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Siriano suicida in cella, polemica in Germania

Berlino – Scoppia la polemica in Germania dopo il suicidio in cella del presunto terrorista siriano dell’Isis,  Jaber Albakr,  arrestato domenica con l’accusa di aver preparato un attentato a un aeroporto di Berlino. Il 22enne si è impiccato nel carcere di Lipsia, malgrado fosse sotto osservazione perché aveva minacciato di iniziare uno sciopero della fame a oltranza ed era ritenuto a rischio suicidio. “E’ uno scandalo della giustizia”, ha denunciato il difensore d’ufficio del siriano, Alexander Huebner, citato dal settimanale Focus, sottolinenando che tendenze suicide erano emerse perchè Albakr “aveva già rotto lampade e manipolato prese di corrente”. Critiche sono arrivati anche dall’opposizione tedesca che denuncia come si sia anche persa l’opportunità  di ottenere informazioni preziose su eventuali complici.

La Bild ha 

 La polizia penitenziaria tedesca ha respinto le critiche precisando che il detenuto siriano era “calmo e quieto” e “non c’erano indicazioni di problemi emotivi”. Una risposta alle rivelazioni della Bild, secondo la quale il giovane in cella non veniva monitorato continuamente, ma era controllato a intervalli di poco meno di un’ora. Secondo quanto riferito dal capo del servizio carcerario, Rolf Jacob, “non c’era un rischio imminente” di suicidio e comunque Albakr era sorvegliato in modo più stretto, più di una volta in un’ora.  Jacob ha riferito che nonostante il presunto terrorista avesse iniziato uno sciopero della fame, era stato a colloquio con uno “psicologo di grande esperienza”, il quale “non aveva ravvisato seri rischi di suicidio”. Tanto che lo stesso psicologo aveva suggerito di dilatare gli intervalli di sorveglianza da 15 a 30 minuti. 

Gli 007 tedeschi sospettano che Albakr, arrivato con l’ondata di profughi del febbraio 2015, stesse pianificando un attentato “delle dimensioni di quelli di Parigi e Bruxelles”. Il giovane era stato arrestato a Lipsia domenica mattina grazie dopo esser stato bloccato e denunciato da tre connazionali; negli interrogatori Albakr ha accusato i tre, considerati “eroi” dalla stampa tedesca, di essere suoi complici. 
 
Nell’appartamento del giovane siriano a Chemnitz, dove le forze speciali avevano fatto irruzione sabato scorso, era stato trovato un chilo e mezzo di Tatp, l’esplosivo usato per le stragi di Parigi e Bruxelles, e una cintura esplosiva pronta all’uso. (AGI)
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