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SnapChat e Skype non tutelano privacy, l'accusa di Amnesty

Roma – Snapchat e Microsoft, proprietaria di Skype, non adottano le protezioni minime in materia di privacy nei loro servizi di messaggistica istantanea, mettendo così a rischio i diritti umani degli utenti. La denuncia è di Amnesty International, che ha stilato una ‘classifica della privacy nei messaggi, che valuta in che modo le 11 aziende produttrici delle più popolari applicazioni di messaggistica usano la crittografia per proteggere la privacy e la libertà d’espressione. “Chi pensa che i servizi di messaggistica istantanea siano privati, si sbaglia di grosso – ha dichiarato Sherif Elsayed-Ali, direttore del programma Tecnologia e diritti umani di Amnesty International – le nostre comunicazioni sono sotto la costante minaccia della cyber-criminalità e dello spionaggio di stato. Sono soprattutto i giovani, i più inclini a condividere fotografie e informazioni personali su app come Snapchat, quelli più a rischio”. E ha denunciato: “Spetterebbe proprio alle aziende rispondere alle minacce assai conosciute nei confronti della privacy e della libertà d’espressione dei loro utenti, eppure molte perdono il confronto già a questo primo stadio. Milioni di persone stanno usando app di messaggistica che negano persino la minima protezione della privacy“.

L’azienda cinese Tencent si colloca all’ultimo posto della classifica (con zero punti su 100), risultando quella che fa di meno per proteggere la privacy nella messaggistica e anche quella meno trasparente. E’ seguita da Blackberry e Snapchat, rispettivamente con 20 e 26 punti. Nonostante il suo dichiarato forte impegno in favore dei diritti umani – rileva Amnesty – Microsoft si ferma a 40 punti a causa di un debole sistema di crittografia. Nessuna di queste quattro aziende inoltre mette a disposizione un servizio di crittografia end-to-end per le comunicazioni degli utenti. Anche Snapchat, l’azienda statunitense che ha oltre 100 milioni di utenti quotidiani, raggiunge un punteggio basso: “pur avendo dichiarato un forte impegno per la privacy, non protegge abbastanza quella dei suoi utenti”, si legge nel dossier Amnesty. “Non ha un sistema di crittografia end-to-end e non è trasparente nell’informare i suoi utenti sulle minacce ai loro diritti umani o sull’uso della crittografia”.

In testa alla classifica troviamo invece Facebook e Apple. Nessun’azienda garantisce una privacy impenetrabile ma Facebook – le cui applicazioni Messenger e WhatsApp raggiungono insieme due miliardi di utenti – ottiene il punteggio più alto, 73 su 100. Delle 11 aziende valutate, è quella che usa maggiormente la crittografia ed è la più trasparente. Tuttavia, nonostante preveda l’opzione della crittografia end-to-end nella modalità “conversazione segreta”, l’applicazione Messenger di Facebook utilizza una forma più blanda di crittografia, col risultato che Fb ha accesso a tutti i dati. WhatsApp prevede la crittografia end-to-end di default e spicca per la chiarezza delle informazioni sulla privacy fornite ai suoi utenti. Apple si colloca a 67 punti su 100: usa la crittografia end-to-end in tutte le comunicazioni delle sue app iMessage e Facetime ma “dovrebbe fare di più per informare gli utenti che i loro messaggi via sms sono meno sicuri di quelli inviati tramite iMessage e dovrebbe adottare un protocollo di crittografia più aperto per consentire complete verifiche indipendenti”.

La ‘classifica della privacy nei messaggi’ valuta le aziende su una scala di punteggio da 1 a 100 rispetto a cinque parametri: riconoscere le minacce online alla privacy e alla libertà d’espressione dei loro utenti; prevedere di default la crittografia end-to-end; informare sulle minacce ai diritti e sul livello di crittografia impiegato; rendere noti i dettagli sulle richieste ricevute dai governi di conoscere i dati degli utenti e su come esse hanno risposto; pubblicare informazioni tecniche sui sistemi di crittografia impiegati. .

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