti”

Le autorità dello Stato ebraico hanno negato di volere un’escalation ma hanno sottolineato di essere pronte a rispondere duramente in caso di attacco. I jet hanno colpito “quasi tutte le infrastrutture iraniane in Siria”, ha annunciato il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, avvertendo l’Iran di “ricordarsi il detto: se piove su di noi, su di loro ci sarà la tempesta”. “Israele ha trasmesso un chiaro messaggio ai suoi nemici e all’Iran”, gli ha fatto eco il presidente della Knesset su Twitter, aggiungendo che “le regole del gioco sono cambiate”: “Non tollereremo alcuna minaccia per la sicurezza dei nostri cittadini e non accetteremo il trinceramento delle forze iraniane nemiche a breve distanza dalle nostre comunità di confine”. “Spero che abbiamo chiuso con questo episodio e tutti abbiano capito”, ha aggiunto Lieberman. A nome dell’esercito, Conricus ha assicurato che non c’è volonta’ di “un’escalation della situazione”.

Tuttavia, ha fatto sapere il portavoce dell’Idf, Ronen Manelis, Israele è “pronto per qualsiasi scenario” e rispondera’ duramente se attaccato. “Abbiamo colpito forte le infrastrutture iraniane che Teheran ha creato in oltre un anno in Siria. Tutti gli obiettivi sono stati distrutti”, ha precisato Manelis. Da Teheran, il vice responsabile del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniano, Abu al-Fadl Hassan al-Baiji ha negato qualsiasi responsabilità, sostenendo che “Teheran non ha nulla a che fare con i missili lanciati a Israele dalla Siria nella notte di mercoledi’”. 

Chi ha colpito per primo?

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha confermato che nella notte c’è stato uno attacco incrociato sulle Alture del Golan, ma non ha specificato chi sia stato a sparare dalla Siria, limitandosi a riferire che, “dopo un primo bombardamento israeliano sulla cittadina di Baath, decine di razzi sono stati sparati da Quneitra e dal sudovest della campagna adiacente a Damasco contro le Alture del Golan occupate”. Una versione sostenuta anche da un alto esponente militare del regime di Damasco che ha confermato il lancio dalla Siria di “oltre 50 missili aria-aria contro il Golan, ma ha sottolineato che è stato “Israele a iniziare ed estendere la sua aggressione”, bombardando per primo.

Parigi e Berlino invitano alla “moderazione”

Intanto si è attivata la comunità internazionale: il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lanciato un appello alla de-escalation e Mosca ha esortato entrambe le parti alla “moderazione”. Berlino, pur ritenendo cruciale evitare un’ulteriore escalation, ha parlato di una “provocazione seria” iraniana e condannando “con forza” il lancio di razzi sul Golan.

Già martedì, pochi minuti prima che il presidente americano Donald Trump annunciasse il ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare con l’Iran, Israele aveva evocato la possibilità di un attacco da parte delle forze di Teheran e per questo aveva riaperto i rifugi sulle Alture del Golan e messo le truppe in allerta. Pochi giorni prima, il premier Benjamin Netanyahu, aveva ribadito la sua determinazione a “bloccare l’aggressione dell’Iran contro di noi, anche se questo significasse uno scontro”. “Meglio prima che poi, non vogliamo un’escalation ma siamo pronti a qualsiasi scenario”, aveva aggiunto, ricordando che Israele non permetterà mai che Teheran insedi una sua presenza militare permanente in Siria.

I prodromi di uno scontro diretto?

“Ci si aspettava il peggio. Ed il peggio si sta avverando; i prodromi di un confronto militare diretto tra Israele ed Iran in territorio siriano”, scrive Il Sole 24 Ore, “durante il primo periodo della guerra civile in Siria, Israele aveva scelto il ruolo di spettatore neutrale, attento però a non farsi risucchiare dal pantano siriano ma pur sempre determinato a proteggere la sua sicurezza nazionale ogni qualvolta la ritenesse minacciata. La svolta, o l’inizio di una nuova e pericolosa fase, è avvenuta in febbraio. Quando un drone iraniano, rivelatosi armato di esplosivo (secondo la versione di Gerusalemme), è entrato nello spazio aereo di Israele. In questi giorni un nuovo e grave elemento di tensione rischia di aggravare la crisi. L’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, caldeggiata da Israele a meno che l’intesa non fosse stata modificata radicalmente, potrebbe far precipitare la situazione in Medio Oriente”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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