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Smontare tribune e palco di Divo Nerone al Palatino oggi è un problema di sicurezza

Non si sa entro quanto tempo e con quali costi ma una cosa è certa: il mega palco del Divo Nerone sparirà presto dal Colle Palatino. A prometterlo è Cristian Casella, il produttore del musical-flop “Divo Nerone – Opera Rock” sospeso a giugno dopo una decina di serate di messa in scena. Casella non si sottrae alle responsabilità: “Spetta alla Nero Divine Ventures smontare il palco”, spiega all’Ag. Casella ci tiene a precisare che se i lavori di “disallestimento” di quello che è stato soprannominato un “eco mostro” non sono ancora iniziati è perché mancano le condizioni fondamentali per lavorare in sicurezza. E forzare i tempi potrebbe portare a conseguenze gravi.

Lo stallo sulla sicurezza 

Per questo motivo è necessario “coinvolgere anche il ministero dei Beni Culturali, in modo che tutto sia fatto secondo le regole”. “E’ un piano dal punto di vista logistico, operativo ed economico abbastanza critico quindi va condiviso assolutamente con il ministero”, spiega. Poi: “Una volta che saremo sicuri che le operazioni potranno essere effettuate in tutta sicurezza potranno iniziare i lavori. Nessuno di noi ha voglia di assumersi responsabilità relative alla sicurezza di cantiere se, come accade oggi, non ci sono le condizioni necessarie”. E a quanto pare l’operazione sarebbe ancora in alto mare: “Mancano una ventina di persone che devono essere collocate, assunte e messe in condizioni contrattuali di lavorare. Manca un crono-programma e l’individuazione di un responsabile di cantiere“.

Cosa c’entra il Mibact

Ma perché coinvolgere il Mibact? “Le comunicazioni che ci vengono fatte coinvolgono direttamente la dirigenza del ministero e non solo la Soprintendenza speciale di ‘Roma archeologia belle Arti e paesaggio’. Ma non credo sia un’anomalia, né che ci siano sotto motivazioni politiche. Certamente anche la Soprintendenza si rende conto della delicatezza dell’area e per questo ha reindirizzato tutto al ministero”. Quanto al comune di Roma “non c’entra più nulla. Il Comune – anzi, il dipartimento tutela ambientale – ha fatto tutto quello che poteva fare per distruggere lo spettacolo“. 

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L’incognita dei costi (e dei tempi)

Senza un programma dettagliato è impossibile fare una stima della tempistica. E lo stesso vale per il valore dello smontaggio, sostiene Casella. “Un conto è liberare l’area in 10 giorni e un conto in 30. Ovviamente se si impiega il triplo delle persone il costo aumenta”. “Dieci, quindici giorni in più non cambiano la vita a nessuno – prosegue il produttore – Meglio fare le cose con raziocinio ma bene. Non dobbiamo semplicemente portare via delle fioriere. Con la fretta in questi casi si rischiano brutti incidenti. E’ una questione delicata sia per quanto riguarda la salvaguardia delle persone che lavorano per molte ore in quota, sia per la particolarità dell’area. Un lavoro fatto male può provocare gravi danni al sito”. Per Casella “la fase di smontaggio è la più difficile. Abbiamo alzato un aereo in volo e dobbiamo portarlo a terra; e se me lo consente aggiungerei che l’aereo non è in ottime condizioni”.

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Come mai non c’era già un programma di smontaggio?

Se Divo Nerone avesse infiammato Roma, come recitava la campagna promozionale, avrebbe riempito i 3000 posti a sedere fino al 10 settembre. Dopodiché, – questa era l’intenzione dei produttori – avrebbe abbandonato il Palatino per trasferirsi in qualche teatro per tutta la stagione invernale. Perché allora non era già stato previsto un progetto per la disintallazione del palco? “La data di chiusura era stata determinata a monte ma nel mese di luglio abbiamo chiesto una proroga e si stava ragionando sulla possibilità di concederla. Per questo non è stato fissato il termine”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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