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Smantellato il club mondiale di pedofili online

di Stefano Barricelli

Roma – Quarantacinquemila ‘affiliati’ in cinque continenti. Aveva dimensioni consistenti la community di pedofili, attiva nel web sommerso, smantellata dalla Polizia italiana in collaborazione con Fbi Usa e Polizia federale australiana. Impressionante il volume delle comunicazioni all’interno della comunità, che nell’arco degli ultimi tre anni ha visto 420 mila post organizzati in oltre 100 mila discussioni di tematiche pedofile: 400 mila i link utili al reperimento del materiale illegale. “‘Deep Connection’ – ha spiegato il direttore del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni, Roberto Di Legami – si lega ai filoni internazionali di indagine che nel 2014 avevano già portato, tra l’altro, alla scoperta di una vastissima organizzazione operante nel web e all’arresto del suo capo, il pedofilo australiano Shannon McCoole.

Ecco cos’è il Dark Net

Ma la ‘sezione’ italiana emersa a conclusione di due anni di lavoro sotto copertura dei nostri agenti si distingue, oltre che per il ricorso a tecniche di anonimizzazione estremamente sofisticate, per il rispetto rigoroso delle regole interne: il materiale fornito da ciascun affiliato doveva essere originale e rinnovato con cadenze mensili; le password dovevano essere cambiate periodicamente; le comunicazioni e la condivisione di file su forum privati erano tassativamente vietate. C’era anche un vero e proprio ‘disciplinare’, con ‘avanzamenti di grado’ per chi queste regole le rispettava e sanzioni, fino all’espulsione, per chi le violava”. 

 

 

Per il procuratore aggiunto Michele Prestipino, “siamo di fronte ad una sorta di passaggio epocale. Nei due anni di indagine questo fenomeno criminale ha vissuto un profondo cambiamento, da noi seguito in tutte le sue fasi: dalla concentrazione, sul web tradizionale, di soggetti in circuiti riservati ma accessibili agli investigatori (chat, forum, newsgroup, file sharing) alle reti Dark Net, nate per fini leciti di comunicazione, soprattutto militare, e usate, ad esempio, per organizzare il dissenso in Paesi carenti o del tutto privi di libertà democratiche. Purtroppo queste reti sono state usate sempre più spesso anche dai pedofili, che hanno adottato software sofisticatissimi di anonimizzazione“.

Deep Web e Dark Net, il bene e il male del web sommerso 

La trasformazione ha avuto conseguenze anche “sotto il profilo tecnico e giuridico – ha sottolineato Prestipino -: ad alcuni dei soggetti arrestati erano gia’ state contestate in passato singole condotte di scambio di materiale illegale, ora invece per la prima volta viene ipotizzata l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati di pedofilia e pedopornografia. E questo non solo per le tecniche usate ma anche per le forme assunte nel tempo dalla community, una struttura complessa e gerarchizzata, con un capo, un amministratore, dei quadri intermedi e veri e propri affiliati, ammessi solo dopo aver dato prova di serieta’ e, soprattutto, affidabilita’”. Le indagini culminate nei 7 arresti di oggi non si fermano qui: “sono stati raccolti nuovi elementi, ancora da valutare – ha concluso il procuratore – e soprattutto e’ stato sequestrato materiale, soprattutto informatico, di forte interesse investigativo”.

SETTE ARRESTI. IN MANETTE UN 50ENNE CHE AVREBBE ABUSATO DI BAMBINI TRA 4 E 8 ANNI 

La Polizia postale e delle comunicazioni ha arrestato 7 componenti di una importante comunità pedofila internazionale che operava attraverso le reti Dark Net. Contestato, per la prima volta in Italia, il reato di associazione per delinquere transnazionale finalizzata alla commissione di reati di pedofilia e pedopornografia. Le indagini, condotte per oltre tre anni dal Cnpco, il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma e supportate dallo European cybercrime center di Europol. Particolarmente attiva nell’inchiesta la collaborazione con l’Fbi statunitense e la Polizia australiana del Queensland. Numerose le tracce fornite dagli investigatori italiani ad Europol per l’identificazione di alcune decine di minori vittime di abuso sessuale e di adescamento.

E’ un commerciante di 50 anni, ritenuto responsabile di abusi sessuali su tre bimbi di età compresa tra i 4 e gli 8 anni, uno dei sette arrestati. L’uomo, secondo gli investigatori, grazie al suo ruolo di produttore di materiale pedo hard, aveva scalato i vertici della community virtuale di pedofili sulla rete Dark Net, fino a diventarne uno degli amministratori. In carcere sono finiti anche un impiegato 40enne, anche lui diventato produttore attraverso il sistematico adescamento on line di minori; un grafico di 44 anni; un imprenditore di 52 anni; un disoccupato di 28 anni; un altro impiegato di 43 anni; un militare Usa di 40 anni. (AGI) 

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